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11 agosto 2022

Vittorio Veneto

“Dateci qualcosa da fare”. I profughi si annoiano (ma rimangono inascoltati)

Il protocollo è stato firmato ma solo 7 ragazzi (su 1400) vengono coinvolti in attività volontarie

| Stefania De Bastiani |

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| Stefania De Bastiani |

“Dateci qualcosa da fare”. I profughi si annoiano (ma rimangono inascoltati)

Da sinistra Mohamed, Lamin e Sylla, volontari all'area Fenderl

VITTORIO VENETO - 1400 ragazzi, che oziano la maggior parte del tempo. Che si annoiano. Che passano le loro giornate a passeggiare, a leggere, a giocare a calcio, partecipando due volte a settimana alle lezioni di lingua italiana. 1400 giovani africani, bengalesi, pakistani che da settimane, mesi, anni vivono in provincia di Treviso e che vorrebbero darsi, in qualche modo, da fare.

Se lavorare, per i richiedenti asilo, è un’utopia (devono aspettare la sentenza della commissione che giudicherà se hanno diritto a rimanere o meno), prestare attività di volontariato è un desiderio realizzabile ma che ad oggi rimane, per la maggior parte di loro, solo un sogno.

 

Di coinvolgere i profughi in attività di volontariato, in provincia, se ne parla dallo scorso settembre. Il Comune di Treviso fu il primo a siglare un accordo con la Prefettura, a settembre del 2015, e a ottobre erano stati convocati tutti i comuni del trevigiano per siglare un protocollo d’intesa in merito. Su 95 comuni, hanno risposto in 15 e il protocollo - dopo inviti, richieste, ostacoli, polemiche - è stato firmato. Peccato che, a distanza di mesi, non abbia ancora trovato applicazione. Se non in minima parte.

Solo Vittorio Veneto, infatti, è passata dalle firme ai fatti mettendo “al lavoro” sette richiedenti asilo. 7 su 1400. In tre si stanno dando da fare, grazie all’Associazione Insieme per Ceneda, per mantenere pulito e in ordine in Parco Papadopoli mentre in quattro sono impiegati in attività di sistemazione dell’area Fenderl, grazie alla Consulta dell’Associazionismo Culturale vittoriese.

 

Del fatto che i profughi desiderino “fare qualcosa” ne abbiamo avuto (palese) conferma lo scorso 15 ottobre quando Rudy Roffarè e Antonio Soldera della Cisl Belluno Treviso e Nicola Atalmi e Loris Dottor della Cgil Treviso hanno incontrato i ragazzi del Ceis e hanno chiesto ai ragazzi se fossero disponibili a impegnarsi in un’attività volontaria. In 106, in quell’occasione, hanno risposto “sì!”, con tanto di firma. Un sì che è rimasto inascoltato.

I ragazzi ci sono, il protocollo c’è, e non siamo di certo a corto di strade, parchi, aree che andrebbero pulite, sistemate, tutelate. Ciò che manca è la volontà di comuni e associazioni di mettersi insieme e ideare progetti affinché questi ragazzi possano dare il loro contributo alle città. Ciò che manca è la voglia di organizzarsi e dare lavoro (volontario!) a 2800 giovani braccia.

 



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