18 novembre 2019

PROFUGHI NELLA MARCA

Tanti slogan e poche idee per affrontare la situazione

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Stefania De Bastiani

 

 

TREVISO - Era il 2011 quando, in Prefettura a Treviso, si iniziava a trattare il tema "profughi". Nessuna emergenza, ma qualche vertice era necessario per organizzare al meglio l'accoglienza delle persone che stavano raggiungendo la nostra provincia.

 

Zaia, a distanza di quattro anni, ha cambiato idea. Ora, dice basta.

Tutti (o quasi) erano disposti a fare la loro parte. Persino il presidente del Veneto Luca Zaia, che nel 2011, all'arrivo dei primi 700 migranti, ha dichiarato: "I profughi vanno accolti". Zaia, a distanza di quattro anni, ha cambiato idea. Ora, dice basta. Definisce l'arrivo dei migranti un'invasione e con lui sta la maggior parte dei sindaci del trevigiano.

 

Pure Manildo, a febbraio, ha detto: "Ora basta". Ma mentre gli amministratori alzano barriere di parole e rifiuti, ragazzi, donne e bambini africani e asiatici continuano a raggiungere la nostra regione. Scappano dalla guerra, dalla fame, dalle persecuzioni, attraversano il Mediterraneo in condizioni disumane. Coloro che sopravvivono al viaggio e ai soprusi, arrivano qui. In Italia, in Veneto, a Treviso. Dove vengono accolti da quelle poche strutture che si rendono disponibili a dare a queste persone un letto dove dormire.

 

Ma ciò che chiedono i profughi non è tanto il pane o il tetto quanto la possibilità di guadagnarselo da soli. Qui, o altrove. Ovunque.

 

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