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19 dicembre 2018

Economia e Finanza

Ti saluto chef stellato, ora ho una nuova moda: la bitcoin-mania

Alberto Prior | commenti |

Ti svegli una mattina e scopri finalmente che anche la moda dello “Chef stellato” sta ormai tramontando, ma che le centinaia di esperti cuochi stanno ora passando il testimone a dei nuovi specialisti: i Trader. Restandomene allora sulla ruota panoramica per scrutare dall’alto la sagra del paese, non posso esimermi nel domandarmi perché abbiamo sempre bisogno di nuovi eroi “altruisti”, che si preoccupano per noi.

 

Ma se allora la “bitcoin-mania” è la nuova moda e se si dice in generale che il banco vince sempre, mi chiedo quindi se è veramente possibile concretizzare un investimento sano su questi nuovi Asset di marcato. Evitando allora di perdere tempo su sciocchezze di presunti schemi ponzi, mi soffermerei nel riflettere su come molti stiano urlando alla bolla speculativa, paragonandola a quella della dotcom del 2001. Anche se non la vedo cosi nera, esistono in effetti alcune caratteristiche tipiche delle bolle come il principio della “sostituzione”, il “takeoff” e ovviamente “l’esuberanza” che sta alimentando il trend di crescita.

 

Se infine poi ci aggiungessimo la paura collettiva di non partecipare al banchetto, allora il quadro sarebbe completo. Ma se il grande dilemma odierno sta nel capire il livello di guadagno, nonché di rischio su un potenziale investimento, allora dove conviene puntare? Per partire potremmo definire le criptovalute come delle monte virtuali, i cui movimenti sono regolamentati da un grande libro contabile chiamato “blockchain”.

 

Una delle particolarità di questi oggetti che li rende perfetti per il mercato speculativo, è la grande volatilità, che tra fiducia e sfiducia ne fa oscillare il prezzo. E’ ovvio che in questo caso il tipo di investimento dovrebbe essere a breve termine, magari utilizzando le opzioni binarie. D’altro canto la maggior criticità che vedo su questa tipologia di trading è che comunque ad oggi non esiste per gli organi di vigilanza una normativa ufficiale su cui lavorare.

 

Per esempio se venisse eseguita una vera estensione delle normative antiriciclaggio, che ricordiamo non permettono l’anonimato sulle transazioni e regolano i volumi sugli spostamenti dei capitali, è probabile che il valore delle criptovalute scenderebbe a picco vanificando così gli investimenti di molti risparmiatori principianti o poco attenti.

 

L’investimento a lungo termine dovrebbe essere invece fatto sul modello operativo che sta alla base, ovvero le blockchain.

 

Per restare nello stesso contesto si potrebbe valutare un investimento su più criptovalute, che ricordiamo essere solo una delle tante applicazioni per queste tecnologie, augurandosi che una di queste possa imporsi rispetto alle altre (quello che sta avvenendo per esempio per Bitcoin).

 

Alla lunga, il rendimento sarà la risultante della capitalizzazione totale in rapporto al numero di monete, che sappiano essere finito. Per usare un paragone, a parità di numero di treni (numero di criptovalute), più lunga sarà la rete ferroviaria (estensione della blockchain), maggiori saranno le stazioni collegate.

 

Questo permetterà un aumento degli spostamenti (numeri di transazioni) e quindi una sempre maggiore sicurezza da parte della gente nell’arrivare a destinazione (fiducia nell’utilizzo). L’ultimo scenario che mi sentirei di proporre riguarda invece il classico investimento sul mercato azionario. Considero questo tipo di trading sicuramente più sicuro, ma, come dice il vecchio Buffet, devono sussistere due principi: conoscere il proprio investimento e diversificarlo sul mercato.

 

Ad oggi esistono molteplici start-up quotate che stanno adottando la tecnologia blockchain al fine di trasformare o imporre nuove tipologie di applicazione. A fianco a queste esistono poi vecchie aziende veterane nelle logiche di mercato, che stanno modificando il proprio modello di business a favore della nuova tecnologia. Occorre quindi conoscere queste realtà, verificandone la salute e ponderando un investimento oculato pur sempre con l’idea di puntare su più realtà e quindi ridistribuendo il rischio.

 

Per concludere ritengo che se anche siamo lontani dalle scene da film in cui la transazione di milioni di dollari avviene in tempo reale premendo un tasto, la strada iniziata sia comunque giusta. Se qualcuno infine mi chiedesse se investirei tutto su bitcoin, potrei rispondere che lo farei con lo stesso livello di serenità con cui in un casinò punterei tutto il mio patrimonio sull’anno della mia nascita.

 



Alberto Prior

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