13 novembre 2019

Vado in bagno, partorisco e torno

Categoria: Notizie e politica -

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Emanuela Da Ros | commenti |

Roma, vigilia dell'ultimo dell'anno.

Una donna (forse identificata dalle telecamere, entra nei bagni del McDonald's (quartiere Eur). Indossa stivali, pantaloni e un giubbetto di pelle. Dopo qualche minuto esce dalla toilette e si allontana.

Nel water ha lasciato un bambino.

Chi se ne accorge, poco dopo, avverte la polizia.

Arrivano i soccorsi. Il bimbo, ancora vivo, viene portato nel reparto di neonatologia dell'ospedale Sant'Eugenio. I medici gli danno un nome: Emanuele.

La notizia si diffonde. La gente dimostra la sua solidarietà: compra dei pannolini e glieli porta in dono.

Tutto qui.

Se dovessimo riferire la notizia, tale e quale, avremmo finito.

Abbiamo scritto chi, che cosa, dove, quando. Certo: manca il perché. Ma è facile intuirlo, no?

Non sappiamo chi sia la giovane donna che ha scelto (o dovuto scegliere) di lasciare una parte della sua vita nella latrina di uno dei non-luoghi del mondo: un Mc Donald's. Non sappiamo niente di lei. Probabilmente (questione di ore) le verrà data un'identità e poi verrà denunciata per abbandono di minore, o qualcosa di simile. Di sicuro passerà dei guai.

Per ora, sappiamo solo che - da sola - ha consumato una delle esperienze più forti, belle, emozionanti che ci siano: quella di dare la vita. E sappiamo che lo ha fatto nel posto meno bello, meno emozionante, meno pulito che ci sia: un bagno pubblico. Che l'abbia fatto per disperazione, inconsapevolezza, superficialità, stordimento non lo sappiamo. Ma possiamo immaginare il vuoto. Il vuoto vertiginoso che ha accompagnato questa donna-non-mamma mentre riattraversava una sala unta di consumazioni, mentre magari aspettava un autobus o un metro, mentre cercava di sorzarsi di non stare (troppo) male. Possiamo immaginarla riprendere una vita, una pseudo vita, una vita qualunque con il pensiero fisso di quel figlio che galleggiava nel water. O fose no: non possiamo nemmeno immaginare una cosa simile.

Ci sono episodi, di quasi ordinaria drammaticità, che . per percorrere la quotidianità - dobbiamo rimuovere. Anche dall'inconscio collettivo. Eppure sarebbe bene non farlo: sarebbe il caso, una volta tanto, che ci chiedessimo se abbiamo davvero raggiunto un grado accettabile di civiltà. O se viviamo in un mondo grottesco. Dove l'ex moglie di un tizio qualunque può prendere, ogni 15 minuti (pure quando dorme), la paga mensile di un operaio e dove una giovane donna può partorire in un water, perché tanto una vita vale meno di niente.



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