14 ottobre 2019

Ambiente

Sei anni di Tartalife, dal 30 al 100% di catture evitate.

AdnKronos | commenti |

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Roma, 20 set. (AdnKronos) - Sistemi di pesca selettivi come ami circolari, dissuasori luminosi o reti speciali: sono le azioni messe in campo dal progetto europeo TartaLife per evitare le catture accidentali di tartarughe marine che solo nel nostro Paese si stima possano riguardare fino a 40mila esemplari della specie Caretta caretta con possibili conseguenze letali per 10mila di loro.

Dopo sei anni di lavoro di ricerca, sensibilizzazione e formazione del progetto europeo TartaLife Life+ arrivano dunque segnali incoraggianti: le pratiche messe in atto per ridurre la mortalità delle tartarughe marine durante le attività di pesca professionale, documentano significative riduzioni di catture e di mortalità di questa specie.

In particolare grazie al coinvolgimento diretto dei pescatori sono stati sperimentati dei sistemi di pesca selettivi come ami circolari, dissuasori luminosi o reti speciali che hanno portato a un calo delle catture accidentali che va dal 30 fino al 100%.

"Considerando la complessità della problematica che abbiamo dovuto affrontare - spiega Alessandro Lucchetti del Cnr-Irbim - i pescatori sono stati i veri protagonisti del progetto e da un’iniziale diffidenza si è passati ad una fattiva collaborazione. I pescatori ora sanno che cosa fare e come aumentare le probabilità di sopravvivenza delle tartarughe catturate accidentalmente o addirittura non catturarle affatto. Le soluzioni sperimentate, e si partiva da conoscenze molto limitate, sono state molto efficaci, tanto che molti pescatori stanno collaborando in maniera volontaria. Dopo sei anni possiamo dire di aver pescatori più consapevoli, responsabili e collaborativi e questo è senza dubbio il risultato più confortante, anche se tanto resta da fare e tanto continueremo a fare".

L’altra area di intervento del progetto TartaLife ha riguardato il potenziamento dei centri di raccolta delle tartarughe marine. Grazie al progetto europeo, cofinanziato dalla Regione Marche, sono complessivamente 18 le strutture che a vario titolo fanno parte della rete TartaLife, dai nuovi presidi di primo soccorso ai punti di raccolta e monitoraggio.

Dall'inizio del progetto sono state recuperate oltre 1500 tartarughe: curate e rimesse in libertà dopo aver subito traumi o incidenti di vario tipo, come ami, ingestione di plastica che può provocare blocchi intestinali, soffocamento e problemi di galleggiamento, imbrigliamento in corpi estranei che ostacolano il movimento, come reti abbandonate, lenze, sacchi di plastica,ecc..., e traumi da collisioni con imbarcazioni.

 



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