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25 settembre 2018

Cronaca

Scandalo Facebook e "fuga" dei dati personali: di chi è la colpa?

Alberto Prior | commenti |

Abbiamo imparato in queste settimane come i dati siano i beni maggiormente barattati all’interno della nuova economia digitale. Anni fa alcuni avevano creduto alla possibilità di costruire un modello di business sulla gestione del patrimonio informativo globale, posando i primi mattoni per un sistema complesso volto ad un controllo totalizzante dei dati, tramite le piattaforme sociali.

 

Oggi invece ci svegliamo scoprendo che i pionieri di allora sono diventati i grandi Player del nuovo mercato e con loro abbiamo aperto (almeno si spera) gli occhi ad una realtà rimasta nascosta per molto tempo, che ha insegnato al grande pubblico, il significato di termini come “Big Data”. Non mi stancherò mai di dire come l’utente finale abbia avuto un ruolo importante all’interno dello scandalo che ha travolto Facebook Inc, ma altri complici con altrettanta responsabilità si celano tra gli ingranaggi di questo complesso meccanismo: i nostri governi.

 

Di fatto le istituzioni governative si sono sempre dimostrate lente ad accorgersi dei cambiamenti che le Digital Company hanno portano in maniera esplosiva all’interno della società, mancando di conseguenza di necessarie prese di posizione puntuali e questo per due motivi: il primo dovuto all’incompetenza culturale, di chi doveva regolamentare i meccanismi alla base dei modelli e servizi sempre nuovi, il secondo è ovviamente l’inerzia e la complessità della macchina burocratica cha avrebbe avuto il compito di ufficializzare le direttive.

 

Di riflesso abbiamo visto come poi le autority siano arrivate tardi, quando il danno era ormai fatto, rincorrendo e promuovendo a posteriori regolamentazioni giuridiche già obsolete sul nascere, il tutto poi concretizzato da soluzioni inefficienti, posticce e spesso goffe. La risultante è che paradossalmente dalla nascita della ormai defunta New Economy, abbiamo assistito in maniera passiva ad un ribaltamento dei ruoli, che ha portato le Digital Company a dettare ad oggi le nuove regole socio-culturali e alla definizione di normative “dedicate”, abbattendo inconfutabilmente i confini di stato e mettendo spesso in crisi i governi che ora scendono a patti o peggio ancora sfruttano come abbiamo visto, gli aspetti opportunistici di queste logiche.

 

E’ questa la distorsione celata dietro la parola “Privacy”, escamotage per uscire in maniera pulita dalla tendenza di questo ribaltamento. Anche se ora l’Europa garantisce di irrobustire il modello di gestione delle informazioni con la nuova versione della normativa che andrà vigore il prossimo 25 Maggio, fino adesso questo termine altosonante, sponsorizzato con grande onore dal nostri governi, ci ha dato solo l’illusione che potessimo salvaguardare la nostra riservatezza, sparandoci fumo negli occhi e disorientandoci rispetto alla verità dei fatti.

 

La cosa paradossale che dovrebbe far riflettere, è che eravamo capaci di discutere animatamente con uno straniero in spiaggia, se questo scattando una foto involontariamente ci avesse colto sullo sfondo, con la stessa facilità con qui divulgavamo volontariamente pillole del nostro quotidiano nelle reti sociali fidandoci solo per aver premuto all’atto della sottoscrizione il tasto: “Accetta le condizioni”.

 

La verità però è che continuiamo ad assistere in maniera spesso passiva alla sempre più costate ascesa della tecnologia nei più diversi ambiti della vita di ogni giorno, restando a guardare dall’altro ciglio della strada le istituzioni rincorrere i visionari che mettendo sui binari un idea, in poco tempo fanno deflagrare come una bomba, pezzi di una società vecchia, ridisegnando e globalizzando nuove dinamiche socio-culturali.

 

Non ci accorgiamo che le nuove generazioni sono sempre meno interessate alle questioni politico- sociali e parallelamente sempre più scollate dal mondo reale, partecipando al contrario all’affermazione di una società trasversale che potremo definire con il termine “Digital Democracy” (anche se apparente), che accelera però inevitabilmente il processo di invecchiamento delle istituzioni “reali”.

 

Per concludere, posso affermare che saremo degli ingenui nel non comprendere il disegno nascosto tra i piani industriali delle Digital Company e ancora come le istituzioni governative dipenderanno sempre più da loro. A me piace fantasticare e quindi se qualcuno mi ponesse una semplice ma chiara domanda, come per esempio: Cosa potrebbe succedere se per una legge speciale ma “dovuta” una società come Google avesse la possibilità di investire i propri capitali al risanamento degli ammanchi nelle casse pubbliche di un paese disastrato? Potrei rispondere con la stessa semplicità, ovvero che ciò darebbe il via ad una partita di Risiko tra le varie Digital Company, per poi tornare infine tutti al 1984.

 



Alberto Prior

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