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24 maggio 2018

Politica

Scontro Pd-5 Stelle sugli impresentabili

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E' scontro sugli 'impresentabili'. Quando manca un mese esatto al voto del 4 marzo, va in scena il 'duello' tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi sui candidati. Oggi da Carbonia il leader del Movimento 5 Stelle ha detto a chiare lettere che "gli impresentabili dei partiti devono sparire dalle liste" ed ha puntato il dito contro quelli presenti nelle liste delle altre forze politiche.

 

Sul Blog delle Stelle il candidato premier ha pubblicato l'elenco delle candidature ritenute inopportune: per quanto riguarda il Pd si va da Franco Alfieri, "il 'signore delle fritture' elogiato dal governatore campano - attacca il capo politico M5S - perché 'sa fare le clientele come Cristo comanda', già condannato in appello a restituire 40.000 euro al Comune di Agropoli e imputato per omissione in atti d'ufficio e sottrazione di beni alla loro destinazione" a Luca Lotti, "indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio nel caso Consip", passando per "De Luca junior, candidato ovviamente a Salerno, nel 'feudo' del padre" e "imputato di bancarotta fraudolenta per il crac della società immobiliare 'Ifil'".

 

Tra gli esponenti del centrodestra Di Maio mette all'indice Luigi Cesaro "detto 'Giggino 'a purpetta', indagato per voto di scambio in riferimento alle ultime elezioni regionali e per minacce a pubblico ufficiale aggravato dalla finalità mafiosa: avrebbe fatto pressioni - scrive l'esponente M5S - su una funzionaria del comune di Marano, che si occupava dei controlli su opere costruite dall'impresa di Aniello e Raffaele Cesaro, suoi fratelli".

 

Nella lista degli 'impresentabili' spuntano anche i nomi di Umberto Bossi, "condannato a 2 anni e 3 mesi per aver usato i soldi del partito, quindi 'provenienti dalle casse dello Stato' a fini privati" e di Roberto Formigoni, "condannato per corruzione a sei anni e imputato in altri processi: è candidato al Senato come capolista nella formazione del centrodestra 'Noi con l'Italia' in Lombardia", conclude Di Maio.

 

La replica "punto punto" di Renzi non si è fatta attendere. "Chi in Lazio vota per il Movimento Cinque Stelle vota uno scroccone, amico del clan Spada. Punto. Qualcuno può smentire? No, nessuno" replica su Facebook il segretario Pd citando il caso Dessì.

 

"Quando il 'capo politico' del Movimento 5 Stelle, Di Maio, è in difficoltà fa sempre la stessa cosa: attacca me e il Pd - incalza il segretario - E sempre con la solita mossa: il ritornello dei candidati impresentabili. Scarsa fantasia. Però stavolta rispondiamo, punto punto. Perché le bugie hanno le gambe corte".

 

"La storia è semplice: chi in Lazio vota per il Movimento Cinque Stelle si assume la responsabilità di far eleggere al Senato tal Emanuele Dessì, un grillino storico che trovate sul palco con Beppe Grillo e in foto guancia a guancia con i leader 5Stelle. Questo signore - sottolinea Renzi - è molto vicino agli Spada, di Ostia (ricordate la testata di Spada che spaccò il naso al giornalista Piervincenzi a novembre?) ed è coinvolto in quella che i grillini chiamano 'scroccopoli', vale a dire il problema delle case pubbliche pagate poco, 7 euro al mese".

 

"Prima lo hanno messo in lista, poi quando sono stati 'sgamati', hanno provato in tutti i modi a nascondere Dessì ma senza riuscirci. Allora gli hanno fatto firmare un impegno alle dimissioni da un notaio facendo finta di non sapere che un atto del genere non conta nulla ai fini del diritto parlamentare. Hanno cercato quindi di cambiare argomento, invano. Alla fine la sostanza resta quella: chi in Lazio vota per il Movimento Cinque Stelle vota uno scroccone, amico del clan Spada. Punto. Qualcuno può smentire? No, nessuno", dice a chiare lettere.

 

"Caro Di Maio - scrive Renzi - quello che ancora non hai capito è che un avviso di garanzia non è una condanna".

 

Di Maio "dice: anche il centrosinistra è pieno di impresentabili. E -scrive Renzi - fa l'elenco di qualche nostro candidato che ha ricevuto avvisi di garanzia. Noi di solito facciamo finta di niente e non replichiamo a queste bassezze. Oggi non più. Caro Di Maio, quello che ancora non hai capito è che un avviso di garanzia non è una condanna. Non si diventa 'impresentabili' per un avviso di garanzia o per essere indagati. Perché altrimenti per voi sarebbe un dramma. Perché tu, caro Di Maio, sei stato indagato. Perché il sindaco di Torino Chiara Appendino è indagata per omicidio colposo e falso. Perché il sindaco di Livorno Filippo Nogarin è indagato per omicidio colposo. Perché il sindaco di Roma Virginia Raggi non è solo indagata, ma direttamente a processo per falso. E perché da Bagheria alla Sardegna sono numerosi i sindaci a cinque stelle indagati", ricorda il segretario del Pd.

 

"Attenzione: qui c'è la differenza di stile tra noi e loro. Per noi - rimarca ancora Renzi - non sono impresentabili, noi non li giudichiamo colpevoli. Anzi: ci auguriamo che siano innocenti. Non speriamo nella loro condanna, ma facciamo il tifo per la loro innocenza, perché noi non siamo come Di Maio, che è garantista il lunedì con i suoi amici e giustizialista con gli avversari il martedì. Impresentabile, però, rimane Dessì, per le sue amicizie. Anche se non ha avvisi di garanzia. Talmente impresentabile che se ne vergognano anche i Cinque Stelle. Ok, è chiaro: Dessì vi mette in imbarazzo. E siamo pronti a non parlarne se questo vi fa stare più tranquilli. Possiamo fare politica, adesso?".

 

"Di Maio è un aspirante leader politico che vorrebbe confrontarsi con Trump e con Putin e che non trova ancora il coraggio di fare un dibattito con me o con Salvini - rimarca ancora il leader Pd - Caro Di Maio, lascia stare le liste di presunti impresentabili: presentati tu, a un dibattito tv, se trovi il coraggio di non fuggire come hai fatto fino ad oggi".

 

"Con i Cinque Stelle vorremmo discutere di vaccini, di come creare lavoro altroché reddito di cittadinanza e assistenzialismo, di Europa, di grandi eventi come l'Expo, di Venezuela e di periferie. Vorremmo un dibattito politico alto. Caro Di Maio, quando avrete finito con il fango, ci troverete qui, al solito posto. Perché noi non scappiamo, noi", conclude il segretario del Pd.

 

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