15 settembre 2019

Esteri

Lo Stato Islamico rivela, la Libia è la porta d'ingresso per attaccare l'Europa

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I jihadisti dello Stato Islamico (Is) intendono conquistare la Libia per farne una ''porta d'ingresso'' dalla quale attaccare l'Europa. Lo scrivono gli stessi miliziani in lettere rivelate dalla fondazione britannica contro l'estremismo Quilliam. Da queste missive, scrive il Telepragh, emerge la volontà dei jihadisti di inviare nello Stato nordafricano combattenti provenienti dalla Siria e dall'Iraq e poi farli giungere in Europa via mare come migranti, sui barconi che già attraversano il Mediterraneo. Una volta giunti a destinazione, secondo i piani i jihadisti dovrebbero poter muoversi incontrollati nelle città dell'Europa meridionale e anche provare ad attaccare obiettivi del trasporto marittimo.

In un testo scritto da un noto propagandista jihadista, che si fa chiamare Abu Arhim al-Libim, la Libia viene descritta come un ''potenziale immenso'' per l'Is. A sostegno della sua tesi, il miliziano cita l'enorme quantità di armi in circolazione dalla guerra civile che ha portato alla deposizione di Muammar Gheddafi, quando i ribelli hanno messo le mani sull'arsenale dell'ex colonnello. Alcune di queste armi provengono dalla Gran Bretagna, che aveva fornito al regime di Gheddafi mitragliatrici, fucili di precisione e munizioni in quanto considerato alleato nella lotta contro l'estremismo islamico.

Libim sottolinea anche che la Libia ''ha una lunga costa e volge lo sguardo agli Stati crociati del sud, che possono essere raggiunti facilmente anche con un'imbarcazione rudimentale''. Il miliziano cita anche ''il numero dei viaggi noti come 'immigrazione illegale' dalla sua costa, che sono tanti. Se questi vengono usati in modo strategico, nei Paesi dell'Europa meridionale succederà il pandemonio. E potrebbero anche essere prese di mira le navi crociate''.

L'Is ha già fondato cellule in Libia, che domenica hanno rilasciato un video che mostra la decapitazione di 21 cittadini copti egiziani rapiti a Sirte tra il dicembre e il gennaio scorsi. Nel filmato venivano anche rivolte minacce all'Italia. In risposta, l'aviazione egiziana ha lanciato raid contro postazioni dell'Is in Libia.

 

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