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19 luglio 2018

Esteri

Zara, sulle etichette dei vestiti spuntano biglietti: "Non ci pagano"

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ISTANBUL -“Il capo che state comprando l’ho fatto io, ma non sono stato pagato”. E’ il biglietto comparso sui cartellini dei capi in vendita in diversi store di Zara a Istanbul, trovato da alcuni clienti.

Una richiesta d’aiuto scritta a mano che arriva dai lavoratori dell’azienda tessile Bravo Tekstil, che ora sta facendo il giro del mondo. La fabbrica lavorava come terzista, con gli appalti delle multinazionali dell’abbigliamento e nel luglio del 2016 ha chiuso i battenti senza preavviso, lasciando a casa 155 dipendenti senza pagargli gli stipendi arretrati. La notizia è stata diffusa dall'Associated Press ed è rimbalzata su tutti i siti internet.

La Inditex, azienda che comprende Zara, Bershka, Pull and bear, Oysho fra gli altri, fa sapere di aver adempiuto tutti i suoi obblighi contrattuali con Bravo Tekstil e che in questo momento sta lavorando con IndustriALL, Mango e Next per creare un fondo per aiutare i lavoratori colpiti dalla scomparsa fraudolenta del proprietario della fabbrica Bravo che coprirebbe le retribuzioni non ricevute, le indennità, le vacanze maturate e i compensi dei lavoratori che erano assunti al momento dell'improvvisa chiusura di questa fabbrica nel luglio 2016. 

 

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Christian Corrocher ha lasciato Conegliano, sua città natale, per andare a vivere nella foresta Amazzonica. Per anni ha mangiato solo pesce e yucca ed è vissuto senza elettricità, né acqua corrente. Questa è la sua storia

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