12 dicembre 2019

Castelfranco

"Salvi Villa Emo dal privato": il sindaco scrive al ministro 

Appello di Cristina Andretta a Bonisioli

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villa emo fanzolo

VEDELAGOVilla Emo: il sindaco di Vedelago, Cristina Andretta, scrive al Ministro dei Beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli. La lettera contiene la richiesta di un supporto nell'azione che l'amministrazione comunale sta portando avanti affinché venga salvaguardata l'integrità e la fruibilità della villa da parte della comunità locale e non solo.

 

“Recentemente, sono apparse sugli organi di stampa locale notizie in base alle quali il Consiglio di Amministrazione della Banca Credito Cooperativo Trevigiano ha dato corso alla procedura per la cessione parziale ad un soggetto privato della proprietà di Villa Emo – scrive Andretta nella lettera al ministro -. Questa iniziativa potrebbe inevitabilmente compromettere il significato e la valenza di Villa Emo rispetto a quanto sin qui illustrato, privando la comunità locale di un elemento ritenuto da sempre indissolubile riguardo alla propria storia, alla propria cultura e alla propria identità.

La cessione di un bene quale Villa Emo ad un soggetto privato, privo di una qualsiasi vocazione pubblica e di responsabilità sociale, potrebbe comportare: una cesura profonda dei legami innati tra Villa Emo ed il suo territorio; la conseguente perdita di un pezzo fondamentale della propria storia identitaria; il venir meno della fruibilità pubblica del complesso architettonico e dell’area circostante, da parte dei cittadini, delle Associazioni e la collaborazione ad oggi esistente fra l’Amministrazione e la Fondazione Villa Emo per eventi tradizionali e culturali del territorio. Senza considerare la perdita delle migliaia di turisti e appassionati che nel corso dell'anno vengono a visitarla con l'indotto, anche economico, che questo ne consegue”. 

 

“Un altro aspetto delicato è anche la cessione, parziale e/o frazionata di Villa Emo con cui gli annessi rustici, posti ad ovest del corpo principale, ristrutturati ad uso uffici e centro direzionale della banca, verrebbero “staccati” dalla villa padronale con il giardino e dal borgo in quanto questo comporterebbe l’inevitabile venir meno dell’unitarietà del complesso architettonico che la rende un unicum nel panorama architettonico occidentale – continua la lettera -. Per le stesse ragioni, Le ricordo che quando nel 2004 Villa Emo fu acquistata dalla banca di Credito Cooperativo tutti noi facemmo un sospiro di sollievo in quanto una banca del territorio per noi non rappresentava solo un ente privato ma rappresentava anche il territorio e quindi una garanzia per la fruibilità da parte della comunità.

Pertanto le preoccupazioni di oggi - espresse dai cittadini, dai soci, imprenditori e portatori di interesse di varia natura anche attraverso una raccolta firme che è già arrivata a quota 1240 - penso siano legittime e per questo si uniscono anche quelle dell’Amministrazione comunale da me guidata. Se è pur vero che si tratta di una scelta di un privato, va anche ricordato che l'oggetto in vendita non può essere considerato solamente 'privato': Villa Emo è Patrimonio dell'umanità, è patrimonio italiano ed è anche patrimonio vedelaghese e non intendiamo aspettare che la vendita si perfezioni e sperare che il “buon” compratore pensi anche al pubblico”.

 

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