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22 febbraio 2018

Quando la Lega rovina se stessa

Categoria: No profit e attivismo - Tags: lega, Bossi, Fini, boniver, manico, rocchetta, marin, Gentilini, salvini

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Mario Marangon | commenti |

Avevo promesso, o minacciato, che il rovinarsi con le proprie mani poteva essere declinato in cento modi diversi. E’ la cosa che peraltro nella mia vita mi è sempre riuscita meglio. Gentilini, «il Sceriffo» dichiara che non si riconosce più nella Lega di oggi. In realtà l’ex Sindaco di Treviso lo dice da anni, ma è convenienza di tutti non darne risalto. Come è stranoto che non esiste più una sinistra, ma è convenienza di tutti tacerlo. Lo tace la sinistra così si appropria di una tradizione culturale centenaria (escludo Platone e Fichte) che non ha. Lo tace la destra così ha un nemico da invocare sulle solite cose, uno «spettro» che mangia bambini adducendo come prove che durante gli anni di Renzi è crollata la natalità (è una fake news o no?).

 

Gentilini l’ho incontrato 10-20 anni fa a cena di amici ed ho avuto la sensazione molto netta che sia un uomo buono d’animo e che non crede a una parola di quello che dice sui Rom, gay e persone di colore. Era lì… e doveva farlo… Il suo linguaggio è quello delle gente, quello che le persone capiscono. L’ombra, le donne, il porfido da pestare alle 7 del mattino, la potatura degli alberi col caschetto di sicurezza, gli Alpini, i «schei», i trevigiani.

 

I teatrini bonaccioni con Atalmi ciascuno nella propria parte con ironia: un vetero comunista bolscevico assai poco convinto del comunismo e un leghista assai poco convinto di una «genetica superiore» dei veneti. Molto più convinto a difendere la «identità veneta» che «comprendere» la follia omicida di un ragazzo da camicia di forza.

 

La Lega dei primi anni con l’Ampolla del Po', «armata di manico… contro la Boniver… la bonazza…». La Lega della Bossi-Fini ad ampie maglie per far entrare tutti e quella di Rocchetta e la Marin.

 

Poi, a «snaturare» un’ipotesi costituzionale credibile e fondatissima come il Federalismo, e quindi a decretare la morte di fatto della Lega, arriva un ragazzo senza arte né parte che va nei campi Rom a provocare e poi a lagnarsi se gli martellano l’auto, oppure che gira di notte in angoli sconosciuti di Bolzano per filmare dei neri strafatti di roba che cantano -poco lontano un bar di «crucchi» strafatti di grappa che cantavano.

 

Alleanze movimentiste, e forse anche elettorali, con CasaPound e Forza Nuova, che una Meloni di buon senso allontana subito come «infezione interna» buona solo per prestare il fianco all’avversario e creare guai elettorali.

 

Bossi da 2-3 anni dice che la Lega è morta. Ha ragione. La Lega Nord non esiste più, ma un’altra formazione politica di cultura e obiettivi diversi ne ha raccolto impropriamente la bandiera.



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Benvenuti nella cucina di Roberto. Dove le larve di caimano prendono il posto delle verdure pastellate e i muffin vengono prodotti con farina di grilli. Perché dato che forse sarà questo il cibo del futuro, tanto vale iniziare a sperimentare. E gustare

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