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26 giugno 2017

Trivelle

- Tags: referendum, petrolio, ambiente, mare, energia

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Marco Zardetto | commenti |

Quand'ero adolescente, un'amica mi rivelò di avere un cugino soprannominato "Trivella". Era allora evidente che per il ragazzo in questione non si sarebbero mai poste questioni ambientali o paesaggistiche né mai si sarebbe promosso un referendum atto a limitarne le attività, fossero esse prospettiche/esplorative o di esercizio continuativo.


 


Scherzi a parte, il 17 aprile gli italiani dovranno decidere se abrogare o meno la norma che ha esteso le concessioni di sfruttamento dei giacimenti di petrolio/gas naturale nel sottosuolo marino, entro 12 miglia (circa 19 Km) dalla costa, fino ad esaurimento dei giacimenti stessi, concessioni che solitamente vengono rilasciate per periodi determinati (ad esempio 10 o 20 anni) e poi eventualmente rinnovati sempre "a scadenza fissa".


Il meccanismo referendario è noto: se i votanti non raggiungeranno il 50%+1 degli aventi diritto la consultazione non avrà alcun valore, se invece il quorum sarà superato la vittoria dei SI' abrogherà la norma suddetta, la vittoria dei NO la lascerà immutata.


 


Entriamo nel merito. Attualmente l'Italia estrae combustibili fossili sia in terraferma, sia offshore, cioè in mare, entro e oltre le 12 miglia ma, sottolineiamo, il quesito riguarda solo le piattaforme e i pozzi entro il suddetto limite. Secondo dati forniti da Legambiente, questi impianti forniscono circa il 27% del gas e il 9% di petrolio della produzione italiana ma solo il 3% e 1% dei consumi di gas e di petrolio. Questo, ovviamente, perché l'Italia importa dall'estero gran parte dei combustibili di cui necessita (e, aggiungo a margine, importa anche il 14% dell'energia elettrica che consuma).


Si tratta quindi di capire se e in nome di che cosa siamo disposti a rinunciare allo sfruttamento economico di queste risorse.


 


Paesaggio e turismo. La presenza di trivelle "vicino" alla costa potrebbe deturpare il paesaggio o almeno danneggiare l'immagine delle località balneari italiane soprattutto nella mente dei turisti stranieri. Non è certo un bel biglietto da visita e avrebbe ripercussioni negative sull'industria turistica, così importante nel nostro Paese.


D'altro canto è utile ricordare che pozzi e piattaforme esistono già al largo delle nostre coste ma non sono a conoscenza di potenziali turisti che hanno rinunciato alle loro vacanze per questo motivo.


 


Ambiente. Ben più gravi potrebbero essere le conseguenze di un incidente con fuoriuscita di petrolio in mare. I danni ambientali, specialmente in un mare chiuso come l'Adriatico, potrebbero essere gravissimi. In aggiunta, le ripercussioni sul turismo sarebbero certe, pesantissime e destinate a durare per un lungo periodo. Per non parlare del settore della pesca.


Si potrebbe obiettare che l'ipotetico incidente potrebbe manifestarsi su un impianto oltre le dodici miglia (non oggetto di referendum) ma sembra ragionevole pensare che, tanto più lontano dalla costa dovesse accadere, tanto più semplice potrebbe essere il contenimento del danno.


 


Occupazione. I sostenitori del NO affermano che, passasse il SI', tra occupati diretti e dell'indotto si perderebbero migliaia di posti di lavoro. Purtroppo questa e una certezza dolorosa che non si può negare. Resta da capire se un sicuro sacrificio di alcuni oggi possa scongiurare un più grande eventuale sacrificio di altre categorie (ripenso alla pesca e al turismo), qualora accadesse qualcosa di grave (cosa che potrebbe anche non verificarsi mai).


 


Riflessioni generali. Come accadde nel 1987 con il referendum sul nucleare, anche questa volta questioni di politica energetica, ambientali, occupazionali ecc.. si intrecciano in un groviglio dal quale non è facile districarsi.


L'energia è materia che mi sta molto a cuore. Non è facile, non ci sono soluzioni giuste a priori ma sarebbe necessario, ponderate tutte le possibilità, seguire una strategia chiara e univoca riguardo alla politica energetica nazionale. Purtroppo, la nostra classe politica dimostra una volta di più di non avere una visione strategica in campi che sono vitali per ogni Stato. Dalla loro incapacità, miopia e spesso ignoranza sono nati i dubbi che ciò che era stato scelto non sia poi così giusto. Adesso ci dicono: decidete voi! Visto il periodo appena trascorso non è poi strano che mi venga in mente Ponzio Pilato...


Non giustifichiamo la loro indolenza comportandoci come loro! Ricordiamoci il primo articolo della Costituzione: "...La sovranità appartiene al popolo..."!


 


Buon voto a tutti.




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Marco Zardetto

Insegnante di Fisica da una quindicina d'anni. Di formazione cattolica ma attualmente agnostico, politicamente non ho bandiere, tendenzialmente lib-lib-lib. Né single né sposato. Piuttosto riservato.


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