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23 novembre 2017

Vittorio Veneto

Suoni in guerra

Racconti di uomini al fronte e crisi dell'arte e della politica

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

VITTORIO VENETO - Sabato 28 febbraio 2015, presso il Teatro “Lorenzo da Ponte” di Serravalle, si è tenuta una importante manifestazione del Liceo “Flaminio” di Vittorio Veneto, dal titolo “Suoni di Guerra”, al mattino riservata agli studenti, docenti e genitori dell’Istituto, alla sera in replica per la cittadinanza attiva.

L'iniziativa è stata programmata d'intesa con gli istituti comprensivi vittoriesi "Da Ponte" e "Zanzotto" e l'Associazione ex Allievi del liceo "Flaminio".

Di grande suggestione l'evento culturale, che abbiamo preferito far commentare da alcuni protagonisti.

I testi e le immagini che hanno impreziosita l'iniziativa sono stati curati dai docenti Lorena Serlorenzi e Mario Cenedese, che hanno confermato:

"Alla presenza di un folto pubblico molto interessato, affascinato dall’originale performance a metà strada tra la narrazione storico-musicale e l’allestimento teatrale, si è svolto un vero e proprio reading musicale-artistico, diretto dalla naturale maestria professionale del prof. e maestro Stefano Pagotto, musicista non mainstream, che ha progettato e condotto a termine lo spettacolo in tempi ristrettissimi e avvalendosi di pochissime prove, dando vita ad un piccolo miracolo.

Evento dal valore intrinseco ma dal carattere inesprimibile se non fosse stato fornito di una corporeità intelligente, entusiasta e galvanizzata dalla preparazione artistica e storico-musicale ineluttabilmente spontex e quasi naif, rappresentata dalla massa critica degli studenti partecipanti e da altri musicisti più maturi che li accompagnavano.

Spinto da questa nietzscheana forza d’urto, sembrava che il Flaminio fosse rinato e avesse rimesso le ali, “ come quando eravamo re”, secondo quanto diceva Cassius Clay, riferendosi al mitico Malcolm X.

Nello specifico, l’intero percorso si è sviluppato intorno a due momenti significativi, preceduti da due ouvertures a carattere storico, prodotte e recitate dagli studenti, con il contributo esterno dei docenti, che introducevano e ai nazionalismi presenti in Europa nell’ultima parte dell’Ottocento, e agli anni che precedettero la Prima Guerra Mondiale, mettendone a nudo le cause, i caratteri truculenti della guerra di trincea, le diserzioni, le fucilazioni di massa nei reparti dove i soldati si ammutinavano.

Sul piano musicale sono stati eseguiti brani di autori quali Borodin, Bartok, Stravinski, Mahler; sono stati inoltre interpretati brani tratti da Alessandro Tandura e da Aldo Toffoli.

Sul piano artistico si è dato spazio scenico a performances riguardanti Avanguardie artistiche, quali l’Impressionismo e l’Espressionismo, curate dalla prof. Lorena Serlorenzi , e il Cubismo e il Futurismo, a cura del prof. Fiorenzo Sanson, in cui si evidenzia il carattere per certi versi eversivo e inevitabilmente ribelle, controcorrente nei confronti del mondo borghese – ci sia concesso ancora l’uso di questo termine – degli artisti appartenenti a queste correnti.

Lo spettacolo ha riscontrato quindi un considerevole successo di pubblico proprio grazie alla qualità artistica dei suoi contenuti.

Sulla scia di Dostoevskij, il quale sosteneva che ci salverà la Bellezza, possiamo augurarci che l’Arte ci salvi dalla guerra, che da tempo ormai anche in Europa è tornata una sordida e terrificante presenza".

Questa la percezione di una degli 11 studenti-attori, Chiara Cettolin:

"Credo che per noi studenti questa sia stata una grande opportunità: produrre qualcosa di originale, misurarsi con il palco e col pubblico, contribuendo così alla riuscita di un’iniziativa significativa sono cose che non si provano nella vita scolastica di tutti i giorni.

È stato un modo per realizzare, ciascuno nel proprio piccolo, una missione importante: quella del ricordo. Ricordo di una guerra che altrimenti tenderebbe a “sfumare”, soprattutto per noi giovani, tra i mille avvenimenti enumerati dai libri di storia, e che invece è stata reale, vissuta, combattuta dai nostri bisnonni nei luoghi in cui viviamo.

É stata un’occasione di crescita, insomma. Come studenti, certo, poiché abbiamo potuto ampliare le nostre conoscenze; ma anche come persone, che imparano a lavorare in gruppo, a regalare un po’ del proprio tempo, a supportarsi a vicenda prima di salire sul palco".

