21 febbraio 2020

Montebelluna

“Non vogliamo una guerre tra poveri: tutto il Piave va difeso insieme alla sua gente”

È quanto affermato dai rappresentanti del Comitato per la tutela delle Grave di Ciano

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Grave di Ciano del Montello

CROCETTA – La sala che avrebbe dovuto ospitare comodamente 350 persone era gremita al punto che molte persone giunte per conoscere i dettagli del progetto delle casse di espansione che la Regione Veneto vuole fare a Ciano, se ne sono dovuti andare perché non c’era più postO. Un grande successo di pubblico per l’iniziativa del Comitato per la tutela delle Grave di Ciano. Ma se l’entità del pubblico è degna di nota ancor più lo sono le risultanze dell’incontro.

Di fatto le casse di espansione previste, saranno una immensa cava nel greto del fiume, il tutto circondato da un muro che abbiamo già annoverato tra i più estesi d’Europa ma ecco i numeri: l’opera avrà un costo complessivo di 55,3 milioni di euro, le casse di espansione prevedono lo scavo di un bacino di laminazione stimato in 35 milioni di metri cubi distribuiti su 555 ettari, e la costruzione di 13,5 km di muri in c.a. alti fino ad 8 metri delimitanti quattro vasche contigue. Va detto che vent’anni fa l’ipotesi di canalizzare il Piave da Fener a Nervesa estraendo 5 milioni di metri cubi di ghiaia venne bocciata dal Tribunale superiore delle acqua pubbliche ma ora si parla di una quantità di ben 35 milioni, sette volte tanto.

Ma non si è analizzato solo il progetto. Tiziano Biasi, il dottor Francesco Ferrarese e la dottoressa Katia Zanatta hanno parlato rispettivamente di storia, paesaggio e ambiente, quindi l’architetto Lucia Poloniato ha illustrato il progetto preliminare delle casse di espansione mentre l’ingegner Giuliano Trentini ha trattato il tema del rischio idraulico e della riqualificazione fluviale. L’ingegner Trentini, è membro del Direttivo CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale), un'organizzazione tecnico-scientifica che vuole favorire la diffusione della cultura della riqualificazione fluviale in Italia, di fatto il maggiore riferimento nazionale in materia. Il CIRF è un’organizzazione senza fini di lucro fondata nel luglio 1999 da un gruppo di tecnici di diversa estrazione disciplinare e professionale per favorire la diffusione della cultura della riqualificazione fluviale e delle conoscenze ad essa connesse e per promuovere il dibattito sulla gestione (più) sostenibile dei corsi d'acqua.

Quindi sono state fatte anche proposte concrete su come “governare” il fiume ma con logiche ben lontane da quelle delle oramai datate filosofie ingegneristiche di un tempo bensì proponendo una nuova visione del fiume in linea con la "Direttiva Quadro sulle Acque" dell’Unione Europea che da alcuni anni ha introdotto un approccio diverso considerando come risolutivi gli interventi che riguardano l’intero corso di un fiume. In tale senso i rappresentanti del Comitato hanno sottolineato come il loro intento non sia solo di contrastare civilmente il progetto ma anche di chiedere che il fiume sia considerato nella sua interezza, senza che dire “no” da un parte comporti spostare il problema da un’altra: “Ciò che si fa nel fiume ha sempre ripercussioni a valle e non vogliamo una guerra tra poveri. Tutto il fiume va tutelato insieme alla sua gente”.

Intanto di lì a poche ore è diventato virale un post del dott. Damiano Salvestro, esperto naturalista di cui proponiamo un breve estratto: “… diventerebbe un'immensa cava, con conseguente sterminio totale della flora e della fauna presente nell'area e anche con un notevole impatto sull'estetica del paesaggio dell'intera zona pedemontana da dove ovviamente la cava sarebbe ben visibile. Della grande ansa di Crocetta e Ciano non resterebbe nulla. Francamente non credo esista nessun'altra grande opera realizzata in Italia di recente con un impatto ambientale del genere, comprese quelle che hanno scatenato dibattiti politici e tensioni, e penso quindi che la questione possa e debba ricevere un'adeguata attenzione non solo da parte dei quotidiani locali, ma anche da testate nazionali e da inchieste televisive”.

 



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