12 novembre 2019

Treviso

Settimane sociali, Tomasi: "I cristiani nel rapporto con il mondo traggano le conseguenze del rapporto con Gesù"

Questa sera ultimo incontro della kermesse sull'ecologia integrale

Davide Bellacicco | commenti |

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settimana sociale 19

TREVISO - «Il fatto che la Chiesa voglia dire qualcosa al mondo sulla storia e sul modo di essere umani nel nostro tempo non è un’invenzione peregrina, un inseguire una moda. La questione ecologica non è qualcosa di opzionale, di profano. L’enciclica Laudato Sì dice che siamo chiamati a una “conversione ecologica”: i cristiani nel rapporto con il mondo devono trarre le conseguenze del rapporto con Gesù, con la fede». Il nuovo vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi ha aperto così, ieri sera, nell’auditorium del Seminario diocesano, la terza serata delle Settimane sociali dei cattolici trevigiani. La rassegna, nata nel 1987 su iniziativa dell’Azione Cattolica trevigiana e del settimanale diocesano Vita del Popolo, oggi coinvolge anche il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, l’Ufficio diocesano di Pastorale Sociale e del Lavoro e l’associazione culturale Partecipare il presente” che curerà parte dell’ultima sessione, questa sera, ore 20.45. Tema di quest’anno, Ecologia integrale: necessità e virtù.

 

L’enciclica di Papa Francesco ha generato, e genera tuttora, ampi dibattiti e valutazioni discordanti nella politica internazionale, con le voci meno concordi alla linea espressa che hanno richiamato la Chiesa, come già su altri temi come la gestione dei flussi migratori, a non offrire contributi di pensiero su questioni che esulino dalla fede cristiana. Alla citata risposta di mons. Tomasi a queste argomentazioni si è associata anche Cecilia Dall’Oglio, coordinatrice del Global Catholic Climate Movement per l’Italia e l’Europa, la quale ha posto l’accento sulla presunta rottura dell’enciclica con le posizioni cattoliche espresse in passato: «Ciò che manca non è la continuità dottrinale che è totale con il magistero di Paolo VI, Giovanni Paolo II ed altri che li hanno preceduti, ma la ricezione sociale dei documenti. Se in oltre cinquant’anni avessimo recepito la "Populorum Progressio", avremmo evitato innumerevoli catastrofi».

Dall’Oglio è tornata più volte sull’importanza di non scindere l’attenzione alla cura del creato da quella spirituale ed alle condizioni sociali e di vita dell’uomo. Alla provocazione diffusa secondo la quale nei luoghi che abitiamo nel quotidiano o nella professione, raramente ci si può confrontare con situazioni di radicale miseria, la relatrice risponde con l’invito contenuto nella Laudato Sì ad «Aprirsi al grido dei poveri della Terra» là dove sono, interpretando le parole come una esortazione rivolta anzitutto a se stessi a leggere con uno stile diverso il rapporto con l’altro, con i beni materiali, con l’ambiente naturale ma anche sociale nel quale si opera.

Non sono mancati, da parte della relatrice, riferimenti critici a quelle amministrazioni comunali che destabilizzano l'economia locale e compromettono l’ambiente favorendo l’apertura di un numero eccessivo di centri commerciali: un tema di grande attualità soprattutto nelle nostre città.

Infine l’appello al mondo cattolico, spesso troppo diviso nei particolarismi dei singoli carismi o superfluamente occupato in incontri organizzativi: «Occorre fare rete per non essere solo testimoni ma aspirare al cambiamento».

 

Il secondo intervento, affidato a Fabio Renzi, segretario generale della Fondazione Symbola, ha inteso offrire esempi virtuosi. Ha elogiato i successi italiani in materia di raccolta differenziata, evidenziando, tuttavia, come questa abbia riscontrato successi significativi solo laddove gli Enti Locali si siano mostrati credibili e affidabili dal punto di vista del cittadino che conferisce in modo differenziato il rifiuto e si attende che la filiera funzioni bene e si ricicli davvero: «C’è il successo di Contarina ma anche di Ragusa e Agrigento con il 70%, a dimostrazione che è possibile al di là delle latitudini». Confortanti i dati nazionali sull’edilizia sostenibile, produzioni industriali a limitato impatto ambientale ma anche cohousing e nuove prospettive di vita sociale; meno performanti le statistiche che vedono l’Italia ancora poco dinamica su intermodalità e mobilità integrata, per dare un’alternativa realmente giocabile al turista più attento alle emissioni di inquinanti.

 

Dall’esponente di Symbola il richiamo a contemperare nella questione ecologica le istanze di tutela ambientale con le questioni sociali: «La Laudato Sì è una proposta di stile di vita integrale ma non integralista: l’ecologia integrale propone sobrietà: propone di fare le cose in modo sobrio ma in modo che producano ricchezza generando una nuova domanda, muovendo l’economia, dando lavoro: attenzione a non avere dell’ecologia una visione tecnocratica che trovi soluzioni buone dal punto di vista dell’occidente sviluppato ma destinate a generare disastri in aree diverse».

Per Fabio Renzi, nell’enciclica di Papa Francesco si riscontrano elementi di chiara continuità con l’organizzazione sociale fatta propria da vaste aree del territorio italiano nella storia: «Se penso a un’economia socialmente sostenibile non posso non pensare all’Italia dei liberi comuni: non era una società edonista ma spirituale, che costruiva cattedrali, spazi di relazione, mercati regolati. Rappresentarono un salto di libertà rispetto al passato. Al contrario, l’idea di un’ecologia integrale non ha punti in comune con le ideologie del ‘900. Trovo che i liberi comuni rappresentino un modello, un esempio molto più attuale e più fertile dell’ideologia marxista o dell’idea di società promossa oggi da diversi Paesi che coniugano la privazione di libertà delle dittature al liberismo economico». In questo senso, il ritorno al latifondismo e alla condizione di dipendenza delle popolazioni indigene da società multinazionali così come si sta realizzando in ampie aree dell’Africa e dell’Amazzonia, secondo i due relatori, stride tanto con il messaggio della Laudato Sì, quanto con un percorso di crescita e di conquista di libertà che dai liberi comuni medievali alle riforme agrarie del dopoguerra ha caratterizzato il nostro Paese ma che, con tutta evidenza, non ha avuto diffusione globale.

 

In chiusura, il Vescovo, ripercorrendo la centralità del rapporto dell'uomo con il creato nell'esperienza cristiana, in una interazione che ritorna anche nella liturgia eucaristica, ha ribadito il no della Chiesa ad una lettura pauperistica della questione ambientale, associandosi alle parole degli intervenuti e invitando a combattere la miseria intesa come privazione imposta, «Assumendo il vero spirito di povertà che è la libertà da beni materiali che sono solo uno strumento per agire con gli altri».

 

Questa sera, in Seminario, ultimo capitolo della kermesse: interverranno sul tema “Economia, sviluppo e sostenibilità” il Presidente regionale di Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, Giorgio Santini e il docente di economia all’Università di Udine, Paolo Ermano.

 



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Davide Bellacicco

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