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17 ottobre 2018

Benessere

Università: connessi a Google in test Medicina, esposto e class action.

AdnKronos | commenti |

Palermo, 20 set. (AdnKronos Salute) - Una class action e un esposto alla procura per "tutelare il diritto allo studio". A presentarli oggi a Palermo sono stati i legali dello Studio Leone-Fell, secondo i quali in tutta Italia almeno un migliaio di candidati ai test d'ingresso alla Facoltà di Medicina dello scorso 4 settembre ha barato, utilizzando dispositivi elettronici per cercare le risposte alle domande della selezione. "Riteniamo che sia a rischio la validità dell'intera procedura e il futuro di migliaia di studenti che resteranno fuori dalla selezione per errori non loro - hanno detto gli avvocati Francesco Leone e Simona Fell, sostenuti dal penalista Andrea Merlo, incontrando i giornalisti - Essendo una selezione nazionale, infatti, quello che succede in una singola sede si ripercuote inevitabilmente anche su tutte le altre, falsando risultati e graduatoria".

I responsabili dello studio legale, con la collaborazione dell'associazione studentesca Rete universitaria nazionale (Run), hanno incaricato Antony Russo, esperto di analisi della Rete che lavora a Londra, e i suoi collaboratori, di verificare quante fossero state, nel momento in cui si svolgeva il test, le richieste poste attraverso i motori di ricerca sugli argomenti delle sessanta domande della selezione. I risultati sono stati sorprendenti.

Nella nona domanda, hanno riferito gli avvocati, si chiedeva di inserire i due ultimi numeri nella sequenza 2-3-7-13-27. Il 4 settembre le ricerche su questa specifica sequenza sono cominciate alle 11.33 e secondo gli esperti di statistica la probabilità che venisse richiesta quella specifica serie di numeri è di una su 622 milioni. Più facile vincere al Superenalotto. La domanda numero 21, sul significato del termine 'frattale', rappresenta un altro esempio: rispetto alla media giornaliera degli ultimi anni, il numero di ricerche registrato durante il test è stato esattamente del 12.423% in più.

"Sosteniamo pienamente - ha affermato il senatore accademico di Palermo Antonio Di Naro, esponente della Run - la battaglia dello Studio Leone-Fell per i diritti degli studenti: non è possibile continuare a far finta che, riguardo a questi test, tutto vada bene. Già autorevoli esponenti politici si sono espressi e c'è da considerare il problema del crescente fabbisogno di laureati in medicina".

Secondo le stime degli esperti ai quali lo studio legale ha commissionato la ricerca, almeno mille candidati avrebbero avuto con sé dei dispositivi connessi a Internet. "La riprova - hanno detto - è in selfie e filmati scoperti in Rete".

Lo studio legale sta continuando a raccogliere segnalazioni giunte da diverse città italiane, riguardanti soprattutto "controlli non uniformi e disparità di trattamento. Senza contare le segnalazioni su domande errate o fuorvianti al vaglio di un team di esperti". "Alcune segnalazioni - hanno concluso Leone e Fell - sono di una gravità inaudita. Ecco perché proseguiremo nella nostra azione e penso che tra breve comunicheremo altre novità".

 



AdnKronos

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