26 agosto 2019

Cronaca

Sea Watch rifiuta di portare naufraghi e bambini nell'inferno della Libia. Salvini: "Se non lo fanno, ne risponderanno"

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La nave Sea Watch che ha salvato 53 persone in mare, tra cui donne e bambini, si rifiuta di portarli in Libia, paese in guerra dove i migranti vengono chiusi in campi di concentramento, torturati fino alla morte.

Ma il ministro dell'Interno Matteo Salvini annuncia che prenderà provvedimenti, se la nave non riporta questa persone in Libia: "La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco". E ancora: "SeaWatch non vuole portarli in Libia? Allora spieghi perché ha chiesto a Tripoli un porto sicuro. E perché, dopo la risposta positiva, ha atteso per ore davanti alla costa africana. Aveva il via libera allo sbarco, l’atteggiamento della SeaWatch sembra un vero e proprio sequestro di persona per motivi politici. Polemizza col Viminale sulla pelle degli immigrati".

 

Ma la ong spiega le sue ragioni in tweet: "SeaWatch non sbarcherà i naufraghi in Libia. Tripoli non è un porto sicuro. Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare, è un crimine. È vergognoso che l'Italia promuova queste atrocità e che i governi Ue ne siano complici".

 

SEA WATCH QUERELA SALVINI - Prima ancora che venisse assegnato ufficialmente Tripoli come porto per lo sbarco dei 53 migranti soccorsi da Sea Watch 3, i legali della Ong, Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, hanno annunciato una querela per diffamazione nei confronti di Salvini. "A seguito del soccorso di 53 naufraghi da parte della Sea-Watch 3, il Ministro Salvini ha rilasciato, ancora una volta, innumerevoli dichiarazioni diffamatorie a mezzo stampa insultando la Ong e l’operato della sua nave; operato che si sostanzia, sempre, in legittima attività di soccorso e salvataggio. Occorre precisare che le autorità libiche non hanno dato alcuna indicazione alla nave della Ong da noi rappresentata la quale ha rispettato la vigente normativa internazionale che, come oramai noto, vieta il trasbordo e lo sbarco in territorio libico", hanno spiegato i due legali in una nota.

 

Il ministro, hanno aggiunto gli avvocati, "sa bene che fare rientrare chi fugge da guerre, violenze e soprusi in un paese che non è qualificato come 'Porto Sicuro', in costante guerra civile, costituisce una gravissima violazione dei diritti umani, del diritto del mare e del diritto dei rifugiati". "Utilizzare l’importante ruolo istituzionale di capo del Viminale, in assenza di elementi oggettivi a supporto delle proprie asserzioni - hanno precisato Gamberini e Marino -, costituisce violazione delle proprie competenze e lascia, peraltro, perplessi sull'attenzione e le energie che il ministro ripone sull'attività svolta dalle Ong che oggi ha soccorso solamente 53 naufraghi quando, ricordiamo, ogni giorno arrivano decine e decine di persone a bordo di barche fantasma nonché, come nelle ultime settimane, di navi militari e mercantili. Inoltre, l'esito delle indagini rivolte sull'operato delle Ong smentisce categoricamente il ministro dell’Interno. Pertanto, in qualità di difensori della Ong Sea-Watch, i sottoscritti annunciano una querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini".

 

"Gli abusivi della Ong mi querelano??? Uuuhh, che paura. Per gli scafisti e i loro complici, i porti italiani sono e rimangono chiusi", la risposta sui social del ministro dell'Interno all'annuncio della Ong.

 

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