06 dicembre 2019

Nord-Est

Referendum per l'autonomia del Veneto, le ragioni del "sì" per Simonetta Rubinato (Pd)

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Referendum per l'autonomia del Veneto, le ragioni del

Simonetta Rubinato (Pd) rappresenta una voce “fuori dal coro” nel centro sinistra: la deputata trevigiana ha infatti costituito il comitato “Veneto vivo per il sì all’autonomia”. Queste le ragioni che ha esposto rispondendo a OggiTreviso:

 

"Il voto di domenica 22 ottobre rappresenta un’occasione che non può essere sprecata, perché rischia di non esserci una seconda volta. Da sempre sono convinta che l’autonomia responsabile e il federalismo fiscale siano lo strumento per riformare lo Stato centrale: eliminando la causa degli sprechi, dell’assistenzialismo, delle clientele parassitarie, che vengono quantificati in oltre 30 miliardi di euro l’anno; riducendo le disuguaglianze tra i cittadini e rendendo più trasparente e da essi controllabile chi governa a ogni livello su come utilizza le risorse che i contribuenti versano al fisco.

 

Gli strumenti per farlo ci sono in Costituzione dal 2001, ma ad oggi, dopo oltre 15 anni, non sono stati ancora attuati. Per l’incapacità o la debolezza della classe di governo regionale, certo, ma anche per le formidabili resistenze degli apparati centrali e della politica nazionale. Anche per questo in Veneto ci sono 17 comuni che hanno già votato altrettanti referendum per passare nelle Regioni speciali confinanti.

 

Anche per questo la nostra regione è quella che ha contato più suicidi a causa della crisi economica, soprattutto tra gli imprenditori. Perché il Veneto che è, dopo la Lombardia, il secondo motore economico ed azionista fiscale del Paese, alla pari con l’Emilia-Romagna, da oltre vent’anni si trova in coda nella classifica, stilata annualmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanza, che misura le risorse spese per abitante dallo Stato nelle diverse Regioni.

 

In altre parole quello che riceviamo da Roma per i servizi ai cittadini è inversamente proporzionale a quello che versiamo al fisco statale. Il referendum concesso dalla Corte Costituzionale con una sentenza storica è uno straordinario assist nelle mani dei Veneti: solo il popolo può dare la spallata democratica (“La Spallata” è infatti il titolo del libro-intervista che a questo referendum ho dedicato) necessaria ad esigere dalla politica finalmente l’attuazione delle norme già esistenti in Costituzione, cioè un regionalismo a geometria variabile, con uno Stato meno invadente in regioni virtuose come la nostra e più efficiente al Sud.

 

Domenica 22 ottobre la parola passa ai cittadini. Tutto dipende da quanto sarà massiccia la partecipazione dei veneti. Se sarà - come spero - ampia e favorevole, nessun partito potrà intestarsela e tutti saranno invece responsabili di dare attuazione alla volontà popolare. Comincerà così un percorso costituente per un Veneto autonomo, di cui dovranno essere protagonisti oltre alla Regione i Comuni, le associazioni di categoria e dei lavoratori, il Terzo settore, ecc.

 

Potremo infatti attraverso un negoziato bilaterale con il Governo nazionale raggiungere un’intesa su molte materie importanti da gestire in autonomia e sulle risorse fiscali da trattenere per farlo, un po’ come accade oggi nelle regioni speciali confinanti. In merito ai vantaggi, si chiarirebbero prima di tutto le competenze legislative, amministrative e burocratiche, semplificando la vita a cittadini e imprese, che saprebbero poi a chi attribuire la responsabilità se le cose non funzionano (oggi invece c’è un continuo scaricabarile tra Stato e Regioni).

 

Poi sarebbero utilizzate in modo più efficiente le risorse per rispondere agli effettivi bisogni dei diversi territori del Veneto. Ma soprattutto ci sarebbe una spinta alla crescita: sia del reddito reale delle famiglie, sia del Pil regionale. Sotto il primo profilo, uno studio recente dell’Università di Bergamo ha dimostrato che, senza aumentare il debito pubblico, ma spostando il 10% della spesa pubblica verso gli Enti locali, si registra un aumento annuo del PIL procapite di +0,64%, ovvero un aumento di 570 euro l’anno del reddito di una famiglia media.

 

Sotto il secondo profilo, uno studio pubblicato da Unioncamere nel 2013 ha evidenziato che nel caso di applicazione dell’autonomia differenziata completa in Veneto si avrebbe uno spostamento di risorse di oltre 4 punti del Pil regionale, mentre la gestione a livello locale delle risorse avrebbe “un effetto volano sul Pil pro capite che potrebbe così crescere del 9,2%". E se il Veneto produce di più è un vantaggio per l’intero Paese.

 

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