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21 settembre 2017

Siamo tutti fotografi

Categoria: Fotografia - Tags: fotografia, Etica fotografica, Inquadra, Professione fotografo

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Andrea Armellin | commenti | (2)

In Facebook è tutto un proliferare di “Photography” e declinazioni varie, aggiunto alla fine del nome utente. Immagino serva, nelle intenzioni del titolare, a dividere il profilo personale dal profilo fotografico.

In più, diciamolo, aggiungere “Photography” dona al titolare un’aura particolare, come se l’aggiunta di quell’etichetta  aumentasse automaticamente il grado di artisticità agli scatti pubblicati.

D’altra parte in nessun profilo Facebook vedo aggiungere “falegname” o “agricoltore” dopo il proprio nome. Che sia perché è meno cool? Forse, ma non solo.

L’aggiunta di “chef”, “negoziante”, “panettiere” e così via implica una connotazione diversa, una chiara indicazione di professione, e professionalità.

In pratica rivela il lavoro della persona. “Fotografo”, o “fotografia”, sembra invece avere dei contorni più sfumati. Con più ampi margini di manovra: qui il confine tra professione e passione è più labile. Inoltre, quell’aggiunta ammicca anche ad un concetto suggerito di “qualità”.

 

Che sia il caso di riservare il termine solo a quelli che il fotografo lo fanno per lavoro? Bisogna forse prima capire bene cosa significa, “fotografo professionista”. E perché tanti anelano (più o meno palesemente) a questa etichetta. Cosa serve quindi per valicare il confine tra “Fotografo amatoriale” e “Fotografo professionista”? Cosa differenzia le due figure? E siamo poi così sicuri che il diventare un fotografo professionista sia così figo? Oppure c’è anche un rovescio della medaglia?

 

Ho  provato a chiedere a varie figure del panorama trevigiano e nazionale qual è la differenza principale fra un fotografo amatoriale e uno professionista.

Ecco le risposte.

 

Arcangelo Piai (Presidente CNA comunicazione della Provincia di Treviso presso CNA Treviso, fotografo professionista da 14 anni):

Un professionista non ha scusanti (maltempo, sposi brutti, etc): deve portare a casa il risultato in ogni caso , deve essere una persona affidabile che risolve problemi. Affidabile inteso come sicurezza nel portare a casa il lavoro. Il fotoamatore non ha nessuno a cui rendere conto, se non se stesso.

 

Aurelio Tushio Toscano - fotografo professionista da tredici anni:

“Mi chiedo perchè nessuno si domandi cosa differenzia un primario di chirurgia da uno che ha comprato un bisturi e un libro di anatomia e fa pratica nella cantina di casa con il gatto dei vicini. Non se lo domanda nessuno perchè la risposta è ovvia. Ha smesso di essere ovvia nel caso della professione del fotografo. La colpa è tutta nostra..”

 

Fotografo coneglianese anonimo, professionista da molti anni

Il connubio tra fotografi professionisti e amatori è sempre stato importantissimo per il progresso della fotografia e lo sviluppo delle tecniche fotografiche,  io ho sempre visto l'amatore come la mente e il professionista come il braccio. Ma questo connubio per funzionare necessita del massimo rispetto dei ruoli, cosa che è venuta a mancare nel corso degli anni.
 

Renato Zanette, European Photographer 

Al primo impatto, esteriormente, non c'è alcuna differenza: tutti e due usano lo stesso mezzo per produrre immagini; come esteriormente non c'è alcuna differenza tra uno scrittore e una persona con una penna in mano. Secondo me la differenza la fa il prodotto finale, sta a noi professionisti spiegare le peculiarità del nostro lavoro e al fruitore finale capire di cosa ha bisogno. Io da parte mia non dò per scontata la mia professionalità e cerco di aggiornarmi continuamente, per questo proprio qualche mese fa ho ricevuto la Qualfica Europea (Q.E.P.).
Non bisogna dimenticare inoltre tutte le tematiche del fisco che riguardano entrambi: il professionista che deve vivere del suo lavoro, e fotoamatore che vuole arrotondare lo stipendio e/o divertirsi.

 

Giulio Favotto, fotografo professionista da 6 anni

Un'amatore per fotografare ha bisogno della macchina fotografica, un professionista fotografa di continuo, nella sua testa e nel cuore. Ma io tendo sempre a non sottolineare chi sia pro e chi no, ognuno può diventarlo. Anche perché ci sono molti pro che non lo sono affatto... Il limbo è davvero sottile. se uno pensa alla fotografia con passione, la vive, la sente... "pensa per immagini".

