Prosecco: i rapporti tra DOC e DOCG

Le prospettive sul territorio e verso l'esportazione

CONEGLIANO - Lunedì scorso a Treviso il Prosecco è stato radiografato sotto molteplici sfaccettature. Per esaminare alcuni aspetti legati ai due consorzi più importanti, il DOC e il DOCG, ne abbiamo parlato con il produttore Ernesto Balbinot, titolare della cantina Le Manzane di S. Pietro di Feletto, azienda di dimensioni medie, secondo i criteri di valutazione del settore (produce circa un milione di bottiglie), che ha ricevuto, anche quest’anno, riconoscimenti nazionali ed internazionali ai Decanter World Wine Awards, alla Gilbert & Gaillard International Competition, al The WineHunter Award, dalla redazione di Merum e dal Gambero Rosso.

 

Secondo lei qual è la situazione attuale del Prosecco?

 

È un dato di fatto che il nome Prosecco è diventato un brand, un fenomeno di carattere internazionale, ma spesso non si fa alcuna distinzione tra Prosecco Docg e Prosecco Doc, oserei anche dire tra Prosecco Docg, Doc e spumante in genere, insomma tutto quello che frizza e spuma è Prosecco. Troviamo dei produttori di Prosecco Docg e Doc che sono radicati nel territorio e che con passione fanno il loro lavoro e altre situazioni che vedono il sistema Prosecco solo ed esclusivamente come business che finché dura … dura e poi si vedrà, ne consegue che in tutto questo calderone troviamo prodotti più o meno buoni con forbici di prezzo e qualità imbarazzanti che creano solo confusione e dubbi ai consumatori. Non vorrei che facessimo la fine di qualche altro vino blasonato italiano che, non solo ha perso il proprio appeal, ma gli stessi produttori che un tempo avevano la sicurezza di poterlo vendere, adesso sono quasi costretti a chiedere la cortesia di mantenere il proprio prodotto sul mercato, per cui il mio consiglio agli attori del sistema Prosecco è di rimanere con i piedi per terra.

 

Il cambiamento climatico è ormai un dato di fatto, non si può più parlare di fenomeni passeggeri... è un problema reale?

 

Sì, è un problema reale, anche perché ogni anno dobbiamo fare i conti con le avversità meteorologiche e i mutamenti bizzarri del tempo. Quest’anno abbiamo dovuto affrontare le gelate in primavera e poi le grandinate in estate che hanno determinato un calo della produzione. Inevitabile l’aumento dei prezzi che non sappiamo se il mercato riuscirà a recepire; una situazione che si sta verificando costantemente negli ultimi anni e che sta diventando un po’ antipatica per gli importatori e i consumatori finali. Non dimentichiamoci che non siamo i soli a produrre spumanti e che altre realtà stanno cercando, in tutti i modi, di farsi spazio in questo mercato globale.

 

Lei ha terreni sia nella zona Docg sia nella Doc...

 

Sì, ho terreni sia nella Doc sia nella Docg, però l’80 per cento è nella zona di Conegliano Valdobbiadene, mi sento un produttore della Docg». Docg e Doc sono realtà totalmente separate oppure c'è qualche forma di collaborazione? «Le due zone sono collegate tra di loro sicuramente per il nome Prosecco, in effetti quando cresce o cala il prezzo del prodotto dell’una inevitabilmente cresce o cala il prezzo del prodotto dell’altra. La collaborazione tra i due consorzi, a mio avviso, è ancora allo stato embrionale e ci sono dei campanilismi. I produttori della Docg sottolineano le difficoltà e la fatica di produrre il Prosecco in collina rispetto alla pianura per non parlare delle rese che sono completamente diverse: 180 quintali per ettaro nella Doc contro i 135 della Docg. Inoltre, a mio avviso, la denominazione Prosecco Doc non ha tenuto molto sotto controllo le superfici di piantumazione dello stesso, personalmente trovo che i prosecchi della Marca Trevigiana, dove il terreno è più vocato, siano sicuramente diversi da quelli della pianura e della zona litoranea». A livello di percentuali, quali sono i dati della Doc e Docg? «A livello mediatico la Doc ha una capacità superiore alla nostra in quanto la forza economica di 80 milioni di bottiglie della Docg non è la forza economica di 400 milioni di bottiglie della Doc. Hanno 5 volte il nostro potere di spingere anche sulla promozione.

 

Da 6 anni la cantina organizza un’iniziativa benefica...

 

Mi piace promuovere questo tipo di manifestazioni. La vendemmia solidale vede ogni anno protagonisti molti giovani e ragazzi, i miei familiari e il gruppo che collabora. Non ci costa fatica e lo facciamo volentieri. E’ utile per gli altri e rafforza il senso di appartenenza alla comunità». I beneficiari sono sempre gli stessi? «Cambiamo ogni anno, quest'anno i frutti della vendemmia andranno alla onlus Disabili No Limits di cui è presidente l’atleta paraolimpica Giusy Versace (in foto con Ernesto Balbinot). Il ricavato della vendemmia solidale servirà per donare protesi e ausili sportivi da destinare a persone con disabilità e in condizioni economiche svantaggiate.

 



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Pietro Panzarino - Vicedirettore

 

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