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26 giugno 2019

Politica

I sindaci sfidano Salvini

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Sindaci sul piede di guerra contro il dl sicurezza. A innescare la protesta collettiva, sfociata poi in un duro scontro con il ministro dell'Interno Matteo Salvini, è stata la decisione del sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, di sospendere l'applicazione del decreto Sicurezza nella parte che riguarda i migranti. "Siamo di fronte a un problema non solo ideologico ma giuridico - ha sostenuto il primo cittadino di Palermo, manifestando qualche dubbio circa la costituzionalità del provvedimento - Non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per 'sicurezza' un intervento che puzza molto di 'razziale'".

Della stessa opinione il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che, facendo riferimento ad "un atto di obbedienza costituzionale", ha sostenuto che "la parte della legge sicurezza in contrasto con la Costituzione, con i diritti come l'uguaglianza, l'asilo, il fatto di avere tutti gli stessi diritti e doveri, non verrà assolutamente applicata". Contro il dl sicurezza anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, secondo cui il provvedimento varato dal governo giallo-verde "individua un problema ma non trova una soluzione". "Non possiamo permetterci di assistere a questo scempio umanitario: espellere persone dai centri di accoglienza, sulla base del nuovo decreto, lasciandoli in mezzo alla strada", ha sostenuto Nardella, assicurando che "troveremo una soluzione per questi migranti fino a quando non sarà lo Stato a trovare una soluzione in via definitiva". Più cauto invece il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. "Sicuramente il problema va affrontato perché il decreto provoca problemi alle città", ha sostenuto il primo cittadino, esprimendo la necessità di discuterne insieme agli altri sindaci.

Prese di posizione, quelle dei sindaci di Palermo, Napoli e Firenze, che hanno scatenato la dura reazione del ministro dell'Interno Matteo Salvini. "E' gravissimo, evidentemente, alcuni hanno mangiato pesante a Capodanno", ha tuonato il vicepremier, per poi avvertire: "I sindaci ne risponderanno personalmente, penalmente e civilmente, perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole''. "Fate quello che volete - ha poi aggiunto - rispettate la legge, non rispettate la legge. No problem, non fate un dispetto a Salvini, fate un dispetto ai palermitani, ai napoletani, ai milanesi, agli italiani che vogliono semplicemente un po' più di tranquillità".

Intanto, in seguito alle dichiarazioni dei 'sindaci ribelli', il presidente dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) Antonio Decaro ha espresso "l'esigenza di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi a una norma che così com'è non tutela i diritti delle persone". Il candidato alla segreteria del Partito democratico Maurizio Martina ha invece lanciato l'idea di un referendum abrogativo. "Quel decreto porta solo più insicurezza sulla pelle di tutti i cittadini ed è giusto contrastarlo per difendere le città dalla follia della propaganda leghista - ha dichiarato l'esponente dem, sostenendo che "prima quelle norme verranno abrogate e meglio sarà".

 

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