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22 settembre 2017

Politica

La scuola è morta

Lugete. Scuola morta est. Scuola crocedelizia dei puelli.

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L’autunno della ripresa-si-fa-per-dire si presenta come una bella purga post-vacanze: aumento di luce, gas, ecc., proposta di pensionare i giovani con 650 euro (mio padre prende il doppio e paga stretto stretto le bollette), maltempo (ma il governo forse non c’entra). La purga che fa più effetto coinvolge però un’istituzione che ci è (o ci è stata) vicinissima: la scuola. Con l’attuazione del decreto legislativo 62 della legge 107 (quello della ‘Buona scuola’): gli studenti di elementari e medie verranno tutti promossi per legge.

Per bocciare anche un solo ragazzino, tutti i docenti tutti dovranno essere d’accordo. Ma metti che il prof di educazione fisica, o di religione, o di storia la pensi diversamente da tutti i suoi colleghi, ecco che la promozione scatta lo stesso. Ope legis, per legge.

Dall’anno scolastico 2017/18 (segnatevi questa data) tutti i ragazzini italiani prenderanno dunque il diploma necessario per caracollare alle superiori (dove il decreto entrerà in vigore il prossimo anno). Senza fatica. Frequentando al limite un corso di recupero, se il caracollo è un barcollio troppo evidente.

La ragione di questa norma? Sulla carta sta nella necessità di ‘combattere la dispersione scolastica’. Promuovendo tutti a priori si scoraggiano i ragazzini a sbattere la porta dell’aula, e andarsene. Bah. E’ un po’ come se per combattere la ‘piaga’ dei furti in appartamento, per legge si vietasse di chiudere la porta di casa propria a chiave. Magari la similitudine è infelice, ma l’occasione suscita questo stato d’animo.

Dunque, se non riuscite a piangere, perché avete già esaurito le lacrime a disposizione, concedetevi un minuto di silenzio.

La morte della scuola merita un commiato adeguato.

Queste righe - come insegnante di scuola pubblica - non le posso nemmeno firmare: la Corte di Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con sentenza n. 24989 del 6 novembre 2013, che contempera il bene della libertà di parola, costituzionalmente garantito, con i doveri di fedeltà e correttezza che gravano sul lavoratore in ragione del suo rapporto d’impiego, prevede il licenziamento per giusta causa dell’insegnante che, al cospetto dei genitori, critica aspramente la scuola.

Perciò se dovessi essere sanzionato, o licenziato alle soglie della pensione, vi aggiornerò.
Il fatto è che - questa l’argomentazione a mia difesa - io non critico aspramente la scuola, ma la ‘buona scuola’. Io credo fermamente nella scuola come istituzione. Certo, nella sua rincorsa all’aggiornamento, resta sempre indietro: mentre ora, per esempio, organizza corsi di didattica 2.0, le aziende sono già passate allo step del 4.0. Ma poco importa. Io credo che la scuola sia una palestra di conoscenza e formazione e relazione indispensabile. Credo sia un trampolino che - sul piano teorico - dà la spinta necessaria a tuffarsi nel futuro. Credo nel valore della scuola. E penso che sia ora di compiangerla. Con commozione.

Anche se. Anche se "vorrei sapere a che cosa le è servito ‘vivere, amare, soffrire, spendere tutti i suoi giorni passati’ se così presto ha dovuto perire".
 

 

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