20 gennaio 2021

Vittorio Veneto

“Natalia è stata arrestata”: il dramma della repressione in Bielorussia

A raccontare la sua storia un vittoriese, Amerigo Zanetti, amico ed ex collega Natalia Dulina

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Natalia Dulina

VITTORIO VENETO – Provate solo a immaginare di sapere i vostri amici o i colleghi di lavoro con cui avete condiviso interessi e progetti, vittime d’ingiustizie, licenziati senza giusta causa, arrestati senza accuse, picchiati dalla polizia per aver manifestato pacificamene, con un cartello in mano o cantando una canzone. A raccontarci ciò che si prova in un frangente simile è Amerigo Zanetti di Vittorio Veneto che ha vissuto e insegnato per un anno all'Università Linguistica Statale di Minsk in Bielorussia.

Nella speranza di dare una mano ai suoi ex studenti e colleghi ha deciso di lanciare un appello sui social per ridestare l’interesse su un angolo di Europa dimenticato dai più in un continente che deve fare i contri un'emergenza sanitaria epocale. “Grazie ad un progetto del Ministero, una volta laureatomi a Venezia in lingua e letteratura russa e didattica dell'italiano, ho insegnato a Minsk durante l’anno accademico 2016/17 – ci racconta -. È stata una grande opportunità per conoscere meglio questa terra”.

Amerigo parla con ammirazione degli amici che ha lasciato in Bielorussia e la scelta delle parole lascia ben intendere la preoccupazione che nutre per loro: “I miei colleghi all’Università facevano tutti un doppio lavoro perché guadagnando solo 350 euro al mese, con lo stipendio di docente universitario, e non riuscivano a vivere”. Ma non è per le condizioni economiche che dallo scorso agosto in Bielorussia è in atto una protesta pacifica senza eguali: la gente infatti non chiede pane ma ha fame di libertà.

“In Italia si sa poco della Bielorussia ma c’è un rapporto che si è intensificato fin dagli anni Ottanta quando sono cominciati ad arrivare da noi i bambini di Chernobyl che soggiornavano per un mese l’anno nel nostro paese, per riacquistare un po’ di salute: anche da quest’esperienza si è sviluppato il dipartimento d’italianistica a Minsk”. Amerigo spiega poi che per la prima volta, in vista delle elezioni che si sono tenute ad agosto, nel paese si erano candidati dei cittadini indipendenti, tra questi un blogger, l’ex ambasciatore negli USA e un banchiere.

I possibili antagonisti dell’attuale presidente Aljaksandr Lukašėnka, al governo dal 1994, sono stati però tutti arrestati o costretti all’esilio. L’unica concessione è stata la candidatura di una delle mogli di questi. “Va ricordato - precisa Amerigo Zanetti -, che in Bielorussia il 70% degli impieghi è statale perché a differenza di altre nazioni dell’ex blocco sovietico qui non c’è stato uno sviluppo economico legato ad investitori privati. Quindi la gente ha timore ad esporsi in contro il governo del presidente”.

Ciò detto dopo le elezioni Lukašėnka ha comunicato di aver vinto nuovamente, ma alcuni presidenti di seggio non legati al partito del presidente hanno reso noto che le elezioni sono state una frode. Lukašėnka avrebbe quindi perso clamorosamente, come hanno confermato anche gli osservatori indipendenti: da qui l’inizio delle manifestazioni pacifiche di protesta. La gente da allora ogni giorno scende in piazza per chiedere semplicemente nuove e libere elezioni: “Vogliono semplicemente la facoltà di scegliere liberamente e dietro alla protesta non c’è un partito o un colore politico solo un popolo, la maggioranza dei bielorussi”.

La reazione del presidente è stata impietosa: alle manifestazioni arrivano regolarmente i militari, arrestano a decine i manifestanti in maniera casuale e dopo averli reclusi e picchiati per settimane, li rilasciano. La protesta è entrata anche nelle università: “15 dei miei studenti sono stati espulsi da tutti gli atenei bielorussi, e 4 miei colleghi che avevano come unico strumento lo sciopero sono stati licenziati, tra questi la professoressa Natalia Dulina”. A scatenare la rabbia del presidente, l’ultimatum dei manifestanti che hanno chiesto le sue dimissioni entro il 25 ottobre, altrimenti avrebbero avviato lo sciopero nazionale come forma di protesta e così è stato; per tutta risposta si è verificato un inasprimento della repressione.

