09 aprile 2020

Treviso

Allevamenti bovini, "Duemila posti di lavoro a rischio"

Coldiretti Treviso lancia l'allarme sull'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada

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Allevamenti bovini,

TREVISO - “Circa 2000 posti di lavoro a rischio. Sono quelli della zootecnia trevigiana che grazie al prossimo accordo Ceta, trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada, rischiano di vedere calpestata la competitività di un settore che fa della qualità e della sicurezza alimentare un vanto in tutto il mondo”.

L’allarme arriva da Walter Feltrin, Presidente di Coldiretti Treviso che non ci sta a rimanere passivo di fronte a dei pericoli che sembrano così lontani da Treviso che, invece, potrebbero influenzarne lo sviluppo  economico e minare le garanzie ai consumatori come dimostrato dallo scandalo della carne avariata giunta in Europa dal Brasile un anno fa ma bloccata, fortunatamente, al porto di Genova dopo i puntuali controlli delle autorità sanitarie locali per la scoperta del bacillo della salmonella. “L’accordo del Ceta significa la libera entrata in Europa di generi alimentari prodotti con standard qualitativi che fanno rabbrividire visto che in Canada vengono usate 99 sostanze attive vietate nell’Ue – sottolinea Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso – L’accordo ha bisogno dell’assenso di tutti gli Stati membri dell’Ue. Diventa urgente che le etichette siano chiare sulla provenienza del cibo che ci prestiamo a consumare e che gli stessi ristoranti e mense riportino nei menù questa informazione”.

Essendo, quella di Treviso, la prima Provincia del Veneto per numero di allevamenti di bovini da carne, con 2.500 stalle su 7.100 del Veneto il danno economico rischia di essere consistente. Per questo Coldiretti Treviso non esclude una mobilitazione: “Stiamo pensando a mobilitarci su vari livelli al fine di tenere alta l’attenzione su quella che consideriamo una deriva molto pericolosa – aggiunge il presidente Feltrin -  Quella di Treviso è la prima provincia del Veneto per numero di allevamenti “professionali” di bovini da carne creando un indotto molto importante che a sua volta rischierà di ridimensionarsi”.  

 

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