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18 settembre 2018

Oderzo Motta

A PROCESSO IL 20 NOVEMBRE PER MINACCE DI MORTE

Il giovane brandì con una siringa una dottoressa del consultorio opitergino

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ODERZO - Sarà giudicato il 20 novembre in rito abbreviato W.C., il 29enne che armato di siringa il 5 luglio aggredì una dottoressa del consultorio di Oderzo, che riteneva responsabile della decisione dei giudici di togliergli il figlio.

Il giovane aveva minacciato e ferito ripetutamente una dottoressa del consultorio brandendo una siringa e dicendo che era infetta da Hiv.

Il pubblico ministero Francesca Torri ha chiesto per lui il rito immediato. Carretta sarà chiamato a rispondere per resistenza e violenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate e volontarie; nonchè di rapina aggravata.

Il giovane nel corso dell'aggressione aveva infatti, infilato la mano nella borsa del medico e si era indebitamente appropriato del portadocumenti. I due lo scorso anno avevano avuto un figlio che, vista la difficile situazione familiare, era stato affidato a una struttura protetta.

Una decisione che la coppia non ha mai accettato e della quale, evidentemente, ritiene responsabile la dottoressa.

Ma la cronaca giudiziaria mette in primo piano la storia di un altro opitergino, A.M., sposato, separato, padre di un figlio, il quale è stato condannato ad un anno di carcere dal giudice Mascolo.

L’uomo infatti non avrebbe versato i dovuti alimenti alla moglie, residente a Fratta, legale tutrice del figlio. La separazione è avvenuta il 14 febbraio 2005; nell'atto il Giudice aveva deliberato il pagamento di 150 euro mensili ed il pagamento delle spese, per il piccolo di 7 anni.

In 3 anni A.M. non ha mai versato un solo euro. La pena è sospesa a condizione che entro il prossimo 30 marzo paghi i 5 mila euro dovuti e i 741,03 euro di spese giudiziarie della parte civile. Per i danni materiali si procederà in sede civile.

 

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