16 dicembre 2019

Treviso

Quando il cuore non regge la passione

Ogni anno nella Marca 16 sportivi muoiono per arresto cardiaco

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Quando il cuore non regge la passione

TREVISO - Ogni anno, a Treviso, 16 sportivi muoiono per arresto cardiaco. Numeri che fanno riflettere, e spingono a informare. Per prevenire. Il prossimo fine settimana vedrà Treviso coinvolta in una intensa due giorni dedicata alla Medicina dello Sport. Un momento di formazione e riflessione non solo per i sanitari ma anche per il grande popolo che fa imponenti i numeri dell’attività sportiva sia agonistica che amatoriale. “L’Atleta master e lo sport: quando il cuore non regge la passione” (venerdì 23) e “L’uso del defibrillatore nello sport: risvolti organizzativi e aspetti medico legali del decreto Balduzzi” (sabato 24), infatti, sono i temi delle giornate che si svolgeranno con inizio la mattina alle 8.30 all’Auditorium Appiani.

 

I dati del SUEM 118 Treviso Emergenza indicano come mediamente in provincia di Treviso si registrano in un anno 450 arresti cardiaci negli adulti (quasi 0,5 per 1000 della popolazione). Di questi, circa 16 sono correlabili ad attività sportiva in ambito master (età superiore ai 35/40 anni). Proprio in questa fascia di età la malattia coronarica è la prima causa di eventi cardiovascolari maggiori e, al verificarsi di questi ultimi, le possibilità di sopravvivenza sono inferiori al 10% se non vi sono immediati e tempestivi interventi dei presenti anche con l’uso del defibrillatore. Non deve stupire, quindi, l’attenzione in questo campo da parte di professionisti sanitari e operatori delle varie società sportive. Ai convegni trevigiani del prossimo weekend - che già si presentano di rilevanza nazionale – hanno presentato l’iscrizione 250 tra cardiologi e altri specialisti o personale sanitario per la giornata di venerdì e circa 400 congressisti a quella di sabato, in buona parte dirigenti e tecnici di società sportive.

 

“Dati internazionali ci dicono che dagli anni '70 ad oggi, gli atleti con più di 35 anni sono 1500 volte più numerosi. Non ci sono dati italiani precisi ma dal numero di maratone, granfondo e gare varie che negli ultimi anni si sono moltiplicate anche nel nostro territorio credo che il trend sia assolutamente sovrapponibile – sottolinea il dr. Patrizio Sarto, direttore dell’Unità Operativa Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico dell’Azienda Ulss 9 -. La nostra struttura è di riferimento per 9000 ragazzi agonisti sotto i 18 anni, stimiamo che ve ne siano almeno altrettanti fino agli 80. Poi, c’è da aggiungere tutto l’universo degli amatori e dello spontaneismo. Venerdì avremo l'occasione di confrontarci con i massimi esperti europei del settore e mettere a fuoco quali possono essere le strategie diagnostiche e terapeutiche per ridurre al minimo il rischio cardiovascolare e permettere a chi si sottopone ad una corretto screening, di partecipare a competizioni in sicurezza. Verrà anche messo in evidenza l'importante ruolo terapeutico dell'esercizio fisico, analizzando quale tipo di esercizio fisico deve essere consigliato a chi nella sua storia sportiva ha avuto diagnosticata una patologia cardiovascolare, permettendogli di fatto di continuare a praticare uno sforzo fisico ma in maniera controllata”.

 

Di grande rilevanza anche sociale la giornata di sabato dedicata al defibrillatore, pensata, oltre che per la formazione del personale sanitario, anche per sensibilizzare i dirigenti delle società sportive. “E’ l’unico ausilio che impiegato tempestivamente può permettere di salvare fino al 50% in più delle persone colpite da arresto cardiaco – precisa Sarto -. In Italia la tutela sanitaria delle attività sportive che è stata resa obbligatoria dall'82 ha reso possibile ridurre al minimo gli eventi mortali durante attività sportive agonistiche. Purtroppo, nonostante ciò, un evento così drammatico può ancora succedere. Nell'incontro del sabato, oltre ad analizzare le cause principali che possono portare a morte la popolazione agonistica e amatoriale e a sensibilizzare all'uso del defibrillatore semiautomatico, analizzeremo come utilizzare al meglio quei preziosi minuti che intercorrono tra l'arresto cardiaco e l'arrivo degli operatori del SUEM”.

 

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