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18 giugno 2018

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Il territorio del Prosecco Docg mette al bando il glifosate. Anche se per il dirigente Ulss "fa male quanto una bistecca"

Stefania De Bastiani | commenti |

SAN PIETRO DI FELETTO - L’Europa, a novembre, ha dato il via libera all’utilizzo del glifosate in agricoltura per altri cinque anni. Oggi, i 15 Comuni appartenenti all’area del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, ne hanno bandito l’uso. Non solo sui vigneti, ma su tutte le culture.

Una “svolta storica, controcorrente e all’avanguardia”: così l’hanno definita sindaci, Ulss, e Consozio del Prosecco Docg, che hanno presentato alla stampa il nuovo regolamento intercomunale di Polizia Rurale, che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2019.

 

Il Glifosate. Il glifosate è una sostanza chimica che, a partire dagli anni Settanta, è stata utilizzata come erbicida in agricoltura. Lo IARC (Agency for Research on Cancer) l’ha classificata con un A2, che significa probabile cancerogeno per l’uomo. Dall’altra parte, l’EFSA (European Food Safety Authority) e l’ECHA ( Agenzia chimica europea) hanno definito la sostanza non cancerogena. Il dibattito scientifico sulla tossicità di questa sostanza è ancora in atto ma l’inchiesta “Monsanto papers” pubblicata su Le Monde lo scorso giugno e tradotta in Italia da Internazionale ha mostrato come l’azienda Monsanto, multinazionale che deve la sua fortuna proprio al glifosate, abbia fatto pressioni sullo Iarc per farsi consegnare il materiale che aveva riguardante quella sostanza.

 

Non solo glifosate. “Il divieto - ha precisato il sindaco di San Pietro di Feletto Loris Dalto - si estende anche a tutti gli altri erbicidi, eccetto quelli di origine naturale e biologica, salvo nei casi di vigneti giovani entro i tre anni di vita oppure in aree di pendenza dove risulta impossibile l’utilizzo di mezzi meccanici". Le deroghe però non valgono per il glifosate, che sarà bandito in toto.

Quella di oggi è stata definita dal presidente della Docg Innocente Nardi e dai sindaci del territorio “una tappa di un percorso cominciato da tempo”. “Già nel 2013 - hanno riferito - con l’aggiornamento del Regolamento Intercomunale di Polizia Rurale nella sezione sui prodotti fitosanitari era stato introdotto il divieto di usare quei prodotti fitosanitari e prodotti ad attività erbicida che portassero in etichetta quelle frasi di rischio con effetti cronici sulla salute dell’uomo”. Peccato però che, gli erbicidi con effetti cronici sulla salute, nel 2016 (ultimo anno di cui sono disponibili i dati) siano stati stra-venduti, in provincia. Ed è strano pensare che siano stati acquistati e non utilizzati.

 

Nella sola provincia di Treviso nel 2016 sono stati venduti 469.816 Kg di erbicidi, di cui il 47,26% a base di glifosate e il 52,74% di altre sostanze che - come ha reso noto il WWF Alta Marca - sono molto più pericolose del glifosate, poiché hanno effetti cronici sulla salute, effetti cioè che si manifestano diversi anni dopo l’esposizione. “Il glifosate è solo l’erbicida più venduto in provincia, non quello che fa più male - aveva precisato Gilberto Carlotto del WWF Alta Marca rendendo noti nomi e frasi di pericolo degli erbicidi - Ci sono altri principi attivi che hanno effetti cronici per la salute e vietare solo il glifosate significa un probabile incremento dell’utilizzo del restante”.

Dunque, perché bandire in toto proprio il glifosate?

“Il dibattito - ricorda il sindaco Dalto - era nato all’indomani dell’adozione da parte di cinque Comuni - Conegliano, Vittorio Veneto, Colle Umberto, San Pietro di Feletto e Tarzo - di ordinanze che vietavano, temporaneamente fino al 31 dicembre 2017 (e ora prorogate fino al 31 dicembre 2018), l’uso di prodotti contenenti glifosate. Questo in seguito alla presenza di glifosate in un pozzo a Conegliano”.

Secondo il direttore sella struttura Servizio Igiene e sanità pubblica dell’ex Ulss7 Sandro Cinquetti, il glifosate fa male quanto una bistecca: “La sostanza è classificata dallo Iarc con una cancerogenità A2, la stessa della carne rossa”.

“La nostra è un’azione fatta per rispondere alle preoccupazioni della gente - spiega il presidente Nardi - Ma non c’è nulla di cui preoccuparsi: mio figlio, i nostri figli, corrono tranquilli sui colli del Prosecco. Questo territorio non è peggiore degli altri e, anzi, credo che siamo i primi in Italia e in Europa a rendere concreta un’azione come questa, a favore del territorio e dei cittadini”.

 

Saranno fatti dei controlli?

“Saranno formate della squadre di polizia ad hoc, che agiranno sul territorio e faranno sì che il regolamento venga rispettato”, ha spiegato l'assessore all'ambiente di Conegliano Claudio Toppan. “Le vendite sono tracciabili - ha precisato Nardi - quindi chi acquista glifosate rischia grosso”. Per Cinquetti non c’è bisogno di controlli: “E’ come il divieto del fumo: non ci sono i poliziotti che guardano se qualcuno fuma in un locale pubblico, eppure nessuno lo fa”.

Di avviso opposto Carlotto del WWF Alta Marca: “Se l’Europa ha dato il via libera all’utilizzo di glifosate e i Comuni e il Consorzio hanno scelto di vietarlo è una cosa positiva, ma dovranno aspettarsi i ricorsi da parte degli agricoltori, che avranno il diritto di ricorrere al Tar poiché la legge non vieta l’utilizzo di questi erbicidi. Sindaci, Consorzio e Ulss devono dare un motivo valido per abolire il glifosate, e dire che nuoce alla salute lo sarebbe. Inoltre - conclude Carlotto - come possono mettere in atto un apparato di controllo così imponente? Ci vorrebbero anni”.

 

Il territorio del Prosecco, candidato a diventare patrimonio dell'Unesco, è da tempo teatro di manifestazioni, malcontenti e accuse contro l'abuso di fitofarmaci in agricoltura. Sono numerosi i cittadini malati di cancro che, vivendo tra i vigneti, additano le sostanze chimiche come causa della loro malattia. 

 



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Stefania De Bastiani

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