19 ottobre 2019

Esteri

Turchia pronta a invadere il nord della Siria

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La Turchia "lancerà presto un'operazione militare nel nord est della Siria da tempo programmata" e le truppe americane non saranno più "nell'area circostante" quando questo accadrà. Lo ha reso noto la Casa Bianca, dando conto di una telefonata tra il presidente americano, Donald Trump, e il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, nella quale i due leader hanno discusso del conflitto in Siria e stabilito di incontrarsi a novembre a Washington. In una dichiarazione la portavoce Stephanie Grisham, ha aggiunto che da ora non poi sarà la Turchia, e non gli Stati Uniti, "ad essere responsabile per tutti i combattenti Is" provenienti da "Francia, Germania ed altre nazioni europee" che sono stati "catturati negli ultimi due anni dopo la sconfitta del califfato territoriale ad opera degli Stati Uniti"

 

L'operazione militare turca preoccupa l'Unione Europea e l'Onu. "Le ostilità rinnovate nel nordest della Siria non solo esacerberanno solo le sofferenze dei civili, ma mineranno anche gli sforzi politici che noi sosteniamo", ha affermato la portavoce del Seae Maja Kocijancic, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. Mentre il coordinatore umanitario dell'Onu per la Siria, Panos Moumtzis, ha ammesso che le Nazioni Unite si "preparano al peggio". "Non sappiamo quello che accadrà", ha detto da Ginevra. "Siamo determinati a garantire la sicurezza della Turchia ripulendo la regione dalla presenza dei terroristi. Contribuiremo a portare sicurezza, pace e stabilità alla Siria", ha scritto su Twitter il capo della diplomazia turca, Mevlut Cavusoglu.

 

"Abbiamo sostenuto l'integrità territoriale della Siria sin dall'inizio della crisi (nel 2011) e continueremo a farlo", ha aggiunto . Sulla stessa linea il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, per il quale la ''Turchia continuerà a combattere contro Daesh (acronimo arabo dell'Isis) e non permetterà il suo ritorno in alcun modo e sotto alcuna forma''. La "sicurezza dei confini" e il "ritorno dei profughi" sono gli obiettivi di un'eventuale nuova operazione militare turca nel nord della Siria, aveva scritto precedentemente, spiegando che il piano per la zona sicura ha due scopi: mettere in sicurezza i nostri confini eliminando gli elementi terroristici e garantire il ritorno sicuro dei profughi".

 

L'intervento di Kalin è una risposta alle Forze democratiche siriane (Fds), secondo le quali un ritiro delle forze americane dal confine tra Siria e Turchia potrebbe creare un vuoto nella sicurezza e ''annullare gli sforzi compiuti con successo per sconfiggere l'Isis''. L'obiettivo di Ankara è quello di costruire una ''zona sicura'' al confine tra Siria e Turchia che ''avrà due obiettivi: garantire la sicurezza dei confini turchi eliminando i terroristi e permettere il ritorno dei rifugiati nelle loro case'', ha detto Kalin. Ankara, ha aggiunto, ''non ha interesse nell'occupazione o al cambiato della demografia''.

 

In una serie di tweet diffusi nelle ultime ore non mancano accuse anche per il leader turco Erdogan e il Centro per il coordinamento e le operazioni militari delle Fds afferma che un "attacco turco" rischierebbe di annullare i successi nella lotta all'Isis e di fare della Siria una "zona di conflitto permanente". Le Fds ricordano di aver rispettato gli impegni previsti dall'"accordo sul meccanismo di sicurezza, smantellando le fortificazioni militari tra Tell Abyad e Ras al-Ayn, ritirando le unità di combattimento con le armi pesanti" dalle zone lungo il confine con la Turchia.

 

"Tuttavia - affermano - le minacce di Erdogan hanno come obiettivi quelli di cambiare il meccanismo di sicurezza in un meccanismo di morte, di fare sfollati tra la nostra gente e trasformare la regione sicura e stabile in una zona di conflitto e guerra permanente". "Mentre la comunità internazionale cerca una soluzione politica per la Siria - aggiungono le Fds - il popolo siriano soffre da anni per la guerra"

 

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