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22 giugno 2018

Vittorio Veneto

A Vittorio Veneto si dorme per strada

Il Comune non vuol saperne di creare un dormitorio. Eppure in città aumentano i ‘senza tetto’ e ‘senza patria’: rifugiati senza un ricovero

Stefania De Bastiani | commenti |

dormitorio vittorio veneto

VITTORIO VENETO - Hanno bussato alle porte del Comune nell’inverno del 2015: “Siamo senza un tetto, aiutateci”. Ora, con la stagione fredda alle porte, il problema si riproporrà, per il terzo anno consecutivo. Ma a Vittorio Veneto, nonostante numerose richieste, un dormitorio pubblico non è ancora stato aperto. E non lo sarà in futuro.

 

A far notare l’esigenza di un luogo dove chi non ha una casa possa almeno trascorrere la notte sono le associazioni cittadine che si occupano di accoglienza e integrazione. “Dall’inverno 2015 - ha spiegato don Gianpietro Moret dell’Associazione 12 Ponti - si stima che ogni mese in città dai 15 ai 20 rifugiati si trovino su una strada. Il problema si fa sentire nelle stagioni fredde, come quella alle porte”.

 

Quando un richiedente asilo ottiene lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria o umanitaria, ha il diritto di rimanere in Italia ma perde quello di essere ospitato nelle strutture di prima accoglienza. Quindi, per forza di cose, tutti i ragazzi che ora vivono al Ceis, alla Caritas, all’Hotel Winkler prima o poi usciranno da queste strutture e si troveranno su una strada.

 

“Quest’autunno abbiamo avuto un incontro con il sindaco Roberto Tonon - ha specificato Renzo Busatto, presidente 12 Ponti - Abbiamo fatto notare nuovamente la necessità di un dormitorio pubblico per questi senzatetto, ma ci è stato risposto che non ci sono risorse”.

 

Ma non è solo la mancanza di soldi, che ha spinto l’amministrazione a scegliere di non ottemperare alla richiesta. “Il dormitorio - spiega Barbara De Nardi, assessore ai servizi sociali - non c’è neppure in realtà più grandi (tipo Conegliano) che hanno un grosso problema di senza fissa dimora. L’obiettivo dei servizi sociali è il recupero dell’autonomia. Il dormitorio è esattamente l’opposto ed è anche l’opposto delle modalità con cui lavora l’Associazione 12 ponti”.

 

La casa 12 Ponti, a Savassa, è una realtà che a oggi ospita 8 persone, sei delle quali sono riuscite anche ad integrarsi nel mondo del lavoro.“Adotta un fratello”, è un’iniziativa lanciata da 12 Ponti per coinvolgere la cittadinanza a dare il proprio contributo, in termini di denaro o di tempo. “Personalmente sono piuttosto contento perché stiamo dimostrando che la capacità dei cittadini di vedere i problemi, organizzarsi e agire è superiore a quella espressa dalle istituzioni”.

 

A parlare è Pier Lorenzo Parrinello, del direttivo del Gallo Rosso, membro di 12 Ponti, che negli ultimi anni ha collaborato con tutte le realtà che si sono occupate di immigrazione. “Associazioni e soggetti non governativi - continua Parrinello - sono stati gli unici a riuscire a dare una risposta efficace al problema. E i risultati si vedono: a cominciare dal fatto che i profughi ora si rivolgono direttamente a noi, e non alle istituzioni”.

 



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Stefania De Bastiani

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