26 gennaio 2020

Montebelluna

Alpino contestatore alle celebrazioni del 25 aprile, sui social si becca del "fascista"

La cerimonia in programma a Santi Angeli è stata funestata dalla contestazione di un alpino che ha cercato d’impedire che il rappresentante dell’Anpi facesse il suo discorso

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Alpino contestatore alle celebrazioni del 25 aprile, sui social si becca del

NERVESA – A Santi Angeli furono impiccati tre giovani partigiani e per questo il comune di Nervesa della Battaglia in collaborazione con l’Anpi ha voluto concludere le celebrazioni del 25 aprile, Festa della Liberazione, in via Porcu al civico 63, luogo dell’eccidio. Ma ieri mattina si è consumata una pagina molto triste della storia di questa comunità, quando un alpino ha cercato d’impedire al rappresentante dell’associazione Partigiani di fare il suo intervento.

A raccontare il grave episodio Paolo Gasparetto di Nervesa, noto in paese per il suo impegno nell’associazionismo che postando nel suo profilo social la foto di un anziana signora afferma: “Chiedo scusa a questa signora al centro, sorella di uno dei tre partigiani impiccati dai nazifascisti in questo luogo a Santi Angeli del Montello, chiedo scusa come cittadino, antifascista, democratico verso la stupidità di alcuni contestatori oserei dire fascisti, in quanto hanno tentato di impedire il discorso della rappresentante dell’ANPI contravvenendo prima alla buona educazione, poi allo spirito democratico per cui questi partigiani hanno dato la vita. Questi contestatori inquadrati con tanto di labari dovrebbero aver rispetto per il cappello che portano che oggi hanno disonorato. Cara signora mi perdoni per essere figlio di un Alpino che oggi si è vergognato di essere accanto ad una persona vestita da Alpino ma con l’animo di un perfetto fascista ante litteram”.

Un fatto grave che ha scatenato reazioni di sdegno e che avrà di certo strascichi di una certa serietà visto che qualcuno ha già annunciato un esposto all’Associazione nazionale Alpini. “Ho richiesto più volte che togliesse quel simbolo di comunanza, solidarietà e anche amicizia ma il tanghero non ha neanche capito di cosa parlavo – conclude Gasparetto spiegando di aver chiesto all’individuo di togliersi il cappello con la penna nera -. Per condire infine il capogruppo mi si è avvicinato dicendomi che erano già rotte le righe: come dire “non siamo responsabili”. Certo che siete responsabili, non può far parte un personaggio del genere, applaudito da pochi per fortuna, in un gruppo Alpini che per definizione si ritiene democratico”. Difficile anche solo immaginare cosa abbia potuto provare la sorella di uno dei martiri vittima della barbarie nazifascista, che aveva voluto presenziare alla cerimonia per onorare il fratello che aveva dato la vita per la libertà.

 



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