21 ottobre 2019

Vittorio Veneto

ZAVREL, QUESTO ARTISTA (S)CONOSCIUTO

Intervista a Marina Tonzig, che ha scritto la prima tesi di laurea sull’artista di origine ceca

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Sarmede - Corro sotto la neve per raggiungere al più presto il Bar Centrale di Sarmede. Entro e mi guardo attorno. Eccola li! Seduta ad un tavolino ad aspettarmi con una tazza di caffè bollente Marina Tonzig. Neolaureata in Storia dell’Arte Contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, con una tesi sull’illustratore praghese Št?pán Zav?el tanto famoso quanto sconosciuto qui a Sarmede per aver dato vita alla Mostra dell’Illustrazione per l’Infanzia.

Ci sorridiamo, la saluto e mi siedo subito accanto a lei. Ragazza solare, spigliata e dalla quale scaturisce inevitabilmente una passione artistica degna di nota.

Marina, qual è il primo ricordo legato all’artista Št?pán Zav?el e com’è scaturita poi la grande passione per quest’artista da portarti a stendere la tesi di laurea?

Ho avuto la fortuna di avere come zia Mafra Gagliardi, esperta di letteratura per l’infanzia, che con Zav?el nel 1964 a Monaco ha ideato e scritto la storia de Il pesce magico, il primo libro per bambini illustrato da Zav?el. Ho avuto il privilegio di poter crescere leggendo e sognando su libri meravigliosamente illustrati, molti dallo stesso Št?pán: in particolare Il pesce magico, di cui conservo tuttora un affettuoso ricordo, è sempre stato il mio preferito.

In fondo questo libro è una sorta di manifesto della poetica illustrativa di Št?pán Zav?el che, forte della sua variegata esperienza tecnica, sosteneva l’urgenza di restituire al libro illustrato per bambini la dignità di Arte, convinto sostenitore, per dirla con una frase della Pakovská, del libro illustrato come  prima galleria d’arte che un bambino può visitare. Questa sua precisa scelta stilistica, l’affetto per le sue incantevoli illustrazioni ma soprattutto la mancanza di un vero e proprio apparato bibliografico di riferimento completo sulla sua figura, mi hanno spinto ad approfondire il percorso biografico ed artistico di questo artista praghese.

Credi che la figura di Zav?el sia conosciuta in modo corretto o ci sono miti da sfatare e preconcetti da abbatere?

Trovo che il fatto di non averlo potuto conoscere personalmente sia stato un grande vantaggio nonché una garanzia di serietà del mio lavoro di ricerca. In effetti nel corso dei miei studi ho avuto modo di constatare come tuttora attorno alla figura di Zav?el sussistono pregiudizi o quantomeno leggende che contribuiscono a fare di lui un vero e proprio personaggio.

E questo è il punto: c’era bisogno di portare chiarezza là dove questa mancava o dove i dati erano pochi e confusi, era necessario riordinare e riportare ad un corretto ordine cronologico tutto il percorso di questo giovane artista fuggito per necessità dalla sua Praga.

Condizione fondamentale per capire i tanti e diversi passaggi artistici che l’avevano visto di volta in volta alternarsi con calamitante passione tra cinema d’animazione, teatro, illustrazione, editoria, gallerie d’arte, scegliendo di esprimere la propria cifra stilistica anche nel mondo dell’infanzia, convinto sostenitore dell’ unicità del libro illustrato per bambini nel suo farsi contenitore magico di messaggi e sensazioni.

Št?pán Zav?el, il “cittadino del mondo”, se n’è andato nel febbraio 1999, lasciandoci una grande lezione di vita e d’arte. A te, che l’hai studiato, amato, giudicato, cos’ha lasciato?

Quello che più mi colpisce di Št?pán Zav?el è il suo atteggiamento nei confronti della vita. Mi ha fatto molto riflettere questa tragica condizione di assoluto isolamento in cui si trova a vivere fin da piccolo in Cecoslovacchia e che poi lo porterà per necessità a fuggire dal suo Paese, stretto dalle morse della cortina di ferro.

Trovo fondamentale capire come proprio questa esasperante condizione di assoluta non libertà, così duramente sofferta, lo porti una volta fuggito a sentire forte l’esigenza di creare una sorta di cosmopolitismo, il cui ultimo frutto è l’internazionalità della Mostra d’Illustrazione di Sàrmede, di cui egli stesso è ideatore.

A me in particolare ha trasferito molta energia positiva. Mi ha ribadito come è fondamentale difendere la propria libertà. Mi ha insegnato a non avere paura di sognare e di pensare ‘in grande: "Se non ci si pongono obiettivi ambiziosi e non si crede fermamente nella possibilità di riuscire, non si raggiungerà mai alcuna meta, neanche modesta".

 

Maria Franzago

 

In foto: Marina Tonzig il giorno della laurea e Št?pán Zav?el

 

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