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23 novembre 2017

Sovranità

Categoria: Altro - Tags: Sovranità monetaria, Sovranità alimentare

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Francesca Salvador | commenti | (12)

Volgendomi a guardare il mio passato, negli ultimi 30 anni, noto un cammino costante per riappropriarmi del principio di sovranità personale (intesa come libertà e affrancamento dalle regole del sistema ) in qualsiasi ambito: medico, farmacologico, scientifico, culturale, energetico, economico, monetario.

Poco più che ventenne per motivi personali e famigliari cominciai ad approfondire le tematiche sulla salute. La medicina ufficiale (medici, pediatri, e specialisti vari) sembrava non avere soluzioni soddisfacenti, se non tramite continue somministrazioni di farmaci e così mi misi ad indagare nel vastissimo ma a quel tempo misconosciuto mondo della naturopatia e della medicina olistica… Costacurta, Lazaeta, Kneipp, Shelton, Gerson, Taddeo, Hanneman, e poi Armstrong, Bates, Ehret, Pauling,… per approdare alla PNEI, alla NMG del dott. Hamer, allo Yoga della risata…

Le prime prese di posizione su vaccini, fluoro, alimentazione.

Dalla medicina fu naturale passare all’ambito scientifico, 20 anni fa l’innamoramento fulmineo per Tesla, i primi libri di Andromeda, la casa editrice che stampava anche un solo libro singolarmente a richiesta, e poi Rife, William Reich, Nassens, Shauberger con i suoi vortici, Ighina e Todeschini, poi la fusione fredda, ora LENR, con gli esperimenti italiani.

E che dire dell’agricoltura?
Già nei primi anni ’80 biologico e biodinamico con l’antroposofia e Steiner, e poi Fukuoka e ancora la permacultura e la Hazelip, e le micorrize e ora l’omeodinamica.

E da una decina d’anni, l’economia: Keynes, Auriti, De Simone, Della Luna, Barnard, Gesell.

Diversificati rami del sapere che si dipanano dall’albero della vita che affonda le proprie radici nell’humus delle leggi universali. Troppo spesso l’uomo ha scollegato i rami dalle radici per i propri interessi economici e di casta.

Lungo il mio percorso, ho assistito alle più subdole manovre per privarci della sovranità in ogni ambito:

NOI NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE COSA MANGIARE
NOI NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE COSA SEMINARE
NOI NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE COME CURARCI
NOI NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE QUALI MEDICINE UTILIZZARE
NOI NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE COSA STUDIARE
NOI NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE QUALI ENERGIE PRIVILEGIARE
NOI NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE CHE TIPO DI ECONOMIA PERSEGUIRE
ED ORA NON POSSIAMO PIU’ DECIDERE QUALE MONETA UTILIZZARE

Personalmente percepisco nelle persone un senso di disumanità nel quotidiano, un senso di libertà oppressa…

Nella mia visione il principio è di restituire a ciascuno la gestione in piena responsabilità della propria esistenza, dove ciascuno definisce il meglio per se stesso, con tutte le opportunità disponibili ma dove a ciascuno è lasciato il compito di promuoversi o distruggersi (potendo anche decidere liberamente di fare a vita il "criceto nella ruota").

Quello cui penso, è un mondo delle opportunità e della creatività nell'esistenza delle persone; ciascuno libero di vivere in un paradiso o in un inferno esistenziale e materiale: ma coloro che scelgono la parte positiva, devono avere l’opportunità di attuarla.

Francesca Salvador

Estratti dall’introduzione intervento Università di Teramo, a cura della cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali, Facoltà di Scienze Politiche 22 maggio 2013



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Rispetto in toto il suo percorso di ricerca personale, cara Francesca, ma mi pare un po' egocentricamente sbilanciato. "Piena responsabilità della propria esistenza...", "ciascuno definisce il meglio per se stessi...". Principi apprezzabili ma che devono fare i conti, per chi vive in società, con i doveri verso la propria famiglia, la propria comunità, lo Stato di appartenenza, gli Stati cui si è alleati, gli eventi belli & brutti della quotidianità e della macrostoria. Per liberarsi di questi vincoli condizionanti uno potrebbe lasciar tutto ed andare a vivere come un eremita. Ma anche in questo caso dovrebbe fare i conti con la necessità di vestirsi, mangiare, curarsi. Vivendo, cosa non facilissima, solo soletto senza tivvù, macchina e teefonìn... Progetto non facilissimo.

