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23 novembre 2017

Vittorio Veneto

Vittima della badante

La denuncia di Edi Chech

Claudia Borsoi | commenti |

CORDIGNANO - Essere disabili non autosufficienti, sapere che la propria vita dipende da quella degli altri, famigliari o come accade spesso badanti, assistenti che ti affiancano 24 ore su 24 ma che, a volte, non hanno il tatto giusto, le competenze e anche l’umanità per ricoprire questo ruolo.

 

E’ quanto porta all’attenzione Edi Chech (in foto sopra), persona con disabilità fisica, responsabile dell’associazione Oasi Federico Veneto, che ha vissuto sulla propria pelle, di recente, l’ennesima disavventura. «Siamo seguiti da badanti di cui sappiamo poco o niente, spesso non formate, piazzate da agenzie che speculano sulla sofferenza delle famiglie – denuncia Chech -. Per questo serve al più presto che il servizio diventi qualificato e certificato, con corsi di formazione e un registro territoriale degli assistenti familiari da cui attingere i nominativi e allo stesso tempo contrastare il lavoro nero sommerso».

 

Chech è seguita da una badante e nel mese estivo, per le ferie, è arrivata una sostituita, una donna domenicana. «All’interno delle sicure pareti domestiche la badante sostitutiva si è rivelata violenta – denuncia la donna –, aggredendomi verbalmente, tanto da dover chiamare i carabinieri, mentre qualche giorno dopo sono intervenuti i vigili e il sindaco di Cordignano».

 

Chech è decisa a denunciare la donna per dare voce a quella che è una condizione che si registra in tante altre case venete dove operano badanti. Una denuncia che proprio quando in consiglio regionale veneto è stata portata in discussione una proposta di legge finalizzata ad istituire un registro delle badanti e a incrementarne la qualità, con una formazione obbligatoria. Un documento su cui la stessa Chech ha lavorato. «Abbiamo bisogno – testimonia – di un servizio qualificato e certificato. Spesso infatti il rapporto badante-disabile è lasciato alla fortuna, in balia di comportamenti vessatori al limite della violenza psicologica. Sono tanti coloro che si trovano alla mercé di persone di altra cultura, senza preparazione tecnica. Il testo di legge – prosegue – mira anche a dare dignità a tutti gli operatori o assistenti, attraverso corsi certificati e riconosciuti a livello legale. Continuerò a lavorare – conclude - con maggior impegno e dedizione sul fronte del mio progetto affinchè non si ripetano mai più situazioni di tale entità in cui le persone con gravi disabilità siano completamente sotto l’arbitrio di individui senza scrupoli, preparazione e sensibilità».

 



Claudia Borsoi

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