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25 novembre 2017

Conegliano

Trent'anni al killer di Irina, la mamma in lacrime: "Speravamo nell'ergastolo"

L'amarezza della madre della 20enne, uccisa al sesto mese di gravidanza

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IRINA BAKAL MIHAIL SAVCIUC

CONEGLIANO - Trent'anni di reclusione: questa la sentenza di condanna pronunciata nel pomeriggio di ieri, venerdì 10 novembre, in Tribunale a Treviso, dal giudice, dott.ssa Piera De Stefani, nel procedimento penale che vedeva alla sbarra Mihail Savciuc, il 19enne di origine moldava assassino reo confesso dell'ex fidanzata e connazionale Irina Bacal, vent'anni, residente a Conegliano, e del bimbo che la ragazza, incinta al settimo mese, portava in grembo e che era anche figlio suo, come comprovato dall'esame del Dna: l'orrendo crimine è stato perpetrato la sera del 19 marzo scorso e poi l'omicida ha anche occultato il corpo in un boschetto nel Vittoriese.

 

Per l'imputato, accusato di omicidio pluriaggravato dalla premeditazione e di occultamento di cadavere, nella sua arringa finale il Pubblico Ministero, Mara Giovanna De Donà aveva chiesto l'ergastolo “abbonandogli” la misura dell'isolamento diurno come sconto di pena di cui Savciuc aveva diritto, avendo i suoi legali chiesto il rito abbreviato, peraltro semplice e non condizionato all’espletamento di una perizia psichiatrica, istanza respinta nella precedente udienza dal giudice.

 

Giudice che però, dopo tre ore di camera di consiglio, ha deciso per la condanna a trent'anni di reclusione, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici: la dott.ssa De Stefani ha anche accolto la richiesta del legale della famiglia di Irina, Avv. Andrea Piccoli, del Foro di Treviso, per il risarcimento dei danni da liquidarsi in sede civile, ma accordando una provvisionale già esecutiva di 200mila euro a favore della mamma Galia e di 80mila euro per la sorella Cristina, costituitesi parte civile.

 

La sentenza tuttavia ha lasciato l'amaro in bocca alla famiglia: oltre alla mamma e alla sorella, era presente anche la zia di Irina, Tamara. Le tre donne erano affiancate dal loro legale, l'avvocato Piccoli, e da Diego Tiso, consulente personale di Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione di ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, a cui i familiari della vittima si sono affidati per ottenere giustizia e che ha collaborato da vicino con il loro penalista.

 

Speravamo nell'ergastolo” ha detto Galia, visibilmente provata, anche per il fatto di essersi trovava per la prima volta dopo l'omicidio faccia a faccia con l'assassino della figlia, che ha presenziato in aula per l'udienza finale e la lettura della sentenza. Un'amarezza legata non tanto all'entità della pena, “che rappresenta una condanna rilevante, praticamente il massimo, considerata anche la giovane età dell'assassino - osserva il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò, che ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Procura - A lasciare perplessi è stato il fatto che giudice non abbia ritenuto di riconoscere la premeditazione”.

 

La stessa amarezza espressa dall'avvocato Piccoli: “Se non è premeditazione questa, non so quando mai si possa contestare” ha commentato, alludendo in particolare alla perizia informatica sullo smartphone del killer, che il giorno stesso dell'omicidio aveva condotto numerose ricerche in Internet su come uccidere una persona e come evitare di essere scoperto.

 

“Fra tre mesi sarà depositata la sentenza e allora decideremo il da farsi” ha concluso l'avvocato Piccoli, che tuttavia si è visto accogliere anche le sue richieste per un'altra imputazione che non è stata sin qui “messa in conto” al giovane, quella di procurato aborto: al riguardo, il Giudice ha ritrasmesso le carte al Pm perché proceda. Per Savciuc potrebbe significare un'ulteriore condanna, da quattro a otto anni, da cumulare ai trenta già ricevuti.

 

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