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19 agosto 2018

Agenda

La tartaruga rossa.

Rassegna "Cinema e Ambiente 2018"

Spettacolo - Teatro - Cinema

quando 13/03/2018
orario Dalle 21:00 alle 23:30
dove Vittorio Veneto
Multisala Verdi, via Lioni, 8 - Vittorio Veneto
prezzo Euro 5.00
info cinemaeambiente@gmail.com
organizzazione Associazione culturale "Cinema e Ambiente"
sito web https://goo.gl/dlKctO

La tartaruga rossa
film d'animazione, Belgio 2016, 80', colori
Regia di Michael Dudok de Wit
Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2016

La trama, in breve, racconta di un naufrago. Un uomo di cui non sappiamo nulla e che si ritrova, solo, su un’isola. I suoi tentativi di fuga vengono puntualmente vanificati da un’enorme tartaruga rossa. Il tempo che dovrà passare in quel luogo, fuori dal tempo e dallo spazio, sarà perciò più lungo del previsto.

La tartaruga rossa è il primo lungometraggio di De Wit dopo una serie di ottimi corti. Il suo è un cinema di puro amore per l’animazione, una forma d’arte che, nelle mani dei suoi migliori interpreti – come lui – permette una comunicazione emozionale senza compromessi. Figlio del cinema di Jurij Norstein, di Silvain Chomet e di Takahata, De Wit incarna alla perfezione quel filone tutto francese di un cinema d’animazione in cui si preferisce che a parlare siano le immagini (e il loro portato emozionale) e non i dialoghi. Non a caso La tartaruga rossa è un film non parlato, fatto di immagini, suoni, musiche. Un cinema dei primordi, forse, in cui le componenti di accumulo sono azzerate, lasciando quindi un’essenzialità che manca al cinema di oggi. Da questo punto di vista La tartaruga rossa è decisamente vicino alle suggestioni e al modo di raccontare di un altro grande film animato, L'illusionista di Chomet, mantenendo comunque una propria indipendenza visiva e concettuale.

Il film co-prodotto dal giapponese Studio Ghibli è una grande metafora della vita, dei suoi alti e bassi, del suo scorrere inesorabile. La vita del protagonista equivale, con le dovute proporzioni, a quella di ciascuno di noi: un percorso fatto di scossoni, rabbia, amore, nostalgia, noia. De Wit, coadiuvato da Takahata, costruisce momenti di pura poesia visiva, alternando sequenze oniriche (magnifiche quelle in cui sogna di fuggire attraverso un ponte immaginario, o quando è divorato dal senso di colpa nei confronti della tartaruga) ad altre dal forte impatto emozionale (lo tsunami, l’addio al figlio, i teneri momenti in cui la famiglia si stringe attorno al proprio amore). Il tutto accompagnato da una regia esemplare, minimale, delicata e, naturalmente, un’animazione notevole, capace di mescolare con fluidità tecnica tradizionale a quella in computer grafica.









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