19 ottobre 2019

Benessere

Salute: pompieri soccorritori 11 settembre più a rischio infarto, lo studio.

AdnKronos | commenti |

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Roma, 10 set. (AdnKronos Salute) - Sono passati 18 anni dall'attentato terroristico dell'11 settembre 2001, ma le sue conseguenze pesano ancora sulla salute di chi quel giorno era a Ground Zero. Se uno studio aveva già dimostrato che i pompieri intervenuti sul posto sono più esposti al rischio di cancro, una nuova ricerca parla di accresciuti rischi cardiovascolari: in particolare, i vigili del fuoco che hanno prestato soccorso alle vittime e ai feriti delle Torri Gemelle il giorno dell'attentato, e che hanno lavorato in quell'area nei mesi successivi inalando elevate quantità di polveri e tossine, hanno fino al 44% in più di rischio cardiovascolare.

Lo studio, pubblicato sul 'Jama Network Open', si basa sui dati sanitari di ben 9.796 pompieri di New York presenti nell'area del World Trade Center il giorno dell'attentato e nelle due settimane successive. I dati, raccolti tra il 2001 e il 2017, sono contenuti nel programma di sorveglianza medica del servizio antincendi della città di New York, come riferisce la Cnn. Il rischio - è emerso dallo studio - è risultato direttamente proporzionale al momento in cui i pompieri erano a Ground Zero. Ovvero "quelli più esposti, perché presenti la mattina dell'11 settembre, avevano il rischio più alto di malattie cardiovascolare rispetto a quelli che vi hanno lavorato nei giorni successivi", osserva David Prezant, capo dei servizi sanitari dei pompieri di NY e docente all'Albert Einstein College of Medicine, autore dello studio.

Nel dettaglio, il rischio cardiovascolare è risultato 16 anni dopo del 44% maggiore fra i vigili del fuoco mobilitati la mattina dell'attentato, e del 24% maggiore fra i pompieri accorsi nel pomeriggio dell'11 settembre. Ma anche il lavoro di rimozione delle macerie nei mesi successivi ha avuto consegue sulla salute cardiaca dei pompieri, che sei mesi dopo risultava aumentato del 30%. L'autore dello studio usa molta cautela nel decretare un nesso di causalità fra l'esposizioni alle polveri tossiche e il rischio di infarto, sostenendo la necessità di ulteriori studi comparativi.

 



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