 

Enrico Scaglia, fotografo professionista membro del direttivo nazionale dell'Associaizone Nazionale Fotografi ProfessionistiTAU visual

Un fotografo professionista si differenzia da un amatore nel momento in cui la propria abilità creativa si fonde con il rischio di impresa, è inquadrato fiscalmente in modo corretto e di conseguenza contribuisce alla ricchezza del Paese.

 

Cristian Inzerillo, Creative Director,  “Taylor&Taylor”

Il professionista è un fotografo che sa esattamente ottenere quello che ha in testa o coglie bressonianamente l'attimo. Interpreta le visioni e gli obiettivi del cliente e del creativo che ha ideato la situazione dello scatto. In questo caso spesso i "limiti" del progetto commissionato si trasformano in stimoli per prendere strade altrimenti mai battute.

 

Roberto Tomesani, coordinatore Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU visual

Sappiamo tutti scrivere;  ma questo significa forse che sia senza significato il lavoro e la competenza di uno scrittore, di un giornalista, di un poeta? No, perché esiste una differenza sostanziale: chi scrive di mestiere, dedica non solo una passione, ma tutta la vita, in ogni momento, allo "scrivere", e questo genera una differenza sostanziale di profondità nel suo operato.  La stessa, identica cosa, capita con la fotografia amatoriale e quella professionale. Lo spiego meglio in questo video

 

Massimo Talamini, fotoamatore

Essere un fotografo professionista per me vuol dire eseguire un servizio fotografico su commissione - dietro compenso di un cliente - che gli permette di proseguire nell'attività e farne un mestiere che lo sostenga. Ciò implica impegnarsi a tempo pieno a garantire un risultato in ogni caso, anche quando non si desidera fotografare quella cosa o quel soggetto, anche quando fotografare non sia più un piacere personale. Allo stesso tempo è trovare però anche un modo personale e a volte emozionante di seguire le direttive del cliente ed infine produrre un risultato gradito che possa durare nel tempo. Il professionista perciò lavora a tempo pieno - e con più impiego di risorse economiche - per ottenere un risultato gradito al cliente.
Essere un fotografo amatore è fotografare per diletto personale, con piacere, vuol dire essere comandati solamente dalle proprie emozioni, dalla propria appassionata "volubilità", dalla propria incostante voglia di raccontare qualcosa di personale. Ed è una grande occasione di espressione di libertà. Non si è comandati da nulla se non dal proprio pensiero, dai propri valori e dal proprio cuore.
 

Maurizio, fotografo professionista dal 2006

Oggi la discussione cui tutti volenti o nolenti partecipiamo è se la fotografia professionale (fatta da un professionista) stia morendo. Il dato di fatto da cui partirei è che un'attrezzatura fotografica professionale è ormai alla portata di tutti: un tempo il corredo medio fatto di un paio di corpi macchina medio formato con 4-5 ottiche costavano come un'automobile e anche di più, oggi come una vacanza estiva di un paio di settimane.
Inoltre la diffusione dei social (instagram, facebook, flickr e i forum dedicati) sta fornendo a tutti una cultura dell'immagine generica ma veloce che prima andava maturata nel tempo comprando libri, seguendo professionisti, sperimentando.
Insomma oggi la differenza qualitativa tra professionista e amatore si è notevolmente ridotta. Ciò crea innanzitutto confusione perchè un cliente non riesce più a distinguere un fotografo capace di produrre buone foto da uno che è in grado di rispondere alle esigenze che il cliente gli pone "portando a casa" il lavoro in ogni condizione rispettando determinati standard.
Conviene a tutti che la fotografia professionale non muoia e perchè questo non accada è essenziale quello che qualcuno chiamerebbe "un'azione di marketing" che riporti al centro la figura del professionista, a patto che quest'ultimo sappia aggiornarsi fornendo un'offerta qualitativamente adeguata ai tempi e ai gusti che cambiano rapidamente.
L'asticella continua ad alzarsi e questo non mi dispiace affatto.

 

Colin Dutton, fotografo professionista da una quindicina d’anni:

Oggi tutti vogliono essere visti come fotografi professionisti. E' una cosa recente, si fa più bella figura a sembrare un professionista. Una volta invece, era un po' "volgare", era più figo essere amatore, se volevi fare l'artista, perché il professionista non è completamente libero nelle fotografie che fa per un cliente.

Inoltre tutto ciò ha a che fare con il concetto di fiducia. Nel senso che (ad esempio nella fotografia di viaggio) se due fotografi, uno professionale e uno fotoamatore, vanno nello stesso posto, potrebbero portare a casa le stesse belle foto: solo che il professionista è li per programma, il fotoamatore per un caso (che potrebbe non ripresentarsi più). E' questione di preparazione, organizzazione. Il professionista sa come, dove, quando, mentre il fotoamatore ci capita per fortuna.

