18 agosto 2019

Treviso

Trevigiani “bifolchi atavici". Rocco: «Rete 4 chieda scusa»

Davide Bellacicco | commenti |

nicolò rocco

DOSSONLa pantomima cui siamo stati esposti offende i trevigiani. Ho apprezzato quando il Presidente Zaia ha difeso i veneti da chi li accusava di alcolismo atavico. Allo stesso modo dico a tutti gli italiani che i trevigiani non sono bifolchi atavici: sono cittadini civili che stanno vivendo dignitosamente e con la giusta preoccupazione la situazione della Caserma Serena».

Reagisce piccato il consigliere comunale di maggioranza del capoluogo, Nicolò Rocco (PD) ai non propriamente cortesi (e forse neanche troppo profondi) commenti che hanno dipinto la Marca come culla di ignoranza, in diretta su un network nazionale. La definizione, più volte ripetuta nel corso del contenitore serale di attualità condotto da Giuseppe Brindisi e fino ad alcune settimane fa da Paolo Del Debbio, nell’edizione dedicata all’emergenza profughi di Dosson di Casier, ha irritato, e non poco, gli amministratori locali.

«Abbiamo assistito con sconcerto alla trasmissione di Rete 4 sulla Caserma Serena, due ore di insulto alla nostra città e ai trevigiani. Siamo contrari ai grandi assembramenti di migranti, siamo arrabbiati per il fallimento dell'accoglienza diffusa e chiediamo trasparenza e sicurezza. Sono i sentimenti legittimi di una popolazione civile, in cui i valori dell'accoglienza e della solidarietà sono radicati, anche se messi in difficoltà. Ogni trasmissione ha la linea editoriale che ritiene, ma abbiamo il diritto di dire che come trevigiani ci sentiamo offesi e che quella rappresentazione è profondamente lontana da una città fatta di grandi lavoratori, persone di cultura e realtà associative ricche di valori», spiega Rocco che denuncia: «Prima della diretta mi sono recato sul posto, e ben prima del collegamento, ho visto con stupore che l'inviato dava indicazioni ad una quindicina di presenti, con tanto di suggerimento su toni e contenuti quasi fossero comparse. Chi, come me, si reca quotidianamente in Via Zermanese per parlare con i residenti, non ha mai sentito simili toni artefatti».

Che “Dalla Vostra Parte” non fosse il più politically correct dei programmi tv un sospetto già lo avevamo (e forse l’intenzione degli autori sta proprio nel rompere gli schemi) e che i relativi conduttori, inviati e improvvisati testimoni del giorno non siano dotati di un autocontrollo degno del miglior Pippo Baudo degli anni d’oro è così lampante da non concedere neanche il beneficio del dubbio. Il problema sorge quando si cerca di fare per paradosso in uno spazio di approfondimento tematico una trattazione superficiale di questioni drammaticamente complesse, con tutto ciò che ne deriva in fatto di distorsione di una realtà agli occhi dell’opinione pubblica o quando si supera il limite e si passa alle offese gratuite, neanche legate all’adesione a paradigmi politici (segno comunque di risibile eleganza), ma su base territoriale: i trevigiani (in quanto tali) sono «bifolchi atavici» e c’è poco da ragionare con loro. Ancora peggio se le offese gratuite giungono in presenza di concittadini che, a loro volta, non fanno molto per evitare coloriti epiteti. Deve meravigliare la tv che cerca l’audience ad ogni costo? No, vi siamo abbondantemente abituati, ma è un fenomeno che ci interroga in prima persona se quel tipo di format supera il 6% di share in una fascia pre-serale e in un canale relativamente poco frequentato.  Dopo tutto, anche il telecomando può essere uno strumento di democrazia.

 



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Davide Bellacicco

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