09 dicembre 2019

Valdobbiadene Pieve di Soligo

"Vengo solo se mi presentate Zanzotto": quando Camilleri venne nel Nordest

Il papà del commissario Montalbano, volle conoscere a tutti i costi Andrea Zanzotto

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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PIEVE DI SOLIGO – La recente scomparsa dello scrittore Andrea Camilleri ha ridestato in alcuni la memoria di quando, invitato all’evento letterario “Pordenonelegge” nel 2002, accettò di presenziare ma solo a patto di poter incontrare il poeta Andrea Zanzotto di cui ammirare le opere. Ecco il breve racconto del curatore dell’evento Gian Mario Villalta proposto da www.ilfriuli.it, per tributare un omaggio al maestro siciliano.

"Era già famoso quando fu nostro ospite: l'auditorium della Regione di Pordenone era gremito. Camilleri, però, ci teneva a essere riconosciuto come letterato anche dal mondo della cultura e non soltanto dal pubblico che amava i suoi gialli. Questo il motivo per cui chiese, in cambio della sua partecipazione, la possibilità di incontrare il poeta Andrea Zanzotto, con cui andammo tutti a cena. L'ultima volta che lo scrittore siciliano si spinse nel Triveneto fu per ricevere il premio Campiello alla carriera".

Già perché una delle aspirazioni meno note di Andrea Camilleri era di fare il poeta tant’è che ai suoi esordi letterari, era il 1945, alcuni suoi scritti e poesie vennero pubblicate nel rivista letteraria “Mercurio”, periodico prestigioso. “Non volevo diventare uno scrittore – ebbe a dire Camilleri, anni dopo -. Volevo diventare un poeta, mai uno scrittore. Pensavo alla poesia in quanto tale: la poesia è femmina di per sé”. All’epoca 19enne, il giovane scrittore venne immensamente gratificato da questa opportunità vedendosi accostato ai grandi del calibro di Ignazio Silone e Natalia Ginzburg. In un’intervista raccontò di questa sua felice stagione creative e ancora una volta emerge il nome di Zanzotto.

“In quel periodo ebbi delle belle soddisfazioni. Ungaretti mi mise in una sua antologia di giovani poeti, poi ci fu un episodio straordinario che forse ho già raccontato: quello del Premio Lugano, dove concorsi nel 1947 con un gruppo di poesie. Dopo cinque mesi, mi mandarono un fogliettino di carta. La giuria era presieduta da Gianfranco Contini e poi c’erano Carlo Bo, Giansiro Ferrata insomma un po’ di questi nometti. È singolare quel foglietto: contiene 25 nomi in cui c’era tutta la letteratura a venire dell’Italia che verrà. Siamo i finalisti del Premio: Pier Paolo Pasolini, Danilo Dolci, Andrea Zanzotto, Padre David Maria Turoldo. Impressionante, io scompaio, loro vanno avanti. Io anni dopo, faticosamente, arrancando, li raggiungo”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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