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22 settembre 2018

Treviso

Profughi, Roffarè (Cisl):"Senza immigrati il Veneto sarebbe più povero"

In Veneto il Pil prodotto dagli stranieri nel 2015 è stato di 13,8 miliardi, pari al 10,4%

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TREVISO - “Sono tanti i luoghi comuni che contribuiscono ad allarmare le persone quando si parla dei profughi, come in queste ore a Treviso e nei giorni scorsi, vergognosamente, a Gorino, dove i cittadini hanno respinto con le barricate l'arrivo di 12 donne immigrate. Il rischio è che il fenomeno migratorio sia uno dei simboli più dirompenti e drammatici del travaglio irrisolto di questo secolo”. Queste le parole di Rudy Roffarè. segretario della Cisl Treviso Belluno con delega all’immigrazione, che sottolinea come senza stranieri l’Italia ed il Veneto sarebbero più poveri.

“In questi anni -spiega nel suo intervento Roffarè -a beneficiare dei flussi migratori sono stati proprio i Paesi occidentali che hanno visto crescere il Pil e la tenuta del welfare sociale. Secondo gli ultimi dati elaborati dal Centro Studi della Cisl, gli stranieri che lavorano in Italia hanno prodotto nel 2015 ben 127 miliardi di ricchezza, pari all'8,8% di tutta la ricchezza italiana. In Veneto il Pil prodotto è stato di 13,8 miliardi, pari al 10,4%. Questo vuol dire che senza immigrati il Veneto sarebbe più povero del 10%. Se gli attuali flussi migratori saranno confermati, nel 2030 in Italia il contributo degli stranieri al Pil aumenterà dal 9 al 15%. Anche nelle province di Treviso e Belluno i dati confermano questi trend e in alcuni casi la presenza degli immigrati ha evitato lo spopolamento di alcuni paesi di montagna”.

Per il segretario del sindacato c’è anche una forte differenza tra il fenomeno percepito e quello reale, con molte false convinzioni. “Si dice che l’immigrazione è in aumento drammatico, che l’asilo politico è la ragione prevalente per entrare in Europa, che la maggior parte dei migranti proviene da Africa e Medio Oriente ed è di sesso maschile e di religione musulmana. Al contrario, i dati attestano che l’immigrazione in Italia è stazionaria, che la maggior causa di entrata è il lavoro (circa 5 milioni di immigrati economici contro i 0,18 richiedenti asilo), e che la maggioranza di loro è europea, di sesso femminile e cristiana”. “Quando si parla di “invasione”, poi, va ricordato che l’86% dei rifugiati è accolto in Paesi del terzo mondo. L’Unione europea ne accoglie meno del 10%. Restringendo il campo, in Veneto, i profughi rappresentano lo 0,19% della popolazione”, sottolinea.

“Le domande che molte persone si pongono relativamente alla sicurezza, alla tenuta del welfare, all'integrazione e al lavoro sono legittime e sensate. Sono purtroppo spesso sbagliate le risposte, che usano il tema dell'immigrazione come capro espiatorio di tutti i problemi”.

Per Roffarè serve “una reale governance europea dell’asilo e dell’accoglienza, con l’introduzione di canali umanitari per evitare rischiosi viaggi via mare, rimborsi ai Paesi che accolgono e una seria politica di redistribuzione dei richiedenti asilo come misura intermedia”.

“La migrazione -conclude -continuerà a portare benefici al “Sistema Italia” specialmente per la tenuta del sistema di welfare (pensioni, sanità, scuola, infrastrutture e servizi). Il buonismo non c'entra: il fenomeno va governato, tutti devono rispettare le regole, sapendo trasformare in opportunità ciò che al momento appare come un problema”.

 

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