21 agosto 2019

Nord-Est

Un laser sulla Diga del Vajont

A 50 anni dalla tragedia, lluminata la diga più triste d’Italia

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LONGARONE – Il 2013 sarà un anno per ricordare. E’ infatti passato mezzo secolo dalla tragedia del Vajont avvenuta nel 1963. In attesa delle riflessioni e dei ricordi di un “olocausto” dovuto alla superficialità, all’indifferenza, alla sete di potere, prestigio (e soldi) degli uomini, il 5 marzo, la diga del Vajont è diventata una tela naturale su cui proiettare un dramma. Al crepuscolo, un cannone-laser ha trafitto con un raggio di luce della lunghezza di 15 chilometri, la Diga del Vajont.

L'evento è stato inserito nel programma delle Celebrazioni del Cinquantennale del Vajont, che una cordata di enti e associazioni ha in programma di realizzare nel 2013.

“La grande Diga del Vajont – spiega il critico Gianluca D'Incà Levis - è un muto monumento grigio, che da mezzo secolo rappresenta la Tragedia. Diga è sbarramento invalicabile, chiusura. Pensare ad altre cose, cose nuove, in questo luogo, con questa storia, su questi segni, è difficile. Migliaia di persone vengono qui, ogni anno, in queste terre alte, a vedere. Vedere il simbolo dell'evento incommensurabile. Tutti guardano giù. Pochi provano ad immaginare un segno nuovo, sopra alla diga. E la diga rimane, ancora e sempre si erge, greve, e ogni cosa è sotto alla diga. L'opera di Stefano Cagol è semplice, diretta ma ha un rimando metaforico. La sua luce pulsante è un vettore, porta via lo sguardo, verso l'alto, il cielo, verso e oltre le vallate strette. Nessuno può fuggire la memoria. E nessun uomo può accettare una morte perenne. L'uomo vive. La luce deve venire.”

edr

 

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