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21 novembre 2017

Mogliano

Rischiano il posto, proteste dei sindacati

L'episodio, segnalato da alcune sigle sindacali, accade a Roddi, in provincia di Cuneo, nello stabilimento recentemente acquistato dalla trevigiana Came

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Came NordOvest

CASIER - La Came Italia, azienda di Dosson di Casier, leader nella produzione e vendita di portoni, cancelli, serrande automatiche e sistemi di sicurezza, ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per i 14 dipendenti del magazzino vendita di Roddi (Cuneo), acquisito da pochi mesi.

Lo hanno segnalato le organizzazioni sindacali Filcams Cgil e Fisascat Cisl in una nota (nell'allegato sotto). Le sigle esprimono fortissime preoccupazioni per la decisione azendale. «Tra i licenziati - si legge nella nota - lavoratori con forti disabilità e famiglie monoreddito che dipendono esclusivamente da questo stipendio».

La Simacame, precedente ragione sociale dell’attività, inizia l’attività a Roddi nel 1990 come rivendita concessionaria esclusivista per il nord ovest di prodotti e sistemi di sicurezza a marchio Came e altri marchi del settore.

A fine 2016 , dopo svariati passaggi societari, la Came Italia rileva l’intera attività di Roddi, personale compreso, il cui fatturato, in attivo, si attesta intorno a qualche milione di euro, di cui il 30/35% relativo ai prodotti riconducibili al gruppo Came.

I sindacati commentano: «Prima anomalia, la vecchia proprietà, nonostante la cessione, continua l’attività concorrenziale e parallela nel medesimo capannone e, nel corso dell’anno, riacquisisce nuovamente parte del personale, altamente qualificato, da Came Italia . Seconda anomalia, nello stesso periodo la Came Italia attribuisce vendite e relativi ricavi di Roddi, superiori ai 4000 euro, alla propria sede centrale con conseguenza di non raggiungere gli obiettivi e il fatturato previsti nel sito in oggetto. Di qui la decisione di chiudere il deposito vendite e licenziare il rimanente personale.

Terza anomalia, il precedente titolare, tuttora proprietario del capannone e ufficialmente concorrente di Came Italia, ha nei fatti dichiarato la disponibilità a riassumere parte dei 14 licenziati.

Ovviamente alle sue condizioni, inquadrati nelle nuove regole dettate dal“moderno” strumento per le assunzioni che è il jobs act. Ecco da dove nascono le nostre perplessità, non solo, come Organizzazioni sindacali non ci convincono neppure i 6.000 euro lordi a lavoratore che, oggi, a fronte dei licenziamenti, la Came Italia ha proposto.

Le nostre riserve sono state ampiamente esternate all’azienda durante l’incontro del 10 ottobre, senza ottenere, peraltro, risposte convincenti nè soddisfacenti. Seguiranno nuovi incontri, speriamo chiarificatori e risolutivi, ed iniziative sindacali atte a sensibilizzare i vertici aziendali».

 

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