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21 settembre 2018

Treviso

Volontariato trevigiano boccia il piano sociosanitario regionale:"Non va"

Il presidente Franceschini: "Si vuole superare il “modello Veneto”"

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TREVISO - “La struttura del piano socio sanitario regionale, intesa come indicazioni di politiche socio sanitarie, è assolutamente generica, priva di contenuti oggettivi salvo alcuni aspetti riguardanti i posti letto ospedalieri e delle strutture intermedie territoriali”. Il volontariato trevigiano boccia il piano e dopo un’attenta lettura e valutazione ha inviato al consigliere Fabrizio Boron, presidente della V Commissione Sanità del Veneto e per conoscenza al presidente Zaia e all’assessore Coletto, un documento con osservazioni e valutazioni.

“In particolare si evidenzia come sulla struttura del PSSR incombe il negoziato sull’autonomia, come richiamato all’art. 2 del Ddl e laddove vi sono indicazioni abbastanza puntuali, queste sono assolutamente subordinate alla preventiva autorizzazione degli apparati tecnici accentrati regionalmente (Azienda Zero e CRITE in particolare), vanificando quindi ogni possibilità di programmazione riferita ai livelli istituzionali”.

“Si possono comunque cogliere in modo esplicito - o sottintese - linee di politica generale volte a superare l’universalismo del SSN, a delegare al privato interi pezzi di assistenza, a marginalizzare il sociale e il ruolo dei Comuni, a scaricare sul cittadino costi insopportabili. In sostanza a superare il “modello Veneto”, senza dirlo esplicitamente” - afferma il presidente di Volontarinsieme – CSV Treviso Alberto Franceschini che prosegue - “Nel nuovo Piano, da come è formulato, l’accorpamento delle strutture che non raggiungono i parametri indicati sembrerebbe automatico, tecnocratico. Come saranno gestite le situazioni particolari come montagna, laguna e polesine? O le eccezioni valgono solo per i punti nascita, tema sensibile che nella nostra provincia viene già attuato.

"La programmazione regionale riguarda anche l’autorizzazione all’esercizio di nuove strutture. Viene ribadito il ruolo di analisi del fabbisogno per il sociosanitario dei comitati dei sindaci di distretto, della conferenza dei sindaci e del piano di zona, ma questo non sembra elemento sufficiente per l’accreditamento, che spetta esclusivamente alla programmazione regionale. Noi, rappresentanti del mondo del volontariato, chiediamo che gli organi intermedi abbiano invece maggiore peso nella valutazione dei fabbisogni e dei relativi servizi socio-sanitari”. 

 

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