Riguardo alla fiducia: il professionista deve tornare a casa con belle foto, e con le foto giuste per l'esigenza del cliente (non solo per se stesso). Quindi con foto varie, orizzontali, verticali, varie, adatte per il cliente. Il fotoamatore invece lo fa per se, scatta fotografie belle per se.

Credo inoltre che il fotoamatore sia un po’ troppo fissato con la tecnica. Sei professionista quando la tecnica non ti assilla più, quando devi dare la tua interpretazione, quando sei corretto, professionale, entusiasta. Non crei problemi, sei efficiente, creativo. Il professionista sa come gestire le situazioni, gestire le persone. Il professionista va in posti che posson esser brutti, ma torna con belle foto.

E’ facile fare belle foto in bei posti, il difficile è fare le foto in posti brutti o in qualsiasi posto. Sono gli occhi che cercano situazioni interessanti, anche dove non ce ne sono. E’ importante anche capire cosa vuole il cliente. Quindi la capacità di rapportarsi al cliente, in modo che ti richiamino.

 

Giovanni Simeone, titolare di un’agenzia fotografica

Domandona da un milione di euro.
La differenza principale tra un fotoamatore e un professionista, ammesso che queste due  figure siano ancora distinte essendo questo un retaggio del passato è che il primo ha come finalità il puro godimento della foto che in passato si traduceva in una stampa da tenere a casa o in una proiezione per gli amici, il secondo aveva come finalità la vendita della foto.

Da qui nasceva una differente e sostanziale consapevolezza di quello che andava fotografato e perché. Oggi tutto è cambiato, la " proiezione" e le " stampe" del fotoamatore sono diventati i blog e i siti interent, tutto il mondo li vede e li giudica, in realtà l'amatore si è affrancato dal suo mondo chiuso in cui operava e non aveva contatti con l'esterno se non la ristratta cerchia del proprio circolo.

Ora fotoamatore evoluto e professionista si sono molto avvicinati, infatti sui vari blog le foto si possono acquistare etc etc. Forse l'unica cosa che ora li differenzia è il rapporto con il cliente e la consapevolezza di dover averne uno (per il professionista) contro il disinteresse per tutto questo da parte dell'amatore.
Ma per il resto non vi sono più grandi distinzioni.

Non a caso tutti i grandi eventi di cronaca sono ormai "coperti" dai "cittadini fotografi" e non più dai professionisti. Cosa che accadeva anche in passato, solo che ora  TUTTI possono vendere, caricare e giudicare una foto.
Il Professionista, messo all'angolo e sotto pressione ora può solo reagire alzano il livello del proprio lavoro, cosa non semplice e con il rischio di essere immediatamente "cannibalizzato" . Uno stile personale, non facilmente replicabile  basato su "expertise" fuori dal comune possono metterci al riparo dall'essere risucchiati nel " livello medio".
Ma come vedi non si tratta più di stabilire una differenza tra  professionista e amatore , ma tra chi le cose le pensa e le fa da chi invece le copia e rifa cose che altri già hanno fatto.

Ecco questa è la differenza sostanziale oggi giorno. Ma non riguarda solo le foto.

 

E voi, che ne pensate?

Cosa differenzia un amatore da un professionista?

E’ una convivenza possibile?

 

 

PS: in merito alla questione, molto sentita e dibattuta, lunedì 28 ottobre il Gruppo Inquadra ha organizzato una serata sul tema aperta a tutti. Ci si vede alle 21.00 a Conegliano, nella sala conferenze del Piazzale F.lli Zoppas (stazione autobus, detto anche “Biscione”). Info qui



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io faccio un parallelo col mio lavoro: faccio programmi per i computer. Quì non esiste distinzione tra professionista o non. O uno sa fare questo lavoro o non lo sa fare. Perciò io non temo la concorrenza di chi non ha la partita iva. Però, anche nel mio lavoro ormai esistono tante specializzazioni. Così sta avvenendo anche nel mondo della fotografia. Ormai il professionista non può fare tutto, cioè trovarsi i clienti, fare i servizi fotografici, occuparsi della postproduzione, impaginare e curare la stampa. Esistono quindi vari tipi di professionisti, come esistono vari tipi di dilettanti. Nessuna meraviglia che un dilettante conosca Photoshop meglio di un professionista o che un dilettante sia più creativo di un professionista. L'etichetta di professionista non garantisce che uno sappia fare tutto. Esistono anche professionisti che si servono di dilettanti per fare dei lavori ...

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Analisi corretta, Ugo, tutto vero e inoppugnabile. Resta in piedi comunque il fatto che ad un gioco tutti dovrebbero giocare con le stesse regole. Poi che qualcuno "chiami alle armi" perché non è stato in grado di adeguarsi ai tempi, è un altro discorso... ne parleremo stasera. :)

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