24/02/2017pioviggine

25/02/2017sereno

26/02/2017velature sparse

24 febbraio 2017

Venerdì 17, è davvero un giorno sfortunato?

"Le superstizioni? Sono la vera religione del popolo" diceva Aldo Busi e non è un caso se molti italiani temono, irrazionalmente, alcuni giorni del calendario. Come quello di oggi, venerdì 17, un giorno considerato ancora carico di sfortuna e portatore di eventi infausti. E se la paura irragionevole di questo numero si chiama eptacaidecafobia - dal greco ἑπτακαίδεκα, 17, e φόβος phóbos, paura - nei Paesi anglosassoni il giorno più temuto è invece venerdì 13.

La superstizione sembra affondare le sue radici nella Grecia antica, dove il numero 17 era aborrito dai seguaci di Pitagora in quanto era tra il 16 e il 18, perfetti nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6. Nella Genesi invece, è scritto che il diluvio universale ebbe inizio il 17 del secondo mese e di venerdì, secondo la Bibbia, sarebbe morto Gesù. Secondo la Cabbala ebraica, il 17 è al contrario un numero propizio, poiché risulta dalla somma del valore numerico delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2), che lette nell'ordine danno la parola tôv 'buono, bene'.

Nel caso in cui non riusciate a sentirvi confortati e temiate sciagure improvvise, di seguito elenchiamo 17 modi (semiseri) per scongiurare l'ansia da venerdì
17: 17 - Ricordate un avvenimento piacevole avvenuto in questo giorno: un matrimonio, una laurea, una nascita.
16 - Tenete a mente quello che, con ironia, diceva Benedetto Croce: "Non credo alla jella, perché credere alla jella porta jella".
15 - Ma non dimenticate neanche la frase di Eduardo De Filippo, secondo cui "essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male".
14 - Telefonate a un amico nato di venerdì 17 e, parlandoci, vi accorgerete che non ha nulla che non va più di quanto non accada ad altri.
13 - Fate affidamento al pragmatismo di un vicino di casa per il quale "è solo un giorno come un altro".
12 - C'è sempre qualcuno che ha preso il suo unico 30 ad un esame all'università in un venerdì 17. Trovatelo, vi conforterà.
11 - Provate a mettervi davanti al civico 17 di una strada qualsiasi e vi accorgerete che chi entra ed esce da là ha una vita soddisfacente, impegnativa o difficile come chiunque altro.
10 - Se avete un singhiozzo fastidioso, cantate la filastrocca "singhiozzo, mio singhiozzo, vai nell'acqua che c'è nel pozzo" accompagnata da 17 sorsi e vedrete che passerà.
9 - Come suggerito dal Cicap, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, fate 'attraversare' il vostro profilo Facebook da un gatto nero: arriverà la mezzanotte e tutto sarà andato come sempre.
8 - Se vivete in Francia - e avete un problema - è il numero (telefonico) che vi salverà: con il 17, infatti, si chiama la gendarmerie.
7 - Quando qualcuno vi dirà che nell'antica Roma era consuetudine incidere sulle pietre funerarie la parola 'VIXI' ('sono vissuto') - il cui anagramma è proprio 'XVII' - ricordategli che 'Roma' allo specchio diventa 'Amor'.
6 - Ci sono giocatori di calcio - come Damiano Tommasi - che indossano da una vita il 17 sulla maglia e segnano ancora, divertendosi e facendo divertire.
5 - E ci sono cantanti che hanno chiamato 'Venerdì 17' un loro album per ricordare che, proprio quel giorno, un precedente CD ('Controcultura') aveva guadagnato la prima posizione in classifica. Chiedere a Fabri Fibra.
4 - In alcuni Paesi dell'Asia orientale esiste la tetrafobia, ovvero la paura del numero 4. Se questo non vi tocca, allora, non siate discriminatori: lasciate in pace il povero 17.
3 - Se non vi bastano questi metodi, non resta che appellarsi agli ultimi due.
2 - Semplicemente, non credeteci.
1 - Anche perché, come insegna la legge di Murphy: "Se qualcosa può andar male, lo farà". Indipendentemente dal venerdì 17.

 



Commenta questo articolo



vedi tutti i blog

I sondaggi - Vota

Otto casi di meningite nella provincia di Treviso. Sei preoccupato?
Partecipa al Sondaggio

In Edicola

copertina del giornale in edicola

Il Quindicinale n.907

Anno XXXVI n° 3 / 16 febbraio 2017

CARLO E COSETTA: UNA VITA CHE E' (QUASI) POESIA

Zarlatàn (de Zèneda) e (quasi) poeta. Carlo se la ride sotto i versi. Nonostante la...censura. Ha iniziato a scrivere versi per “salvarsi”. Ma anche perché, sin da bambino, provava una simpatia particolare per la poesia, che riusciva a imparare a memoria senza fatica. Col tempo, Carlo Piasentin ha fatto di un impulso giocoso una passione fondamentale. Eppure, in casa, ha sempre avuto un giudice severissimo: la moglie Cosetta. Che - ma questa è pura chiacchiera da salotto - lo ha sposato...per allegria

archivio numeri

Grazie per averci inviato la tua notizia

×