20 gennaio 2020

Esteri

Shoah, il 'contabile' di Auschwitz chiede perdono

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Shoah, il 'contabile' di Auschwitz chiede perdono

Accusato di complicità nello sterminio di 300mila persone, il "contabile" di Auschwitz ha chiesto perdono in aula in apertura del processo a suo carico che si è aperto oggi a Lueneburg, nella Germania settentrionale. "Chiedo il vostro perdono, non vi è dubbio che moralmente sono colpevole. Se sono colpevole anche penalmente spetta a voi deciderlo", ha detto il 93enne Oskar Groening, che è entrato in tribunale appoggiato ad un deambulatore. Ad ascoltarlo vi erano sopravvissuti alla Shoah e parenti delle vittime, 60 dei quali sono costituiti parte civile.

 

Secondo l'accusa, Groening aveva il compito di raccogliere e registrare i beni sottratti agli ebrei prigionieri prima che fossero mandati a morire nelle camere a gas. L'uomo, che rischia una condanna minima a tre anni, contabilizzava anche il denaro delle vittime e lo inviava al quartier generale delle SS a Berlino.

 

Nato in Bassa Sassonia, Groening era entrato volontario nelle SS e all'età di 21 anni era stato assegnato la campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Arrestato dai britannici e rilasciato poco dopo la fine della Guerra, Groening ha poi lavorato in una fabbrica di vetro a Lueneburg dove viveva con la moglie e i figli. L'uomo non aveva mai nascosto il suo passato. Anzi lo ha raccontato in varie interviste, spiegando di voler smentire chi negava la realtà dell'Olocausto. Groening ha detto di essere stato testimone degli orrori del lager, ma di non aver mai partecipato direttamente all'uccisione di prigionieri.

 

Il processo contro Groening si è reso possibile dopo che la giurisprudenza tedesca ha ampliato il concetto di complicità nello sterminio dei prigionieri dei lager nazisti nell'ambito del processo contro John Demjanjuk, condannato nel 2011. Più di un milione di persone, in gran parte ebrei, è morto nel lager di Auschwitz-Birkenau, diventato simbolo dei crimini del nazismo. Le accuse contro Groening si riferiscono al periodo fra maggio e giugno 1944, quando nel lager arrivarono 137 treni con a bordo 425mila ebrei ungheresi, 300mila dei quali furono immediatamente mandati a morire nelle camere a gas.

 

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