Natalia dopo essere stata licenziata la scorsa settimana, il giorno dopo si è ripresentata alle manifestazioni fuori dall'università ed è stata arrestata”: il tono di Amerigo è palesemente preoccupato. La situazione si è fatta pesante per questo nella sua pagina Facebook ha lanciato un appello: “Vorrei sostenere i miei ex colleghi e studenti in Bielorussia! Purtroppo, l'attenzione mediatica verso il paese è venuta a mancare nelle ultime settimane. Cerco qualcuno che mi aiuti a pubblicare nei mezzi di informazione la notizia del licenziamento deliberato di Natalia Dulina, Professore Associato del Dipartimento di Lingua Italiana presso l'Università Linguistica Statale di Minsk, per aver organizzato uno sciopero dei docenti”.

OggiTreviso, ha deciso di rispondere a questo appello raccontando questa storia nella speranza che il dramma del popolo bielorusso non cada nel dimenticatoio e che così come per anni gli italiani hanno accolto con solidarietà i bambini di Chernobyl, facciano sentire la loro vicinanza alla gente della Bilorussia.



SOTTO Articolo tradotto da Amerigo Zanetti, pubblicato il 29 ottobre 2020 dall'Associazione Bielorussi in Italia "Supolka"

"Ho deciso di non firmare le mie dimissioni": la migliore italianista del Paese viene licenziata dall’Università Linguistica Statale di Minsk.
Natalia Dulina è una degli insegnanti dell’Università Linguistica che sono in sciopero dal 26 ottobre. Tre giorni dopo, ha ricevuto una telefonata dall’Ufficio Risorse Umane e le è stato chiesto di ritirare il suo libretto di lavoro.
Natalia Dulina lavora all’Università Linguistica dal 1991, è una delle migliori italianiste in Bielorussia. Gode di grande rispetto tra gli studenti e gli insegnanti. Nei fatti Dulina è diventata una leader informale dello sciopero.
"Al momento della chiamata, non ero più all'università, per questo non sono tornata. Ora ho bisogno di consigli su cosa fare, se esistono dei fondamenti per il licenziamento, come agire in questa situazione" - ha detto la professoressa Dulina.
Dopo di che, altre tre insegnanti dell’Università hanno ricevuto la stessa chiamata. Natalia Dulina dice che il suo contratto quinquennale scade intorno a marzo. "Quando a settembre c'erano ancora movimenti di protesta, l'ex rettrice Natalia Baranova ha emesso l'ordine di bandire i raduni nell’ingresso dell'istituzione.”
Ma noi ci riunivamo sotto il portico, cantavamo canzoni, tenevamo bandiere e manifesti. Sono stata richiamata per questo, e una dozzina di insegnanti hanno ricevuto ammonimenti. Per quanto ne so, mi potrebbero licenziare dopo due richiami, ma io non ne ho. Non escludo che ora alcuni documenti possano essere riscritti con urgenza", ha detto Dulina.
Secondo le sue parole, non ci sono stati colloqui con la nuova rettrice, Natalia Laptseva, anche se gli studenti hanno cercato di avviare un dialogo. È interessante notare che, se la repressione riguarda gli insegnanti, gli studenti non sono ancora stati espulsi.
"Diversi studenti stanno scontando la pena a Okrestin e a Baranovichi. Temiamo che i loro libretti universitari vengano trattenuti senza una buona ragione. "La madre di uno dei miei studenti è andata a parlare con Laptseva affinché il figlio non venga espulso. 'Se dico espellere, è espellere' - questo il messaggio arrivato dalla rettrice "- dice Dulina.
Lo sciopero all'Università Linguista è sostenuto da diverse decine di insegnanti. Molti non partecipano direttamente, ma lavorano in regime di sciopero all’italiana, tengono le lezioni, ma parlano di temi non legati al corso. A settembre, quando gli studenti di lingua sono stati trattenuti direttamente all'università, 140 insegnanti hanno immediatamente firmato una petizione che lo considerava un atto inaccettabile.
"Ho deciso che non accetterò di firmare una lettera di licenziamento", ha detto Dulina. Ama lavorare come insegnante e non vuole abbandonare la professione.
"Non mi pento certamente di quello che ho fatto. Quello che sta succedendo ora è oltraggioso. La logica delle loro decisioni è chiara, e mi aspettavo qualcosa del genere".


 

 


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