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Gentilissimo Michele,

confesso la mia difficoltà attuale nell’eliminare la macchina o il teefonin, per quanto riguarda la televisione, non solo da trent’anni la considero solo fonte di “disinformazione” , ma l’ho spenta definitivamente tre anni fa!

Per “piena responsabilità della propria esistenza” intendo il non delegare ciecamente a “specialisti” le decisioni fondamentali o quotidiane della propria vita, magari con l’alibi della non conoscenza. Cominciamo ad assumerci le nostre responsabilità

“Ciascuno definisce il meglio per se stesso”… beh, caro Michele, vorrebbe forse farmi intuire che IO potrei decidere quale sia la cosa migliore per LEI, meglio di LEI stesso? (mi passi i bisticci di pronomi, ma mi sembra che il concetto sia chiaro).

Questa definizione include anche valori e doveri che intercorrono fra l’individuo e la collettività in cui vive; ma mi permetta di condividere con lei la mia parafrasi personale di una celebre frase: “la mia libertà INIZIA dove comincia la tua libertà”…. e questa, è tutta un’altra storia.


Cordiali saluti, Francesca

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Interessante, cara Francesca!
Vista la interdipendenza, la complessità, l’ iperperspecializzazione delle società in cui viviamo dubito che sia sempre conveniente, oltreché possibile, che ognuno su ogni cosa debba e possa decidere "il meglio per se stesso". Ad es. metti che uno, nonostante la medicina naturale di cui è seguace, possa sopravvivere solo grazie ad un intervento chirurgico. Se egli invece pensasse che questo è falso, sarebbe “furbo” da parte sua che si lasciasse morire pur di non ammettere la superiore competenza del chirurgo? E poi, in generale, siamo veramente certi che ciò che sembra essere una nostra scelta non sia invece frutto di informazioni giuste o sbagliate, di condizionamenti consci od inconsci, di consigli perfidi o disinteressati che ci provengono dal nostro vissuto quotidiano in tutti i modi fin dalla nascita?
Alla prossima!

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Ciao, Michele.
Eccolo qui il punto!

"E poi, in generale, siamo veramente certi che ciò che sembra essere una nostra scelta non sia invece frutto di informazioni giuste o sbagliate, di condizionamenti consci od inconsci, di consigli perfidi o disinteressati che ci provengono dal nostro vissuto quotidiano in tutti i modi fin dalla nascita? "

Io sono nata e vissuta per un ventennio in un contesto assolutamente "standardizzato" quindi totalmente immersa nei "condizionamenti consci ed inconsci" come li chiami tu.

E' stato per caso (solo molto tempo dopo sono arrivata a pensare che forse, il caso non esiste) e per necessità che ho cominciato ad analizzare concetti opposti all'ufficialità, ma ti faccio notare che, dopo trent'anni, molti di questi sono diventati assolutamente condivisi dalla massa.

Quindi, concettualmente, mi si potrebbe definire semplicemente un "precursore". Nulla di più.

Solo che ancora oggi mantengo lo stesso atteggiamento.
e quindi, la storia si ripete, e penso che sarà così finchè campo ;)

Forse con le mie prese di posizione, lascio ad intendere di essere contro la medicina, ma questo non è vero. Sono contraria ad un "certo tipo di medicina"

A dodici anni uno dei miei miti era il dr. Semmelweis e, non mi sembra che egli sia stato trattato molto bene dalla "medicina ufficiale".

Ti potrei elencare altre decine di esempi, sempre di medici che ammiro e a cui sono riconoscente per il loro contributo alla comunità, ma ciò non ha nulla a che vedere con le aberrazioni odierne in cui si fanno tagliare seni alle donne per "prevenzione"... e a voi maschietti non oso nemmeno pensare a cosa vorrebbero estirparvi!

Perdonami la battuta, ma sono convina che si possa parlare di cose serie senza essere seriosi :) :)

un caro saluto,
Francesca







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Sono argomenti chiave molto attuali di cui i media generalisti si guardano dall approfondire. Per fortuna oggi grazie alla rete e grazie alle persone come Francesca qualcuno prova ad avere una visione olistica della realtà, cioè che comprenda i molti aspetti socio culturali ed economici .Quando si prova a fare questo inevitabilmente ci si scontra con le imposizioni che nell articolo vengono definite subdole che riguardano sostanzialmente l interesse privato vs interesse pubblico, motivo per cui vale la pena di lottare.

