17 novembre 2019

Conegliano

IL VIOLINO (PRODIGIOSO) DI PAOLO

13 anni di note. E tatto

Elisa Giraud | commenti | (1) |

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CONEGLIANO - La (breve, data l’età) storia di Paolo Tagliamento, classe 1997, è difficile da raccontare con le parole. Perché la sua vita è fatta di sensazioni, emozioni, passione. Quella passione che lo sta portando sui più importanti palcoscenici d’Europa. E si sa le emozioni quando si cerca di tradurle in parole vengono sempre un po’ private di quello slancio vitale che le fa fluttuare nel nostro cuore come bolle di sapone nel cielo. Ci proverò. A raccontarvi la storia di questo fanciullo che all’età di 7 anni ha preso in braccio il violino e non lo ha più lasciato.

I suoi genitori, Giusy e Angelo, hanno provato a fargli suonare il pianoforte, ma lui voleva suonare il violino, «perché con il violino la nota la devi fare tu» prova a spiegare Paolo. E quando suona la musica non viene da quello strumento a quattro corde, arriva dalle corde più profonde di quel ragazzino dall’aria sbarazzina che a contatto con il violino entra in un’altra dimensione. E se chiudete gli occhi e vi lasciate trasportare, sentirete davvero che la musica non viene dal violino, ma fluisce dall’esile figura di quel giovanotto che quasi si perde nella solennità del palcoscenico. Se ne sono accorti subito i suoi primi insegnanti che Paolo è un talento naturale.

A 7 anni intraprese gli studi di violino con il M° Angelo Lovat presso la Scuola di Musica “Carlo Battel” di S. Pietro di Feletto e faceva di più di ciò che il Maestro gli dava da fare. E allora bisognava dargli di più.

Paolo venne ascoltato dal M° Caterina Maria Carlini della Scuola Santa Cecilia di Portogruaro che disse «lo prendo subito».

Fu così avviato alla frequenza dei corsi di perfezionamento Masterclass Internazionali. Da qui, grazie alla professionalità e all’onestà intellettuale degli insegnanti che ha trovato lungo il suo cammino, inizia la scalata verso la perfezione. Che è ancora in corso, ovviamente, ma che ha colto di sorpresa e ha cambiato la vita della famiglia. «Credo che se avessimo saputo cosa ci aspettava…» sospirano i genitori che hanno altri due figli più grandi. Piccola bugia. I loro occhi non mentono e sarebbero pronti ad affrontare qualsiasi sacrificio pur di coltivare il talento di Paolo. Un giovanotto/figlio modello, oltre che un violinista prodigio (basti dire che ha ricevuto i complimenti di Uto Ughi): va bene a scuola; gli piacciono le lingue straniere, soprattutto il francese; è un divoratore di libri (preferisce i fantasy), «bisogna sgridarlo per farlo smettere» dice la mamma; il suo genere musicale preferito, manco a dirlo, è la musica classica; guarda pochissimo la tv «vorrei facessero più film con la musica» dice.

Suona almeno due ore al giorno che aumentano nell’ imminenza di un concerto e impara lo spartito a memoria. Le dita della mano sinistra non riescono proprio a star ferme.«Si perde a suonare sulla matita, sul braccio (degli altri), sulla stringa dell’accappatoio» racconta mamma Giusy.

Il tatto. È questo il senso più importante per suonare il violino. Ci vuole tatto, sensibilità. E sentimento. Si potrebbero elencare tutti i concorsi internazionali che Paolo ha vinto, ma resterebbe una descrizione asciutta seppur di tutto rispetto. Invece bisogna ascoltarlo, andando ad un suo concerto oppure su youtube. Sorprendente.

 

 



Elisa Giraud

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