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23 giugno 2018

Nord-Est

Uccisa a 38 anni dall'ex, i familiari: "Non vogliamo vedere in faccia l'assassino"

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“Non vogliamo vedere in faccia quell’assassino”. I familiari di Maria Archetta Mennella - la 38enne originaria di Torre del Greco, accoltellata a morte dall’ex marito Antonio Ascione la notte del 23 luglio 2017 nell’abitazione di Musile di Piave, nel Veneziano, dove si era trasferita – tengono a precisare le ragioni per le quali hanno deciso di non presenziare all’udienza preliminare tenutasi lunedì in Tribunale a Venezia, in relazione alla richiesta di rinvio a giudizio del Pm nei confronti dell’omicida: il quale, attraverso il proprio difensore, ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato.

 

Una mancata partecipazione che non va in alcun modo interpretata come un disinteresse, tengono a chiarire i congiunti della vittima, che infatti hanno voluto lanciare un segnale forte costituendosi tutti quanti parte civile - compresi i due figli minorenni rappresentati dalla zia materna Assunta su autorizzazione del giudice tutelare - per il tramite del proprio penalista, l’Avv. Alberto Berardi, del Foro di Padova, con cui collabora nell’assistenza della famiglia Mennella anche Studio 3A.

 

I Mennella sapevano che sarebbe stato in aula anche il killer, “e non volevamo in alcun modo vederlo e guardalo negli occhi”: una reazione più che comprensibile, considerato il crimine vile ed efferato commesso dal 44enne pizzaiolo di Torre del Greco, a cui viene contestato l’omicidio con diverse aggravanti (premeditazione, futili motivi, vincolo di parentela, contro persona incapace di difendersi, essendo avvenuta l’aggressione mentre Mariarca era a letto che dormiva), ma a anche il reato di minacce aggravate, avendo minacciato di morte l’ex moglie con un coltello pochi giorni prima del crimine. Non solo. Dietro c’è anche un’esigenza di tutela nei confronti dei figli minori di Maria Archetta, che si sta cercando di proteggere il più possibile da un processo che per loro sarebbe straziante, considerato che si discute dell’assassinio della loro mamma e che alla sbarra c’è il loro padre.

 

“Abbiamo piena fiducia nel nostro legale e in Studio 3A” concludono i Mennella, ricordando infine anche il limite della distanza: Venezia, dove si celebra il processo, dista 800 km da dove risiedono i familiari di Mariarca, un viaggio lungo e costoso per una famiglia che non naviga certo nell’oro e che deve pensare anche al mantenimento dei due ragazzi rimasti di fatto orfani. La battaglia dei congiunti della vittima, con l’Avv. Berardi e Studio 3A, infatti, è tesa ad ottenere non solo una pena esemplare per l’imputato, e comunque commisurata alla estrema gravità del crimine commesso, ma anche un risarcimento che possa garantire ai due giovanissimi un futuro, la possibilità di continuare gli studi, una prospettiva di vita migliore di quella che hanno avuto finora.

 

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