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23 agosto 2017

Vittorio Veneto

Risolta la crisi dei migranti rimasti senza un tetto

Parrinello: "Grande mobilitazione della società civile vittoriese"

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VITTORIO VENETO - La situazione di 6 dei 7 ragazzi che erano rimasti letteralmente in mezzo alla strada, dopo aver perso il diritto alla prima accoglienza, si è risolta nel migliore dei modi. Hanno infatti trovato una sistemazione, grazie all’impegno delle associazioni e dei cittadini.

 

I sette ragazzi – una volta ottenuta (o rifiutata) la domanda di protezione – erano stati costretti ad abbandonare il Ceis ed il centro di accoglienza gestito dalla Caritas. “La crisi si è risolta – spiega Pier Lorenzo Parrinello, dell’associazione “12 ponti” - La società civile vittoriese è scesa in campo, e alcuni cittadini hanno voluto ospitare 3 di questi ragazzi”.

 

Un altro ragazzo è stato preso in carico dalla Caritas, uno dall’associazione di cui Parrinello è parte attiva ed un altro ancora ha deciso di lasciare il territorio per trasferirsi altrove. Solo uno dei ragazzi non ha ancora trovato una sistemazione, ma la situazione verrà presto risolta anche per lui. A complicare la situazione ci si erano messi anche gli errori del comune, che aveva sbagliato i nomi nelle carte d’identità, non facendoli coincidere con quelli presenti nel permesso di soggiorno.

 

Domenica 5 marzo l’associazione aveva dato il via ad una gara di solidarietà, facendo sentire la propria presenza con uno dei suoi mezzi parcheggiati proprio in piazza del Popolo. Ora la “12 ponti” attende risposte in merito alla creazione di uno Sprar.

 

A Treviso questo tipo di formula dell’accoglienza sta funzionando, come conferma Said Chaibi, delegato del comune trevigiano allo Sprar: “Questa metodologia sta dando al fenomeno un’organizzazione ed un governo.

 

A Treviso è stato dato un cambio di paradigma sul tema dell’accoglienza: abbiamo ragazzi che vanno a scuola, cosa che permetterà a loro di inserirsi nel mondo del lavoro. Le persone qui vengono seguite individualmente, con progetti autonomi”.

 

Anzi, secondo Chaibi quella dello Sprar rimane “l’unica via per un’accoglienza efficace. Non basta infatti dare dignità, bisogna offrire delle opportunità”.

 

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