22 luglio 2019

Conegliano

Vincolati a spendere 11.000 euro in cose per la casa, denunciato 53enne di San Fior per truffa

Una coppia di Aviano è stata vittima di inganno e i Carabinieri sono risaliti ai tre responsabili

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SAN FIOR - I carabinieri della stazione di Aviano hanno denunciato in stato di libertà una 45enne di Padova, una 49enne di Curtarolo (PD) e un 53enne di San Fior ritenuti responsabili a vario titolo di truffa in concorso. Con artifizi e raggiri consistenti nel far credere ad una 64enne di Aviano di aver firmato una ricevuta per la consegna di un catalogo di prodotti per la casa, la inducevano invece a sottoscrivere un’obbligazione commerciale vincolante.

 

Lo scorso 11 giugno la donna si è presentata in caserma in stato di agitazione denunciando che il 20 maggio, contattata sull’utenza telefonica fissa da tale Anna della ditta Wonder house, veniva informata che l’indomani sarebbe passata per consegnarle, senza alcun impegno, un dépliant contenente articoli prodotti di arredo ed accessori per la casa. L’indomani pomeriggio la sedicente Anna si è presentata a consegnare un catalogo di prodotti in promozione, specificando non era necessario acquistare nulla. Con questo artifizio l’agente è riuscita a trarre in inganno la donna dandole ad intendere di dover firmare la ricevuta per la consegna del catalogo. In realtà la 64enne ha sottoscritto una vera e propria obbligazione commerciale senza leggerla compiutamente, attivando di fatto una carta “Wonder gift card” necessaria per acquistare prodotti promozionali della B.Z. srl di Roma.

 

Fidandosi delle parole della promotrice, la denunciante si impegnava di fatto per quattro anni ad utilizzare l’intero credito della spesa base della carta che le sarebbe stata consegnata, pari a 2.990 euro più iva per anno, per un totale di euro 11.960.

 

Domenica 9 giugno, in serata, al telefono di casa della donna ha chiamato tale Roberto della Wonder house per informare che l’indomani sarebbe passato per consegnare la carta sconto “Wonder gift card”. Puntuale l’indomani si è presentato Roberto e la donna, supportata dal marito, riferiva che non desiderava nulla. Il promotore spiegava che aveva invece sottoscritto un contratto impegnandosi a spendere in quattro anni la somma di 11.960,00 euro. Spaventati ed increduli, i coniugi replicavano essere vittime di una truffa, perché Anna, la prima promotrice, aveva affermato non si doveva comprare nulla e che il documento firmato altro non era che una ricevuta di consegna del catalogo. Il promotore, dopo varie telefonate alla sua titolare di Padova, spiegava astutamente alla coppia che ora rischiavano gravi conseguenze legali, convincendoli ad acquistare prodotti dal catalogo per una spesa minima di 3.600 euro “sventolando” ripetutamente il contratto sottoscritto alla donna che solo ora si rendeva conto non averlo mai letto attentamente.

 

I coniugi, intimoriti, hanno così scelto dal catalogo un materasso, un elettrostimolatore ed altro del valore di 3.648 euro consegnando al promotore 648 euro in contanti quali anticipo che prelevavano al bancomat per l’occasione; il saldo previa consegna del materiale ordinato. Il promotore ha inserito nel modulo di ordinazione la postilla con cui liberava la coppia, al saldo, dall’obbligo di consumare tutto il credito presente nella carta. Appresi i fatti denunciati, i carabinieri di Aviano hanno svolto urgenti accertamenti identificando Roberto sul conto del quale gravano numerosi precedenti di polizia per truffe analoghe a quella in esame.

 

Il 12 giugno hanno disposto pertanto un servizio finalizzato al controllo del corriere per la consegna della merce. In mattinata è giunto un furgone di colore bianco con il materiale ordinato dai coniugi condotto guarda caso dal fratello della titolare della B.Z. Srl di Roma. I carabinieri d’intesa con il pm della Procura della Repubblica presso il tribunale di Pordenone Maria Grazie Zaina hanno sequestrato i materiali affidandoli per la custodia direttamente alle vittime.

 

a ricostruzione degli avvenimenti fornita dalla titolare dell’azienda è parsa più che altro finalizzata a limitare i danni economici (derivanti dal sequestro della merce del valore di circa tremila euro attuato dai carabinieri) ed evitare vicissitudini giudiziarie che la vedrebbero coinvolta unitamente agli altri addetti dell’azienda. La responsabile si rendeva disponibile a restituire la somma di euro 648 ricevuta in acconto a fronte della remissione della querela da parte della denunciante nonché alla resa dei beni sequestrati e della gift card: il procedimento penale per truffa seguirà invece il suo corso.

 

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