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20 giugno 2019

Nord-Est

Vajont, "Una spruzzata d'acqua non sarà la fine del mondo"

"Frana pilotata", notaio Chiarelli fece deposizione sull'inchiesta

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LONGARONE - C'è anche la deposizione resa al giudice istruttore Mario Fabbri, il 5 luglio 1967, dal notaio Isidoro Chiarelli agli atti del processo per il disastro del Vajont, depositati presso l'archivio di Stato di Belluno. Deposizione destinata a essere allegata agli atti dell'indagine preliminare aperta dalla procura di Belluno dopo la lettera della figlia del notaio riguardante i presunti contenuti di un dialogo avvenuto nello studio notarile prima della tragedia.

 

Nel verbale raccolto durante l'istruttoria per la strage, pubblicato dal sito www.tinamerlin.it, Chiarelli riferisce al magistrato di aver ricevuto nel suo studio, il giorno 8 ottobre 1963, due clienti, tra i quali un dirigente dell'Enel, per un passaggio di proprietà di un terreno. In quel frangente, i due avrebbero affermato che "i terreni compravenduti il giorno successivo alle ore 21 sarebbero stati buttati in acqua". "La cosa mi sembrò strana - aggiunse Chiarelli nel verbale - e nello stesso tempo preoccupante: essi dissero che avevano fatto l'operazione di acquisto proprio per essere proprietari dei terreni destinati, nel modo che ho detto, alla sommersione".

 

Di fronte ai rischi per chi vi si fosse trovato sopra, i due, sempre stando al racconto del notaio, avrebbero replicato che chiunque sarebbe stato fatto sgombrare e che "una spruzzata d'acqua non sarebbe stata la fine del mondo". Pochi giorni dopo, il 13 ed il 17 luglio 1967, il giudice Fabbri volle ascoltare anche la versione delle persone citate il 5 da Chiarelli, le quali, sostanzialmente, negarono si fosse mai svolto un simile dialogo. Le compravendite sarebbero state parte di un piano avviato dall'Enel in seguito ad una prima frana, nel 1960, spiegò il dirigente, per poter svolgere "una campagna di ricerche e misurazioni". "Non avendo la possibilità di recarmi sul Vajont - concluse il teste davanti al giudice istruttore - nulla sapevo di quanto stava accadendo e perciò escludo di aver potuto parlare di spruzzi d'acqua o comunque di situazioni allarmistiche".

 

"Il discorso reso a verbale da Chiarelli mi sembra destituito di ogni fondamento di verità, dal momento che gli acquisti stipulati quel giorno non erano dettati da particolari ragioni di urgenza e di pericolo, ma si inquadravano in una operazione ben più ampia risalente al 1960 determinata - spiegò il proprietario del suolo - dalla necessità di vietare a chiunque il transito su tali terre, per il pericolo di smottamenti e di cadute nelle crepe apparse sul terreno".

 

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