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Complimenti,
concetto perfettamente afferrato....

Ad majora,

Francesca

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"Nella mia visione il principio è di restituire a ciascuno la gestione in piena responsabilità della propria esistenza, dove ciascuno definisce il meglio per se stesso, con tutte le opportunità disponibili ma dove a ciascuno è lasciato il compito di promuoversi o distruggersi ": In poche parole ANARCHIA TOTALE!!!

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Gentile Pol-scor,
sinceramente non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di pensare a me stessa come ad un’anarchica, visto che, pur nell’imperfezione ho sempre cercato di osservare le regole civili della comunità.

Poi, nel privato, se decido di non leggere i giornali di regime e staccare la spina alla TV, mi si potrebbe accusare solo se ci rendessimo conto di vivere in una matrix e che “1984” si è perfettamente compiuto.

Però il tuo commento mi ha spinta a fare una ricerca sulla parola “anarchia”, che conoscevo solo nella primigenia accezione negativa…

Toh, che sorpresa! Ti estrapolo qualche passaggio che mi ha particolarmente colpita…

Cit.

“”Gli anarchici attribuiscono a questo termine il significato di un nuovo ordine antigerarchico che si contrappone al caos selvaggio dell'autorità, un tipo di società basato sull'orizzontalità che crea armonia…

“L'idea di Anarchia prevede, a livello sociale, che individui e collettività scelgano per relazionarsi fra loro un insieme di rapporti non-gerarchici e non-autoritari.
Anarchia è anche la ricerca e sperimentazione di una organizzazione sociale orizzontale.
Una società anarchica è una società che vuole basarsi sul libero accordo, sulla solidarietà, sulle libere associazioni, sulle unioni, sul rispetto per la singola individualità che non volesse farne parte, secondo il principio che le decisioni valgono solo per chi le accetta.
In una società anarchica si rifiutano quindi leggi, comandi, imposizioni, principi fondati sul volere della maggioranza, rappresentanze, discriminazioni, guerre come metodo per risolvere contrasti, realizzando la gestione ed il superamento dei conflitti attraverso chiarimenti ed accordi tra i diretti interessati.
È IMPORTANTE, IN QUANTO CONTRARIO AL PREGIUDIZIO DIFFUSO, NOTARE CHE NESSUNA TEORIA ANARCHICA HA MAI TEORIZZATO L'ASSENZA DI REGOLE E DI INTERAZIONI SOCIALI, IN QUANTO L'ANARCHISMO NON LASCIA NULLA AL CASO-CAOS, MA PROPONE UN NUOVO MODO DI CONCEPIRE LA SOCIETÀ, COSTRUITO INTORNO A NORME E/O PRINCIPI ETICI EGUALITARI, CONDIVISI E NON IMPOSTI DALL'ALTO.
Gli anarchici vogliono perciò l'abolizione dello Stato, che dev'essere sostituito dalle organizzazioni e dalle associazioni popolari; anche il potere economico è consegnato nelle mani del popolo, che controlla i mezzi di produzione (quasi tutte le correnti anarchiche, infatti, si dicono socialiste).
Secondo gli anarchici, i problemi sociali come il crimine e l'ignoranza e l'apatia delle masse sono un prodotto della stessa società autoritaria: secondo gli anarchici, mantenere gli individui perennemente sotto un'autorità superiore fa sì che questi non siano più capaci di comportarsi autonomamente, senza un capo che gli comandi cosa fare; inoltre qualsiasi capo cercherà sempre di mantenere il proprio potere, e quindi cercherà il più possibile di rendere i sottoposti non autonomi, e di creare bisogni negli stessi sottoposti (come la necessità di protezione dal crimine); secondo la prospettiva libertaria quindi lo Stato non ha alcun reale interesse a risolvere i problemi sociali, perché altrimenti verrebbe meno il bisogno del potere.
• "Tutti i partiti senza eccezione, nella misura in cui si propongono la conquista del potere, sono varietà dell'assolutismo"
• "Il governo sull'uomo da parte dell'uomo è la schiavitù"
• "Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno
Secondo gli anarchici lo Stato, struttura centralizzata di oppressione e coercizione così come ogni altra gerarchia e forma di autorità, è inutile e anche dannoso. Gli anarchici propongono l'abolizione di tutti i rapporti sociali autoritari e la creazione di una società libera, l'anarchia, fondata sull'assenza di gerarchie, sull'associazione alle organizzazioni popolari, sull'auto-organizzazione dal basso del popolo, quindi l'autogoverno decentralizzato, e sull'autogestione delle risorse e dell'economia
« [...] Noi vogliamo dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, noi vogliamo che gli uomini affratellati da una solidarietà cosciente e voluta cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; NOI VOGLIAMO CHE LA SOCIETÀ SIA COSTITUITA ALLO SCOPO DI FORNIRE A TUTTI GLI ESSERI UMANI I MEZZI PER RAGGIUNGERE IL MASSIMO BENESSERE POSSIBILE, IL MASSIMO POSSIBILE SVILUPPO MORALE E MATERIALE; NOI VOGLIAMO PER TUTTI PANE, LIBERTÀ, AMORE, SCIENZA.
E per raggiungere questo scopo supremo noi crediamo necessario che i mezzi di produzione siano a disposizione di tutti, e che nessun uomo, o gruppo di uomini possa obbligare gli altri a sottostare alla sua volontà né esercitare la sua influenza altrimenti che con la forza della ragione e dell'esempio.””