L'assessore Antonella Uliana, insieme al sindaco Roberto Tonon, per la circostanza anche nella veste di musicista ed ex-allievo del liceo, ha portato il saluto della Città.

Lei ha così commentato:

"Guardando i volti di molti di questi ragazzi che, sul palco del Teatro Da Ponte, sono impegnati a far rivivere i Suoni di guerra non posso non pensare che hanno la stessa età di quelli che al fronte, un secolo fa, non tenevano tra le mani uno strumento musicale, ma imbracciavano un fucile.

Un’ intera generazione fu annientata dalla furia sterminatrice della prima guerra mondiale. E ora siamo qui a ricordare con commozione quegli eventi attraverso l’intensità di espressioni artistiche come la musica e l’arte figurativa capaci di muovere dentro di noi emozioni profonde.

Credo che questo impegnativo spettacolo sia perfettamente riuscito nel mettere in luce lo stretto legame tra l’ immane forza devastatrice della guerra e la dissoluzione dei modelli codificati nel mondo dell’arte.

Sancita definitivamente la fine della belle epoque le esperienze artistiche dei primi del Novecento manifestano la loro carica distruttiva nei confronti dei valori della società borghese e delle sue espressioni culturali. È l’ inizio della Modernità.

Suoni di guerra ci ha permesso di riflettere su come l’arte proceda seguendo la logica e la casualità della storia costituendo una trama inesorabile in grado di darci risposte su chi siamo e verso quale direzione stiamo andando".

E per concludere, la preside Letizia Cavallini:

"Sono molto soddisfatta del risultato raggiunto, sia per la valutazione del progetto in ambito regionale, poiché si è collocato 28° in graduatoria su circa 250 progetti, sia, in modo particolare, perché ha rappresentato l’occasione, per esprimere uno dei principali obiettivi a cui la scuola è chiamata ossia permettere ai nostri giovani non solo di apprendere conoscenze e abilità in un contesto formale, ma di esercitare le proprie competenze utilizzando, competenze disposizionali e quanto appreso anche in ambito informale e non formale.

Credo sia stata data ai ragazzi, in rapporto all’età, la possibilità di manifestare e mobilitare quella che fra le competenze chiave europee viene definita come “CONSAPEVOLEZZA ED ESPRESSIONE CULTURALE” ovvero la consapevolezza dell’importanza dell’espressione creativa di idee, esperienze ed emozioni grazie ad un’ampia varietà di mezzi di comunicazione, quali la musica, le arti dello spettacolo, la letteratura e le arti visive.

Credo che gli alunni abbiamo avuto consapevolezza di come il pensiero di un’epoca, di un contesto storico, si rappresenti e trovi la propria essenza, sia nell’analisi dei movimenti artistici che in questo caso hanno preceduto il conflitto mondiale, sia nelle testimonianze storiche, come i canti di guerra, magistralmente eseguiti dal coro Col di Lana diretto dalla maestra Sabrina Carraro, sia nelle musiche dell’epoca e infine nella stessa progettazione e realizzazione della manifestazione.

Come dirigente non posso non essere orgogliosa nell’osservare con quanta passione docenti di più discipline, storia, storia dell’arte, italiano abbiano contribuito con la loro professionalità alla realizzazione di un progetto trans disciplinare, aiutando i ragazzi nella scelta e nella rifinitura dei testi e del file rouge del percorso artistico-storico-musicale che è stato rappresentato.

Questa sinergia del tutto naturale e, devo sottolinearlo, “senza alcun onere”, come ormai si deve recitare, per l’amministrazione è testimonianza che l’apprendimento per compiti significativi, l’apprendimento che vede attori del proprio percorso gli studenti, appassiona anche i docenti, forse impegna di più, ma di sicuro emoziona e gratifica.

I nostri alunni e gli alunni degli istituti comprensivi hanno suonato accompagnati da insigni maestri in una orchestra filarmonica di oltre 70 elementi costituita da allievi, ex allievi, professori nel ruolo di maestri di musica e amici del Flaminio. Credo sia stata per loro un’esperienza significativa ed eccezionale.

A questa orchestra abbiamo dato un nome che vuole essere auspicio di continuità: Orchestra Filarmonica Flaminio.

Ringrazio quindi il Prof. e direttore d’orchestra Pagotto e la prof.ssa Bet che hanno creduto in questo bellissimo progetto.

Ringrazio inoltre il coro Col di Lana nel suo direttore maestra Sabrina Carraro, i colleghi dirigenti e i docenti tutti".

 

 



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