20 febbraio 2020

Vittorio Veneto

«Mi hanno costretta ad un rapporto orale»: studentessa denunciata per simulazione di reato

Ha raccontato di essere stata immobilizzata in treno da tre ragazzi

Matteo Ceron | commenti | (7) |

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«Mi hanno costretta ad un rapporto orale»: studentessa denunciata per simulazione di reato

VITTORIO VENETO – Si assopisce in treno ed all’improvviso sente un uomo che la afferra da dietro e le blocca la testa chiudendole gli occhi, mentre un altro le tiene le braccia. Pochi istanti dopo un terzo uomo si cala i pantaloni e le infila il membro in  bocca.

Questo il racconto agghiacciante che una studentessa di 21 anni bellunese ha fatto alla polizia ferroviaria di Treviso verso le 20 di venerdì sera.

Racconto che poi, però, si è rivelato completamente frutto della fantasia della giovane, in seguito denunciata per simulazione di reato.

 

La violenza sessuale, sempre secondo quanto raccontato alla studentessa, si sarebbe verificata poco prima della stazione di Vittorio Veneto.

Lei proveniva da Belluno e si stava dirigendo a Venezia, ed appunto, pochi chilometri prima di Vittorio, sarebbe stata sorpresa dai tre ragazzi, che avrebbero quindi abusato di lei.

 

Subito dopo la denuncia della ragazza scattano le indagini della polizia. Il controllore conferma che all’interno del vagone c’erano tre ragazzi, li aveva pure multati perché non avevano il biglietto. Parte la caccia all’uomo, con la mobilitazione della polizia di Treviso e quella di Belluno, in quanto i tre, di qualche anno più giovani della ragazza, sono bellunesi come lei.

Vengono ritrovati alle 7 di sabato mattina a Vittorio Veneto, avevano trascorso la notte in un appartamento di amici. Al loro arrivo gli agenti trovano i resti di un festino, bottiglie d’alcol e modeste quantità di droghe leggere.

 

Per i tre ragazzi a quel punto inizia l’incubo: sono accusati di violenza sessuale di gruppo e per loro si prospettano lunghi anni di carcere. Sono torchiati dai poliziotti, cinque ore di interrogatorio ovviamente individuale, ma nessuno dei due si contraddice, né tantomeno crolla e confessa di aver abusato della ragazza. Anzi, tutti e tre continuano a ripetere di non averla neppure vista.

Dopo ore di interrogatorio i poliziotti iniziano ad avere il dubbio che possano essere effettivamente innocenti, per questo convocano la ragazza in Questura. Lei inizialmente continua con la sua versione, ma messa di fronte ad alcune contraddizioni nel suo racconto crolla: «Mi sono inventata tutto».

 

Non sono state chiarite le ragioni che l’hanno spinta ad inventarsi una cosa del genere, lei ha detto di avere problemi in famiglia.

A quel punto i tre ragazzi, provati, ma sollevati dopo aver saputo che si trattava di un equivoco, sono stati rilasciati.

 



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Matteo Ceron

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