Bene, i pensieri sopra riportati, li condivido quasi al 100% e indovina un po’…
CHISSENEFREGASECOLOROCHELIHANNOENUNCIATIVENGONOCHIAMATIANARCHICI
Noi viviamo in un mondo sommerso di etichette, a me le etichette non piacciono e ci ho messo quasi trent’anni della mia vita a strapparmele di dosso, e ti assicuro che quando strappi puoi sentire molto dolore, ma sono ancora in corso d’opera.

In altre occasioni mi hanno definita, in sequenza, filo-fascista, filo-nazista, filo-palestinese, tre giorni fa uno mi ha urlato “sei una comunista!!” ma ti ringrazio di cuore, perché dalla serie mancava “l’anarchica” ☺ ☺

In realtà c’è un fraintendimento fondante, nella teoria sopra esposta, ma.. ne parliamo next time.

Un caro saluto,
Francesca

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Infatti io non intendevo anarchia nel senso di caos totale ma di principio dove le decisioni valgono solo per chi le accetta. I pensieri dell'anarchia lei li ha riportati tutti quindi lei si può definire anarchica ma non nel senso dispregiativo del termine (sempre che un senso dispregiativo ci sia) ma come portatrice di un certo pensiero. Io ci ho messo un pò meno di trent'anni ha togliermi le etichette di dosso e come dice David Foster Wallace " La vostra preoccupazione per ciò che gli altri pensano di voi scompare una volta che capite quanto di rado pensano a voi."

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ah, ma allora era un commento positivo??!?

scusi non l'avevo capito!

bella la citazione di Wallace, ironica, io comunque ho imparato a proseguire per la mia strada che mi pensino o no.... :-)

saluti


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Così recita un famoso aforisma di Gandhi: Che nel mondo ci sia qualcosa di strano, che non funziona, è ormai abbastanza chiaro anche a chi non ha mai sentito parlare di complotti e di trame misteriose, fatto sta che siamo sempre tutti pronti a trovare mille responsabili di tutto cio che non funziona: i politici, le banche, il vicino di casa e percè no pure la suocera, insomma se c'è qualcosa che non ci piace è sempre colpa di qualcun altro,
Fatto sta che questo modo di ragionare non fa altro che toglierci qualsiasi possibilità di trovare una soluzione ai mille problemi che ci travolgono e allora forse la soluzione migliore è porprio quella suggerita da Francesca, iniziamo a cercare le soluzioni partendo da quelle che sono le nostre possibilità, se veramente vogliamo vivere in un mondo più felice cominciamo a capire come ognuno di noi può essere un po' più felice senza seguire ad occhi bendati i mille suggerimenti che ci vengono da fuori, proviamo a pensare, e cerchiamo di capire di che cosa abbiamo veramente bisogno; visto che non possiamo decidere che cosa deve fare il mondo per enderci più felici, proviamo a scoprire che cosa possiamo fare noi stessi per stare meglio.
E mi sento di condividere la proposta che l'anarco-filo-nazista-comunista Francesca sta proponendo.

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Molto bene, molto bene, yeah!!

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